Contiene i provocatori articoli di una proposta di costituzione per stimolare riflessioni e frequenti cambiamenti alla costituzione

D3.0 – Articolo 6 – La Città

Articolo 6 – La Città

  • La Città è un aggregato spontaneo di Cittadini che liberamente la eleggono loro luogo di residenza civica, fiscale e amministrativa.
  • La Città è il centro di un insieme di centri urbani salettite collocati in un territorio continuo che include aree non urbanizzate.
  • L’insieme delle Città italiane forma l’intero territorio italiano
  • La Città è l’unità amministrativa minima dell’Italia e della Repubblica Italiana
  • Noi Cittadini Italiani affidiamo alle Società, che chiamiamo Comuni, l’amministrazione delle Città.

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Commentario

Gli esseri umani gradiscono attrarre ed essere attratti dalla forza gravito-relazionale delle Città. Noi italiani abbiamo costruito le nostre eccellenze sulla storia delle nostre Città. Le nostre Città rimangono il punto di concentrazione della qualità della vita distillato dal territorio circostante. Da qui tutto viene redistribuito ovunque.

In passato, il modello sociale della Città era uno dei tanti modelli a confronto con altri che sembravano più adatti agli ormai rari sconfinati territori ancora scarsamente abitati. Con la crescita della popolazione, il fenomeno dell’urbanizzazione si è diffuso sull’intera superficie della Terra. I cittadini si confrontano sempre meno fra nazioni e sempre più fra città; le Città infatti sono i nodi della rete globale delle persone, delle merci, dei capitali, delle informazioni, dei trasporti. Ci sono sempre meno confini nazionali e sempre più collegamenti fra Città.

I rappresentanti delle Città possono portare gli interessi dei Cittadini a confronto con quelli delle Città collegate; sono ormai molti gli esempi di reciproca copiatura o di armonizzazione per esempio dei provvedimenti contro l’inquinamento, sui trasporti, sui servizi. Queste sperimentazioni di aggregazione di Cittò, a perimetro variabile, ono spesso chiamati con nuovi nomi come ad esempio l'”area vasta” o la “Città metropolitana”.

Questa prospettiva fa sorgere alcune domande sul futuro:

  • Le Città potrebbero essere il primo strato di tessere sul quale poggia il sistema in formazione di Società di Cittadini multilivello  (Comune Stato, Federazioni continentali) e trasversali (comunità scientifiche, comunita sanitarie, comunitò scistiche, comunitò turistiche, comunità commerciali – Wto)?
  • Può essere che l’incrocio di tante Società, ciascuna con obiettivi diversi e focalizzati, mitighi gli eccessivi conflitti elettoral-competitivi dei partiti tradizionali e nazionali?
  • Può essere che le Città aiutino a meglio distinguere i ruoli nazionali da quelli locali, e a concentrare gli amministratori pubblici nazionali e locali sui provvedimenti di specifica competenza?
  • Se i comuni si riducessero da 8000 a 1000, avrebbe senso avere una specie di Camera dei Comuni?

È intanto significativo che per la prima volta alla festa della Repubblica abbiano sfilato i sindaci.

La formula del “Sindaco” sembra avere dimostrato di poter mitigare il problema delle democrazie di tipo Weimar, l’immobilismo e le lentezze dell’initerrompibile confronto elettoral-politico dei partiti. Il Paese ha sofferto per una sessantina d’anni della brutta malattia “resistenza al cambiamento” che inoltre ha provocato l’azione di controforze violente e sproporzionate.  La formula Sindaco funziona; ha migliorato la capacità di decidere senza per questo creare un eccessivo potere centralizzato che è il nemico numero uno della democrazia. Purtroppo, è quest’ultimo (centralizzazione) il modello corrente di amministrazione del Paese.

D3.0 – Articolo 4 – La Repubblica Italiana

Articolo 4 – La Repubblica Italiana

  • Noi Cittadini Italiani intendiamo regolare i rapporti fra di noi e con le nostre Società, fra noi e i Cittadini del Mondo e le loro Società; per questo scopo ci siamo aggregati in una Società che chiamiamo Repubblica Italiana
  • Noi Cittadini Italiani aderiamo incondizionatamente alla Società Repubblica Italiana e alla sua qui presente Costituzione.

