Art. 44 della Costituzione: proprietà terriera e riforma agraria .

Art. 44 della Costituzione Italiana:

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la medi proprietà.
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane
(Già art. 41 del progetto, discusso e approvato nella seduta del 13 maggio).
In “la Costituzione della Repubblica italiana illustrata con i lavori preparatori” (a cura di V. Falzone – F. Palermo – F. Cosentino), Oscar Mondadori, 1976, ed. fuori commercio, alla pagina 146 e segg. vengono riportate le osservazioni e conclusioni dei lavori preparatori, sull’argomento oggetto dell’articolo.

Riportiamo il testo originale:

“”I principi contenuti in questo articolo in un certo senso sono già tracciati dal precedente art. 42 sulla proprietà, per cui già in sede di sottocommissione si parlò dell’opportunità o meno di dedicare un apposito articolo della Costituzione al problema della riforma agraria. Tuttavia, come rilevò l’on. Fanfani (3. Sc., pag. 140), non fare un articolo in questo senso sarebbe stato forse “opportuno da un punto di vista strettamente giuridico, ma sarebbe (stato) un errore da quello psicologico e politico”, in quanto il problema agrario è uno dei più sentiti nel momento attuale.
L’on. Jacometti avrebbe voluto sopprimere l’enunciazione introduttiva: “al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali”, perché esclusivamente a carattere finalistico; ma l’on. Ghidini, per la Commissione, si dichiarò contrario all’emendamento, in quanto la formula iniziale, pur avendo soltanto carattere finalistico, “accentua la funzione sociale del diritto di proprietà”.
Due furono gli argomenti più dibattuti: i limiti dell’estensione della proprietà terriera e il latifondo.
Circa i limiti si sostenne da molti che non sempre la grande proprietà terriera è dannosa, anzi spesso è utile. L’on. Corbino osservò: “Cosa vuol dire limite di estensione? Si devono riferire alla terra o al proprietario? Un limite alla terra potrebbe porre ostacoli gravissimi al progresso agrario; fissare poi dei limiti per il proprietario significherebbe fermare tutto il mercato della proprietà terriera” (A.C., pag. 3968); e l’on. Badini Confalonieri (A.C., pag. 3971): “I limiti della proprietà sono già fissati nell’art. 42” e non è il caso di “fare inutili ripetizioni”. Ma soprattutto l’on. Einaudi richiamò l’attenzione della Commissione e dell’Assemblea sulla necessità di considerare bene il problema dei limiti dell’estensione della proprietà, in quanto la questione fondamentale è quella “dell’adattamento delle dimensioni dell’impresa agricola alle mutevoli condizioni delle diverse zone agricole italiane”. In Italia si va dalle forme di coltivazione estensiva a forme di coltivazione la più intensiva; a volte è una ricchezza notevole anche una proprietà estesa semplicemente su un ettaro, perché “su un ettaro a fiori (in Liguria) vive una popolazione prospera, laddove in altre condizioni morirebbe di stenti una persona sola” (A.C., pag. 3971). A questo concetto aderì anche l’on. Segni; il relatore Ghidini, considerato che “potrebbe nascere il dubbio che la Costituzione (come già si è verificato in altre costituzioni, di Romania e di Jugoslavia) si proponga la fissazione a priori dei limiti di estensione della proprietà, al fine di rendere più chiaro il concetto” modificò il testo in questo senso: “fissa limiti alla sua estensione appropriati alle varie regioni e zone agricole”. La formula fu così votata dall’Assemblea e soltanto in sede di revisione formale e letteraria modificata in quella definitiva.
L’on. Corbino propose la soppressione della parola privata, in quanto a suo avviso “qualsiasi limite e qualsiasi obbligo e vincolo (avrebbero dovuto) considerarsi estesi anche alle proprietà demaniali o comunali”, in vista soprattutto dell’autonomia regionale (A.C., pag. 3967); ma l’on. Ghidini non accettò l’emendamento osservando che “il pericolo che si smarrisca il senso della funzione sociale riflette piuttosto la proprietà privata”, senza pensare che è ovvio che non siano fissati limiti alla proprietà pubblica (A.C., pag. 3976). La proposta fu respinta dall’Assemblea.
