Art. 43 della Costituzione: espropriazione della proprietà per interesse generale.

Art. 43 della Costituzione Italiana:

Ai fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

(Già art. 40 del progetto, discusso e approvato nella seduta del 13 maggio).

In “la Costituzione della Repubblica italiana illustrata con i lavori preparatori” (a cura di V. Falzone – F. Palermo – F. Cosentino), Oscar Mondadori, 1976, ed. fuori commercio, alla pagina 144 e segg. vengono riportate le osservazioni e conclusioni dei lavori preparatori, sull’argomento oggetto dell’articolo.

Riportiamo il testo originale:

“”La sostituzione delle parole: “Per coordinare le attività economiche” che figuravano nel progetto, con le altre “Ai fini di utilità generale” si deve a una proposta dell’on. Taviani; il relatore Ghidini non accettò l’emendamento perché “l’articolo pone già la condizione dell’interesse generale”, sicché ritenne superflua la variante; ma l’on. Taviani insistette perché, se l’osservazione del relatore poteva essere “comprensibile dal punto di vista formale, non lo era invece dal punto di vista sostanziale, perché il preminente interesse generale cui si riferisce la proposizione finale dell’articolo riguarda le imprese che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e non riguarda lo scopo dell’intervento dello Stato per la socializzazione” (A.C., pag. 3960). L’emendamento Taviani, posto in votazione, fu approvato dall’Assemblea.
Nel progetto, inoltre, era detto: ”riserva originariamente o trasferisce”; l’on. Bosco Lucarelli, proponendo la modifica “può riservare originariamente o trasferire”, osservò che l’affermazione non deve avere un carattere “così rigido da esprimersi in un senso assolutamente obbligatorio”, soprattutto perché in momenti di grave crisi economica come l’attuale “molte imprese, che versano in stato fallimentare, dovrebbero bussare alla porta dello Stato per vedersi asservite, e riverserebbero le loro passività sullo Stato medesimo” (A.C., pag. 3958). Proposte analoghe furono anche presentate da altri, e a tutti l’on. Ghidini, per la Commissione, rispose che l’articolo “fa riferimento alla legge e giusto nell’interesse superiore della Nazione” (A.C., pag. 3959). Ma l’emendamento, malgrado queste precisazioni del relatore, posto in votazione, fu approvato.
L’on. Corbino chiese la soppressione delle parole “o a comunità di lavoratori o di utenti”, perché “espropriare dei privati per dare ad altri privati non dovrebbe corrispondere allo spirito della disposizione contenuta nell’articolo” (A.C., pag. 3959). Il relatore Ghidini obiettò ce “si tratta di comunità, di associazioni cioè; in sostanza di qualcosa che non è ancora un ente pubblico e ha caratteri che lo possono anche rendere perlomeno simile agli enti pubblici. Certo è che gli interessi di una comunità sono interessi diversi di quelli di una singola persona privata” (A.C., pag. 3960). L’emendamento, posto in votazione, non fu approvato.
Vi fu anche una proposta dell’on. Colitto di sostituire alle parole “carattere di preminente interesse generale” le altre “non confacenti all’interesse nazionale”, ma la modifica incontro l’opposizione del relatore, il quale non l’accettò: 1°) perché l’interesse superiore della collettività può consigliare la socializzazione indipendentemente da qualsiasi altra considerazione particolare; 2°) per una ragione di carattere pratico, che cioè l’accertamento che una determinata impresa non sia confacente all’interesse generale richiede una indagine sempre difficile, talora impossibile (A.C., pag. 3959).
Lo stesso on. Colitto propose che gli indennizzi fossero stabiliti con legge, ma non vi insistette dopo che l’on. Ghidini osservò che “la legge dovrà stabilire soltanto i criteri in base ai quali si debba procedere alla determinazione degli indennizzi. Lo stabilire gli indennizzi sarà piuttosto compito o dell’autorità giudiziaria o dell’autorità amministrativa, volta per volta”.

 

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