Il capitalismo contro il consumismo sprecone e contro i privilegi delle corporazioni

Adam è appena uscito dalla casa che ha affittato per 3 giorni sul web. Ad attenderlo c’è un’auto prenotata con l’ app guidata da un giornalista che part-time fa l’autista per arrotondare. Si dirigono a casa di David che noleggerà il suo smoking ad Adam: lo mette a disposizione gran parte dell’anno salvo le 3 o 4 volte che lo usa lui. Adam, prima di andare all’opera di cui ha comprato i biglietti su un sito peer-to-peer, va a cena a casa di una deliziosa nonnina che ospita, a prezzi modici, 6 o 7 persone a sera che si prenotano su Internet. Argomento della serata: i fondi che una startupper sta raccogliendo con il crowdfunding. Il banchetto è interrotto da due arrivi: vengono da un’altra città e non si conoscevano fino a 3 ore prima, ma poi uno ha diviso le spese per il viaggio con l’altro trovandolo su Internet. Hanno parcheggiato in un garage che il proprietario affitta temporaneamente quando è via per lavoro. Tutto ciò è possibile grazie a quello che i tedeschi battezzano Plattform- Kapitalismus e che noi chiamiamo col meno altisonante nome di Share Economy. È un sistema di scambi volontari attraverso il quale una persona mette a disposizione i propri beni per il loro utilizzo parziale da parte di altri attraverso una piatttaforma web gestita da un’organizzazione o un’impresa (Uber, Blablacar, Airbnb). Il concetto si allarga fino alla prestazione dei propri servizi professionali a favore di terzi in modo non esclusivo e con molta flessibilità, un modello già esistente da tempo (un notaio lavora part-time in una stanza messa a disposizione da un collega presso il suo studio), ma è magnificato dalle potenzialità della rete che riesce a mettere in contatto domanda e offerta molto velocemente. Il successo planetario di tali servizi è la prova del beneficio che essi apportano. Come affermava l’economista liberale Hayek, la concorrenza significa diffusione di conoscenza e innovazione: non solo Uber e Airbnb hanno già i loro concorrenti, ma le prestazioni stanno migliorando anche da parte degli incumbent come dimostra la app ideata dal finanziere Rothschild per i tassisti londinesi. Ma le resistenze alla diffusione dei nuovi servizi sono diffuse, soprattutto da chi già opera nel mercato in regime di oligopolio. Il regolatore, sempre sensibile ai gruppi di interesse, sta reagendo in modo diverso e talvolta schizofrenico al fenomeno. In Italia, la Toscana vuole regolamentare Airbnb convincendola ad offrire case in periferia. Peccato che i clienti in periferia non ci vogliano andare! UberPop (quella con gli autisti dilettanti) è stata bloccata dai giudici milanesi e l’ex-ministro Lupi ha candidamente ammesso che il governo non ha proposto di legiferare per paura dei tassisti! In Germania e in Francia ci sono dei tempi di attesa minima (5 o 15 minuti) prima di poter prendere l’auto, senza alcuna giustificazione né di sicurezza né d’altro, se non dare un piccolo vantaggio alle autovetture pubbliche. Nessuno nega che chi ricava redditi dal Plattform-Kapitalismus debba pagare le tasse: in molti sembrano dimenticarsi però che, appunto perché le transazioni sono on-line e tutte tracciabili, il compito del fisco è molto più facile rispetto all’accertamento del reddito di tassisti, affittacamere, bar, ristoranti o negozi di abbigliamento benché dotati di licenze, permessi e patenti varie. Quanto a tutte le altre regolamentazioni, la Share Economy dimostra che esse sono inutili o al meglio esagerate. La reputazione di chi offre il servizio è disponibile online grazie alle recensioni dei clienti, le stesse società che gestiscono le piattaforme hanno dei sistemi di screening o organizzano procedure di risoluzione veloce delle controversie e per il resto c’è il codice civile. D’altronde, se le truffe su E-Bay fossero così facili perché mai milioni di persone ogni giorno continuano ad usarlo? Come è possibile che le horror stories su violenze, intossicazioni, infortuni siano rare e comunque meno di quelle che riguardano gli operatori ufficiali? L’Autorità Antitrust italiana ha recentemente riconosciuto la piena legittimità di alcuni servizi Uber (Black e Van) e sollecitato il legislatore a regolare il settore in modo “minimo” e tale “da consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore”. Questo è l’approccio giusto e dovrebbe essere adottato anche per le altre forme di Plattform- Kapitalismus. L’unico rammarico è che non si possa ancora organizzare un sito con politici e burocrati on-demand.