A chi piace l’inflazione e la deflazione?

Inflazione cattiva, anzi buona, quasi cattiva, ma anche un po’ buona, se non fosse quasi deflazione, la terribile deflazione, sempre cattivissima.

Stratigrafia economicaImportanti partite vengono giocate, su piani diversi, in contemporanea da grandi squadre: le Imprese, il Sistema Finanziario, gli Amministratori Pubblici. I Media commentano in diretta tutte le partite contemporaneamente cercando la notizia bomba, quella che brucia miliardi in una notte. La parola “bomba” non preannuncia nulla di buono. Gli Economisti commentano, a partita giocata, le formazioni e le tecniche; talvolta danno qualche suggerimento ai CT delle squadre. Spiegano a tutti, ma raramente ai Cittadini. Dal canto loro i Cittadini applaudono un po’ a questa squadra un po’ a quella per un senso di partecipazione generoso, ma incerto, forse per appartenenze. Pagano il biglietto per tutti senza capire bene perché. Di tanto in tanto la frustrazione da disinformazione si trasforma in sbandamenti.

È il momento di chiedere agli esperti di aiutare i Cittadini a capire per quale (proprio) beneficio tifare.

Per evitare la sindrome del foglio bianco, proponiamo agli esperti, e ai Cittadini, una provocatoria articolazione delle prospettive, invitandoli a raccogliere la sfida di commentare, di raccontare, di spiegare.

La prospettiva delle Imprese e i prezzi dei manufatti

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Lo schema (Fig.2) rappresenta l’andamento del prezzo di ciascun singolo manufatto1. Qui abbiamo una prima piccola sorpresa: i Cittadini sono contenti sia dell’inflazione sia della deflazione.

I prezzi si alzano quando i manufatti sono innovativi, distintivi, scarsi (nel senso contrario ad “abbondanti”); specialmente innovativi. Inizialmente provocano una disparità temporale a favore dei Cittadini agiati che svolgono un ruolo di “collaudatori paganti”. Entro un ragionevole lasso di tempo e gradatamente, i manufatti perdono il loro contenuto innovativo e distintivo, i prezzi scendono e diventano accessibili, non sempre ma spesso, ad una larga maggioranza. Quale Cittadino è scontento di pagare meno i manufatti, specie se sono di uso comune e massivo come l’energia, i trasporti, il pane, il telefonino, l’auto?  Aggiungiamo che da sempre le Imprese vendono, e guadagnano soddisfacentemente, sia nella fase inflattiva che deflattiva.

Il ciclo manufatti termina con la sparizione dei prodotti (es: la segretaria telefonica a cassetta) o con la loro trasformazione in prodotti di uso massivo, quotidiano, ordinario (commodities, utilities, prodotti di largo consumo, ecc). In questo tratto caudale, sopravvivono poche grandi Imprese spesso globali.

È necessario sottolineare un banaloma tautologico: il ciclo di vita manufatti mantiene il suo naturale andamento se il prezzo non è forzato. Questo accade nelle economie in cui alcuni lucrano sul biglietto d’accesso ai manufatti e al mercato (es: monopolisti, amministratori pubblici, fisco). Fortunatamente la concorrenza è una forza della natura inevitabile, incontrastabile, al più si può tentare di rallentarla. Stare sul versante “concorrenza” non è una scelta, è un destino.

Al contrario, il versante Innovazione implica una scelta passionale, volontaria e complicata da realizzare. Per inciso, il genere umano si è specializzato in adattamento cioè di innovare più velocemente di qualsiasi altra creatura. Si dice che l’esploratore, lo scienziato, l’ingegnere appunto compiono imprese: tentare e innovare.

Le Imprese che puntano al quadrante dell’Innovazione, attivano un circolo virtuoso (riquadro verde di Fig. 2) che, oltre ad alzare i prezzi, aumenta i compensi (GDP pro-capite), produce nuova conoscenza che viene capitalizzata e riutilizzata da chi segue, con l’esito di un progressivo miglioramento della qualità della vita. La semplice osservazione empirica ci mostra che i Paesi con più alto costo della vita sono abitati da persone ben pagate che tendono ad avere una qualità della vita più elevata dei Paesi con un GDP (PIL) pro-capite inferiore.

