D3.0 – Articolo 1 – La Sovranità individuale e gli Italiani

Articolo 1
La Sovranità individuale e gli Italiani

  • Ciascun essere umano è un individuo unico, diverso da tutti gli altri, sovrano sul proprio corpo, sulle proprie opinioni, sul proprio futuro, sui propri beni, sulle proprie risorse.
  • Noi Cittadini Italiani abbiamo ereditato dai nostri predecessori l’Italia e il diritto di chiamarci Cittadini Italiani.

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Commentario

L’attuale Articolo 1 della Costituzione recita:

  • L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
  • La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

I costituenti hanno posto l’Italia nell’incipit della Costituzione e nel ruolo attore di tutto ciò che segue. Non è però chiaro chi o cosa sia l’Italia: un territorio o una collettività? Un territorio può essere “cosa pubblica”, ma si intuisce che l’idea di Repubblica implichi una forma organizzativa che riguarda sia le persone sia le cose, fra le quali anche il territorio. La correlazione fra le persone e le cose appartenenti all’Italia e della Repubblica, o viceversa, appare piuttosto vaga. Le nebbie non vengono diradate nemmeno dall’aiutino indotto dalla parola democratica della quale non esiste un’inequivoca definizione. In queste prime tre parole (Italia, Repubblica, democratica) ci sono troppi sottintesi, troppe possibili interpretazioni, troppi complessi rimandi ad altro ancora da spiegare. La Costituzione è dei Cittadini e per i Cittadini; deve essere chiara e leggibile da tutti senza l’aiuto interpretativo di iniziati al culto costituzionale.

La complessità dell’Articolo 1 continua e si aggrava sull’espressione “fondata sul lavoro” che sembra richiamare l’idea che tutti debbano (?), possano (?) lavorare. Ma perché bisognerebbe lavorare? Si tratta di un rimando alla cultura protestante secondo la quale il lavoro non solo gratifica, ma anche santifica? Purtroppo esistono esempi di interpretazioni alquanto terribili. Da ottimisti preferiamo pensare l’idea di fondo sia che tutti dovrebbero contribuire alla comunità portando valore aggiunto a sé stessi e agli altri. Il principio può essere molto apprezzabile e generoso, ma è comunque un enigma da decodificare.

Nel secondo punto viene introdotto nel secondo punto: la sovranità. La Treccani ne spiega i significati (plurale) con non meno di 250 parole. Mentre il Dizionario del Corriere propone: a) La sovranità è il potere pieno e indipendente, come qualità giuridica e potestà politica – b) la sovranità popolare, è il principio per cui il potere dello Stato si fonda sulla volontà di tutti i suoi cittadini – c) la sovranità della legge è l’autorità suprema e generale della legge. Le contraddizioni si sommano e si incrociano.

Nell’attuale Articolo 1 si intende che la sovranità sta nello Stato? In questo caso è palese la contraddizione con la sostanza della Repubblica Democratica. Gli inglesi non indulgono su strani giri di parole: la sovranità sta nel Parlamento.

Sovranità vuol dire pieno potere? Ma allora è importante definire chi possegga il potere e lo possa esercitare.

A qualcuno è venuto il dubbio che i costituenti si sarebbero lasciati prendere dalla sfiducia sull’autonoma “capacità di decidere” dei Cittadini. Forse i dubbi dei costituenti si reggevano su argomenti razionali e oggettivi; oggi il mondo è diverso e segnaliamo che le statistiche raccontano che in questi decenni quando si vota su “cose” rilevanti (referendum) i Cittadini partecipano numerosi e gli esiti sono rimarchevoli, mentre quando si votano le persone (politica) la partecipazione cala velocemente. Con l’esperienza di oggi, riteniamo che:

  1. la sovranità o esiste senza limitazioni oppure non è sovranità
  2. è più opportuno essere crudamente chiari che ipocritamente confusi.

Nella provocatoria proposta di Costituzione, versione 2016, abbiamo riesumato due principi fondanti già presenti nell’attuale Costituzione: l’individualità e la diversità. Se essi sono dissimulati in complesse circonvoluzioni dialettiche è perchè all’epoca della stesura della versione 1947 molti saggi compromessi ammorbidirono gli spigoli e la forza della rivoluzione civile. Non fu possibile cambiare in un giorno le caratteristiche fondanti della precedente cultura civica quali ad esempio le appartenenze, la nazione, l’autorità discendente dall’alto, l’irrilevanza civile delle donne e dei figli, l’onore, il sangue. Ma sono passati settant’anni e ora possiamo ripulire e lucidare gli articoli della Costituzione 1947.

Uno dei più rischiosi compromessi culturali riguarda l’uguaglianza. Da diversi secoli la parola uguaglianza è stata usata, prima dalla borghesia e poi dai “proletari”, in chiave anti-classe contro la diversità dei gruppi aristocratici, dei gruppi militari, dei gruppi dei ministri delle religioni e di altre categorie di privilegiati (ciascuna dotata di regole civili proprie). Guardando ancora più indietro nel tempo, la parola uguaglianza ha da sempre distinto gli appartenenti ad una certo gruppo di persone diverso da altri gruppi di persone. La lenta evoluzione della convivenza civile ha progressivamente diminuito le differenze fra gruppi fino a che l’umanità a cominciato a sognare un’unica società mondiale di uguali. Siamo forse troppo ottimisti nel pensare che quasi ci siamo? Forse in effetti siamo troppo ottimisti e la realtà ci racconta che in effetti l’uguaglianza è ancora utilizzata per dividere, distinguere fra noi e loro, come nel caso della fanatica uguaglianza pseudo-religiosa.  Possiamo però sperare che questi fenomeni siano quantitativamente molto più limitati che in passato i diminuzione.  Possiamo sperare che il problema ora non sia più quello dell’uguaglianza, ma quello della diversità individuale. Teoricamente la democrazia è il luogo delle diversità di opinioni, di  religione, di caratteristiche fisiche, di preferenze, di aspettative per il futuro. La sfida è ora quella di rispettare le diversità individuali. Per dare un segno concreto del passaggio evolutivo dalla versione 1947 alla versione 2016, anticipiamo e rafforziamo i principio delle diversità individuali.

Non abbiamo ancora risolto un quesito: chi sono i Cittadini Italiani?

Nella Storia ciascuna comunità umana si è dichiarata l’unica nazione dei veri e unici uomini; ciascuna comunità riteneva che tutti gli altri fossero “non-umani” o “umani di ordine inferiore”. È la prima volta che una comunità umana dichiara di non essere l’unica vera nazione dei veri e unici uomini. I Cittadini Italiani sono solo una parte, un sottoinsieme, degli esseri umani. Sono gli esseri umani tutti ad essere individualmente sovrani, senza alcuna limitazione. Conseguentemente anche i Cittadini Italiani sono individualmente sovrani. L’italianità deriva solamente dal fatto di riconoscersi l’un l’altro parte di una società “italiana” il cui atto costitutivo è appunto la Costituzione alla quale esplicitamente aderiscono.

Non vi è senso logico nell’affermare che i Cittadini esercitano la loro sovranità nei limiti della Costituzione che essi stessi hanno scritto. È ovvio che i Cittadini sottoscrivono un patto costituzionale paritetico fra Cittadini che si presume rispetteranno. Abbiamo superato la necessità culturale di questa circonvoluzione linguistica e possiamo guardare con serenità alla nuova prospettiva di sovranità individuale illimitata che è condizione necessaria per poter impostare accordi sociali fra pari quale è la Costituzione.