Sul problema del latifondo le proposte furono molteplici e soprattutto fu criticata la formula del progetto “abolisce il latifondo”, che contiene “un concetto che non è ragionevole” (Einaudi). Basta guardare le statistiche, aggiunse l’on. Einaudi, per rendersi persuasi della prudenza di non chiedere una abolizione che sarebbe assurda e nociva e per chiedere invece una trasformazione a seconda delle esigenze e delle colture delle diverse zone agrarie (A.C., pag. 3969); e per tale motivo propose la formula “la legge impone e promuove la bonifica delle terre e la trasformazione del latifondo”. Per gli stessi motivi l’on. Jacometti propose: “attua la trasformazione del latifondo”, aggiungendo però (e in ciò consiste la differenza sostanziale fra i due emendamenti) “e la sua assegnazioni ai lavoratori e alle loro associazioni”, e in sede di votazione dichiarò che, se fosse stata votata la formula “promuove la trasformazione” senza l’aggiunta da lui proposta, il concetto sarebbe stato sminuito. L’on. Ghidini, per la Commissione, condivise le osservazioni dell’on. Einaudi per quanto, osservò, quando si dice “abolisce” si dice anche “trasforma” e viceversa; ma dichiarò di non accettare l’aggiunta proposta dall’on. Jacometti, perché “al modo come sarà regolata la trasformazione del latifondo dovrà pensarci il legislatore futuro, adattandola alle condizioni economiche locali e ad altri elementi che è difficile oggi prevedere con sicurezza” (A.C., pag. 3976).
Il Gruppo comunista, in sede di votazione, insistette sulla formula originaria “abolisce”; e l’on. Di Vittorio disse che tra i due termini vi è una “differenza sostanziale, poiché il latifondo non è soltanto concetto di estensione di terreno e non è soltanto concetto di terreno coltivato male o non coltivato affatto; esprime, invece, un sistema che rende possibile l’una e l’altra cosa, l’una dipendente dall’altra, cioè che questi terreni sono coltivati male e sono espressione di arretratezza della nostra agricoltura. Quindi bisogna rompere il sistema e creare nuovi rapporti sociali, nuovi rapporti di proprietà come presupposti essenziali per la trasformazione fondiaria” (A.C., pag. 3982). La primitiva formula del progetto, posta in votazione, non fu accolta dall’Assemblea, la quale votò invece la formulazione Einaudi.
L’aggiunta “e la ricostituzione delle unità produttive” si deve a una proposta dell’on. Jacometti, il quale si preoccupò delle conseguenze deleterie dovute in talune zone all’eccessivo spezzettamento della proprietà agraria e rilevò che “per instaurare una agricoltura veramente razionale è necessario, attraverso la legge, favorire la permuta e quindi la costituzione dell’unità colturale e produttiva”, così come avviene in altri Paesi, e in Isvizzera in particolar modo, dove vi è una legge che impedisce il frazionamento della terra per eredità oltre certi limiti (A.C., pag. 3963). La proposta fu accettata dal relatore, il quale ne riconobbe “l’opportunità e la giustizia”, e votata dall’Assemblea.
Un’altra modificazione proposta dall’on. Einaudi fu la sostituzione della frase “aiuta la piccola e media proprietà” con l’altra “a incremento e a elevazione del ceto dei piccoli e medi proprietari”. La trasformazione del latifondo deve servire, osservò il proponente, non ad aiutare la piccola e media proprietà ma all’elevazione dei ceti dei piccoli e medi proprietari, ché in Italia non si sente affatto il bisogno di aumentare di numero i piccoli e medi proprietari (A.C., pag. 3970). L’on. Gronchi, a nome del suo Gruppo, si dichiarò contrario alla formula Einaudi perché limitativa e perché non avrebbe escluso la “conduzione associata”; e l’Assemblea non l’approvò.
Il secondo comma fu proposto dall’on. Gortani e, benché l’on. Ghidini, per la Commissione, fosse dell’avviso che la materia dovesse essere regolata dalla legge ordinaria, l’Assemblea lo accettò respingendo nel contempo l’aggiunta proposta dall’on. Ayroldi: “e delle zone aride”.””

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