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Chiarito nell’Articolo 3 che l’Italia è il territorio entro i cui confini agisce la giurisdizione italiana, ne consegue che la Repubblica Italiana è la Società dei Cittadini Italiani qui costituita con lo scopo di regolare i comportamenti dei Cittadini, italiani e non, sul territorio italiano.

Nella vigente Costituzione, non è prevista l’Assemblea dei Cittadini Sovrani (La Repubblica Italiana) che è parzialmente surrogata da alcune forme di consultazione diretta come il referendum.

L’Amministrazione della Repubblica Italiana e dell’Italia è affidata allo Stato, che è una Società che raggruppa tutte le persone dedite al funzionamento degli organi dello Stato.

 

 

D3.0 – Articolo 5 – Lo Stato

Articolo 5 – Lo Stato

  • Noi Cittadini Italiani qui costituiamo una Società che chiamiamo Stato e nel cui patrimonio temporaneamente conferiamo l’Italia e altri nostri beni.
  • Noi Cittadini Italiani affidiamo temporaneamente allo Stato il compito di amministrare il proprio patrimonio,  le relazioni con gli Stati degli altri Paesi, la Repubblica Italiana, le relazioni fra i Cittadini Italiani, le relazioni fra Cittadini anche non italiani e fra essi e le Società presenti sul territorio italiano.
  • Noi Cittadini Italiani eleggiamo gli Amministratori dello Stato ai quali affidiamo, per periodi di tempo limitati, l’amministrazione dello Stato che opera esclusivamente per la protezione e per il miglioramento della qualità della vita dei presenti e futuri Cittadini Italiani.
  • Lo Stato amministra tramite la formulazione di leggi e di disposizioni esecutive compatibili con le leggi derivanti dalla presente Costituzione
  • Lo Stato coopta Amministratori dello Stato, non-eletti e per periodi di tempo limitati, per l’esecuzione delle proprie funzioni.
  • I conflitti di interesse che coinvolgono Cittadini e Società, incluso lo Stato, italiani e non italiani, sono risolti pacificamente ed efficientemente dall’Amministrazione della Giustizia.

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Lo Stato dunque è cosa diversa e subordinata alla volontà dei Cittadini Italiani associatisi nella Repubblica Italiana.

Fra i beni patrimoniali di proprietà dello Stato, e da esso amministrati, ci sono non esaustivamente:

  • il territorio non assegnato in proprietà ai Cittadini e alle Società private e pubbliche come ad esempio i Comuni
  • le proprietà mobili e immobili quali ad esempio il debito dello Stato e le partecipazioni in imprese e altre Società.

All’organizzazione dello Stato e alle sue primarie funzioni sono dedicati molti dei successivi articoli.

D3.0 – Articolo 3 – L’Italia

Articolo 3 – L’Italia

  • L’Italia è il territorio italiano
  • L’Italia è suddivisa in parti che sono di proprietà delle Società e dei Cittadini, italiani e non italiani.
  • L’Italia, in tutte le sue parti, è amministrata dai rispettivi proprietari nel rispetto delle leggi che discendono dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

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Commentario

L’enfasi linguistica dell’attuale Costituzione induce qualche potenziale misinterpretazione. Per esempio l’Articolo 1 dell’attuale Costituzione (L’Italia è una Repubblica fondata ..) non è particolaremente diretto, linerare, inequivoco. Preferiamo la chiarezza non ambigua e adottiamo il principio secondo il quale l’Italia è il nome con il quale universalmente viene designato il territorio italiano.

Sono i confini in 3D del territorio (inclusi sottosuolo, mari e cieli) che delimitano, facendoli coincidere,  il dominio, l’ambito fisico, la giurisdizione entro i quali valgono le leggi italiane e prima fra tutte la Costituzione.