Le Imprese che si abbandonano, o scelgono, il quadrante Concorrenza adottano comportamenti coerenti con il ciclo efficienziale (riquadro arancione) che produce compensi medi decrescenti e perciò qualità della vita anche decrescente. 

La somma dei cicli di vita di tutti i manufatti in un certo territorio è l’economia reale di quel territorio. Gli economisti e i media amano usare l’espressione economia reale come sinonimo di “economia dei manufatti” per distinguerle dalle altre “economie” sovrapposte (Fig1.). Dedichiamo lo sfondo grigio alle tute grigie, dagli ingegnieri agli operai e agricoltori, che fanno cose con le mani (manufatti), ai quali talvolta viene riservato un incongruente tono di sufficienza rispetto alle “scienze” puramente intellettuali.

Nell’economia reale coesistono entrambi i tipi di impresa, innovative e concorrenti, il che richiede una rivisitazione di ciò che piace e specialmente di ciò serve ai Cittadini (memento agli Amministratori Publici): in un certo territorio è preferibile che il maggior numero possibile di Imprese operi secondo il circolo virtuoso Innovazione. Se dovesse prevalere il numero di imprese che non hanno intenti o capacità di innovazione, le medie dei compensi (GDP pro-capite) si abbasserebbero in una spirale di peggioramenti della qualità della vita media.

Temo di intravvedere l’esempio di un Paese da decenni troppo poco innovativo e anche incapace di inventare, trattenere e attrarre grandi Imprese globali. Non è vero che le dimensioni di un Paese relativamente piccolo limitano la possibilità di giocare in grande; è sufficiente fare una conta delle multinazionali presenti in Olanda, Irlanda, Scandinavia, Svizzera, ecc.

Gli Amministratori Pubblici, in quanto curatori dell’attrattività del Paese, hanno ampia responsabilità sullo stato attuale dell’economia reale, per decenni hanno scelto gli obbiettivi sbagliati, hanno perseguito e ottenuto il controllo quasi totale sull’economia (si stima sia superiore al 70%), il risultato è che da tempo, e ogni giorno, il Paese smotta verso più scomodi livelli di qualità della vita. Il GDP generato dalle Amministrazioni Pubbliche non ha intenti di innovazione e distintività e non contribuisce che marginalmente all’attrattività del Paese; semmai osserviamo emigrazione crescente di persone qualificate, di capitali, di imprese, ricchezza e GDP procapite in diminuzione, occupazione allarmante.

I Cittadini sono stati imbrogliati da AP incompetenti, sprovveduti, irresponsabili o, peggio, mossi da interessi divergenti da quelli dei Cittadini. Anche i Cittadini hanno una grande responsabilità; quella di avere dedicato più passione ad ascoltare promesse elettorali che attenzione nel controllare l’operato dei loro Amministratori. Inoltre non hanno saputo manifestare il loro interesse. Potrebbe essere quello di una migliore qualità della vita, ma non è certo.

La prossima puntata di questa storia sull’l’inflazione/deflazione è dedicata alle prefernze e alle scelte del Sistema Finanziario: “Il Sistema Finanziario, il Denaro e le cugine finanziarie dell’Inflazione e della Deflazione”.

 

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Note

1 Agli informati chiediamo un momento di pazienza. Per ragioni di sequenza espositiva, in questo capitolo assumiamo che siano costanti il valore della moneta, il costo del denaro e gli fiscali. Affrontiamo l’inflazione della moneta e gli altri fattori inflattivi e deflattivi nei successivi capitoli.

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  1. […] e risposte provocatorie, per diradare nebbie e cortine fumogene. A partire da alcuni post come http://www.italiaperta.info/a-chi-piace-linflazione-e-la-deflazione/ […]

  2. […] Nel Capitolo 1 abbiamo messo a fuoco alcuni concetti: […]

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