Art. 45 della Costituzione: cooperazione e mutualità.

Art. 45 della Costituzione Italiana:

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

(Già art. 42 del progetto, discusso e approvato nella seduta del 14 maggio).
In “la Costituzione della Repubblica italiana illustrata con i lavori preparatori” (a cura di V. Falzone – F. Palermo – F. Cosentino), Oscar Mondadori, 1976, ed. fuori commercio, alla pagina 148 e segg. vengono riportate le osservazioni e conclusioni dei lavori preparatori, sull’argomento oggetto dell’articolo.

Riportiamo il testo originale:

“”L’articolo non diede luogo a lunghe dissertazioni in quanto tutti furono nel complesso concordi nell’ammetterne l’opportunità. Il solo punto discusso fu se si dovesse sanzionare o meno il controllo sulle cooperative.
L’on. Cimenti sostenne che la cooperazione deve “essere sottratta all’ingerenza diretta dello Stato, seppure abbisogna di un’accurata vigilanza, attraverso la periodica, obbligatoria revisione, eseguita dalle stesse associazioni che inquadrano e assistono le cooperative, a ciò abilitate dallo Stato” (A.C., pag. 3990). L’on. Carmagnola, proponendo la formula: “la legge stabilisce le norme per assicurarne i caratteri e le finalità”, si dichiarò d’accordo “nel ritenere che la cooperazione debba sottostare a certe garanzie perché possa ottenere quegli aiuti che lo Stato deve dare”, ma osservò che la Costituzione deve soltanto affermare principi, lasciando al legislatore il compito di disciplinare tutta la materia (A. C., pag. 3992).
L’emendamento, da cui poi derivò il testo definitivo, fu proposto dall’on. Canevari. La cooperazione, affermò il proponente, non è un’associazione politica né professionale, ma è un’associazione economica a fini sociali; basata sul principio della mutualità e inspirata ad alte finalità di libertà umana (funzione sociale della cooperazione), costituisce un mezzo efficace di difesa dei produttori e dei consumatori dalla speculazione privata. Lo Stato deve aiutarne con tutti i mezzi la creazione e gli sviluppi successivi mediante un controllo da esercitarsi direttamente o per mandato. Infatti, non si può chiedere l’intervento dello Stato, se contemporaneamente allo Stato non è consentito di esercitare il dovuto controllo; d’altronde è quello che avviene in quasi tutti i Paesi in cui la cooperazione ha assunto un grande sviluppo, dalla Gran Bretagna alla Francia e al Portogallo (A.C., pag. 3993-6).
Favorevole al controllo si dichiarò pure l’on. Bibolotti, per distinguere le ver cooperative da quelle “spurie”, osservando che “il controllo è il pensiero assillante di ogni buon cooperatore” (A. C., pag. 3997); mentre l’on. Dominedò, pur non essendo contrario in linea di principio ai controlli, disse che, in concreto, “questi controlli potranno più o meno allontanarsi dagli schemi attualmente vigenti. La legge stabilirà, per quanto riguarda i controlli di legalità, eventuali ritocchi o innovazioni al sistema oggi affidato dal Codice civile ai tribunali”,mentre per il controllo di merito “sorge un delicato problema che la legge potrà o dovrà risolvere in aderenza alle reali esigenze della materia … e non si può oggi in sede costituzionale ipotecare il domani raffigurando il controllo come una funzione di Stato” (A.C., pag. 4000).
L’on. Ghidini, a nome della Commissione, rilevò che con la vigilanza non si intende affatto suggerire provvedimenti di polizia, ma “solamente ovviare al pericolo che delle cooperative che hanno soltanto la veste di cooperative e sono invece società di speculatori possano godere di vantaggi e favori che a loro non spettano”. Il termine vigilanza “è ben differente dalla tutela perché, mentre questa si estrinseca in una attività positiva, la prima si manifesta piuttosto in una attività negativa. Nel caso della tutela è più facile un intervento dello Stato che limiti la libertà dell’impresa, mentre nel caso della vigilanza lo Stato si limiterà alla difesa del suo diritto, impedendo che le agevolazioni e i favori destinati alla vera cooperazione vadano a beneficio di coloro che non li meritano” (A.C., pag. 4002). L’on. Ghidini arrivò alla conclusione che il testo Canevari, pur precisando meglio i caratteri della cooperazione, non modificava sostanzialmente il testo della Commissione. L’Assemblea, votando la formula Canevari (salvo limitate modificazioni di forma) intese, quindi, dare alle parole “opportuni controlli” il significato di una vigilanza da esercitarsi nei modi e nei termini precisati dal relatore.

Il secondo comma si deve a un emendamento dell’on. Gortani all’art. 46 (e poi qui trasferito in sede di coordinamento), l’affermazione, nell’intenzione del proponente, ha lo scopo di aiutare l’artigianato — oggi insidiato dal prepotere della macchina e dall’invadente e potente organizzazione industriale moderna – nella produzione, nella sua organizzazione economica e commerciale e nella libera espansione. Nella produzione, mediante l’insegnamento tecnico-professionale e con direttive tecnico-artistiche per indirizzare la produzione verso le esigenze dei mercati interno ed estero e dell’industria del forestiero; nell’organizzazione economica e commerciale, mediante il coordinamento delle singole iniziative, l’organizzazione delle vendite all’interno e all’estero e le facilitazioni creditizie; nella libera espansione, mediante opportuni sgravi fiscali e la concessione di energia a basso prezzo (A.C., pag. 4015). La proposta fu accolta con viva simpatia dall’Assemblea e votata con dichiarazioni favorevoli da parte di tutti i Gruppi parlamentari.””

 

 

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