Art. 46 della Costituzione: partecipazione dei lavoratori alla gestione.

Art. 46 della Costituzione Italiana:

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

(Già art. 43 del progetto, discusso e approvato nella seduta del 14 maggio).
In “la Costituzione della Repubblica italiana illustrata con i lavori preparatori” (a cura di V. Falzone – F. Palermo – F. Cosentino), Oscar Mondadori, 1976, ed. fuori commercio, alla pagina 150 e seg. vengono riportate le osservazioni e conclusioni dei lavori preparatori, sull’argomento oggetto dell’articolo.

Riportiamo il testo originale:

“”La caratteristica fondamentale del processo formativo dell’articolo sta nel passaggio da termine “partecipazione” alla gestione (cfr. il progetto) all’altro: “collaborazione” alla gestione. Il relatore Ghidini disse che “la parola gestione vuole avere il significato che convenzionalmente le si attribuisce”; e con il rinvio alla legge dei modi e dei limiti di questa partecipazione, la Commissione intese di non pregiudicarne il carattere, e cioè se si dovesse trattare di compartecipazione consultiva oppure deliberativa, classista oppure collaborativa, partecipazione all’amministrazione oppure alla direzione, ecc. (A.C., pag. 4018).
L’on. Marina, proponendo la formula: “attuare la più efficace collaborazione fra il lavoro e il capitale”, si dichiarò nettamente contrario ai consigli di gestione, sotto qualsiasi forma, in quanto questi organismi “anziché essere strumenti propulsivi e migliorativi della produzione, sono quasi sempre ragione di inceppo e spesse volte di disordine, specialmente quando … (sono adoperati) come arma politica per raggiungere finalità che spesso nulla hanno a che vedere con il buon andamento della produzione” (A.C., pag. 4004); e aggiunse che il consiglio di gestione verrebbe a menomare la figura del dirigente responsabile dell’azienda, dato che la sua azione di comando sarebbe continuamente inceppata o ritardata dai pareri spesso discordi dei vari membri del consiglio stesso. Per l’on. Nobili Tito Oro il consiglio di gestione è il mezzo atto a trasformare l’operaio da “cieco strumento di lavoro materiale a … elemento consapevole del processo della produzione, desideroso di migliorare l’industria nella collaborazione intelligente, volenterosa e assidua con le dirigenze” (A.C., pag. 4011).
La formula definitiva si deve ad un emendamento Gronchi, accolto nella sua interezza dall’Assemblea. Con essa, come precisò il proponente, si tende a elevare il lavoro da strumento a collaboratore della produzione, tenendo però realisticamente conto della progressività attraverso la quale trasformazioni del genere si devono attuare. Senza questa progressività, l’inserzione del lavoro nei posti direttivi della vita economica si tradurrebbe in un pericolo per gli stessi lavoratori. L’articolo contiene due concetti: il primo si rifà esplicitamente alle “esigenze della produzione” alla quale deve essere subordinata l’elevazione economica e sociale del lavoro, perché “l’imperativo categorico … in ogni tipo di sistema economico è quello di produrre di più affinché vi siano più utili … da distribuire”; il secondo concetto è quello della “collaborazione”, la quale vuol far “salvi taluni principi senza dei quali non vi è ordinata e perciò feconda attività produttiva: primo fra tutti l’unità di comando nell’azienda produttiva”. Questo non presuppone – aggiunse l’on. Gronchi – né un paternalismo anacronistico, né una subordinazione che menomi il prestigio del lavoro; ma indica una certa posizione gerarchica di compiti e di responsabilità della quale sarebbe assurdo e contrario agli interessi stessi dei lavoratori non tener conto (A.C., pag. 4017).
Vi fu chi pose (Camangi e Puoti) il problema della partecipazione degli operai agli utili dell’azienda come strumento idoneo alla loro elevazione economica e sociale. Il relatore Ghidini obiettò che la Commissione intendeva lasciare ampia possibilità al legislatore futuro di fissare quelle attribuzioni e quelle funzioni che potessero sembrare più opportune in relazione al tempo e all’economia del Paese (A.C., pag. 4018). L’onorevole Gronchi, nel votare contro questi emendamenti, intese mantenere all’articolo “il carattere di un principio da attuare nelle varie riforme che dovranno essere condizionate dal momento in cui si realizzeranno”, mentre l’on. Einaudi, entrando nel merito, si dichiarò contrario al principio contenuto nell’emendamento “perché tutto il movimento operaio del secolo scorso è indirizzato contro la partecipazione degli operai ai profitti … (la quale) presenta dei pericoli per gli operai e per la collettività. Troppi pericoli corre questa a causa del prepotere del monopoli: non occorre incoraggiare in aggiunta gli operai ad accordarsi con gli imprenditori per taglieggiare la collettività” (A.C., pag. 4020). Gli emendamenti, posti in votazione, non furono approvati.””

 

0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *