#Accordo è la parola ambigua di oggi

La parola ambigua che oggi abbiamo scelto è Accordo.

Nella lingua italiana, è l’incontro di volontà per cui due o più persone convengono di seguire un determinato comportamento nel reciproco interesse, per raggiungere un fine comune o per compiere insieme un’azione o un’impresa.

Sottolineiamo il reciproco interesse, talora non equivalente, come elemento centrale, insieme al fine comune. Ognuno potrà indovinare quale sia il fine comune, ed il relativo reciproco interesse, di scelte politiche recenti, anzi recentissime. Non è sempre necessario scomodare santi, od invocare personalità ad esse superiori.

Spesso l’accordo segue una precedente lite, per cui l’accordo viene a suggellare la ritrovata armonia, l’accomodamento raggiunto.

In inglese, possiamo tradurlo con “appeasement”, termine che ricorda, malauguratamente, la politica adottata da Inghilterra e Francia negli Anni Trenta del XX secolo, con lo scopo di placare le mire espansionistiche del governo tedesco dell’epoca, e scongiurare l’intervento militare contro la Germania (che comunque avvenne). Accordo che portò all’avverarsi dell’esatto contrario del termine, un disaccordo sull’accordo, dove non era chiaro il fine comune (avendo i firmatari dell’accordo fini ed obiettivi diversi: la pace gli uni, la guerra l’altro) ed il reciproco interesse era assai squilibrato e poco commendevole. Da quell’ “appeasement”  scaturì la WW2 che sconvolse il mondo, calpestò norme di vita civile, distrusse la vita di milioni di persone.

Nell’etica cristiana, vale ricordare il passo: «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità di dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! » (Matteo, 5, 25-26).

Sine qua non.