I singoli Cittadini e Società, italiani e non italiani, sono proprietari di frazioni del territorio italiano. Ad alcune Società di attribuisce l’aggettivo “pubblico” per ragioni storiche, sempre meno corrispondeni all’iniziale criterio territoriale secondo il quale esse erano di proprietà di un singolo prìncipe. Nel tempo le grandi proprietà territoriali sono passate ai Cittadini residenti in certe aree continue chiamate Comuni, Regioni, Stato, Parchi e in altro modo.  Ora è sempre meno distinguibile la natura pubblica o privata delle Società.

Il frazionamento della proprietà del territorio italiano non implica affatto il frazionamento della giurisdizione che rimane unitaria anche accadesse, nel caso estremo, che la maggior parte del territorio fosse di proprietà di Cittadini e Società non italiani.

Esistono molte forme di società come l’antica famiglia, le più recenti e più diversificate unioni civili, le società collettive territoriali come i Comuni o lo Stato, le società di impresa, le società civiche, le società sovranazionali o internazionali.

D3.0 – Articolo 2 – Le Società

Articolo 02 – Le Società

  • Le Società sono fondamento dell’intera società umana. Gli esseri umani si aggregano, contemporaneamente in molteplici società, e se ne disassociano liberamente
  • Noi Cittadini Italiani siamo consapevoli che le aspirazioni di ciascuno si realizzano con la partecipazione di altri individui.
  • Noi Cittadini Italiani riconosciamo le Società nelle quali si aggregano Cittadini, anche non italiani.
  • Gli individui non appartengono alle Società; al contrario ne possiedono una quota.

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Commentario

Da sempre gli esseri umani si associano, formano gruppi e anche li sciolgono quando vengono meno le forze dell’attrattività reciproca.

Gli effetti dell’attrattività assomigliano a quelli della gravità. Si vedono, ma sono ancora inspiegati, misteriosi e anche un pò magici. L’attrattività è un fenomeno che non richiede alcuna dimostrazione; semplicemente accade e gli individui lo considerano un gradevole fatto naturale. L’attrattività umana è però diversa dalla gravità che è monopolare. L’uomo può agire anche come il lato respingente di un sistema bipolare. Da una parte attrae e dall’altra respinge; in tutti i casi non sempre e non per sempre. L’attrattività attraversa i muri più solidi e nulla può ostacolarne gli effetti se non la distanza. La repulsione agisce in opposta direzione all’attrattività, ma secondo le stesse leggi.  La repulsione può essere tollerata dall’uomo, ma diventa esplosivamente distruttiva se troppo coercita nel ristretto forzoso di una relazione. L’attrattività piace agli umani che, pur di andare d’accordo, rinunciano alla libertà assoluta e anche a molte libertà relative. Agli umani l’attrattività piace con tale passione che, se respinti, sono capaci di uccidere. Solo la tolleranza implicita nella democrazia consente di evitare l’inefficiente conversione forzata “all’unica verità”.

Stupisce che la Costituzione 2.0 (quella attuale) dedichi alle Società uno spazio limitato, frammentato e disordinato, tanto da farle sembrare un argomento tabù che non si può evitare e perciò è opportuno dire il meno possibile. In qualche Articolo si percepisce perfino una paura latente verso le Società, verso alcune Società, o forse verso tutte le Società diverse dalla Società Repubblica Italiana.

La Costituzione2016 intende invece dare adeguato ruolo e importante spazio alle Società, che dopo i Cittadini persone fisiche sono il secondo attore della Società Repubblica Italiana e per questo li poniamo nel secondo Articolo della Costituzione2016.

Altrettanto stranamente la Costituzione attuale molto raramente nomina l’individuo, o il Cittadino, come titolare di diritti individuali o attore primo della Costituzione; quasi a significare che sarebbe prudente limitare l’egoismo del singolo, il suo spirito anarchico, la sua innata asocialità, il suo istinto di rapina, la sua violenta bramosia, la sua brutalità morale verso il prossimo. Si intuisce un sotterraneo desiderio di limitare la libertà individuale a favore di organismi collettivi che, inspiegabilmente, sarebbero meno ingiusti, meno ladri, meno violenti, meno bramosi, più liberi dalle oscure pulsioni morali degli individui. Se la percezione e il sospetto fossero fondati, vi sarebbe però una sovversione dell’Articolo 30 nella Dichiarazione dei Diritti Umani: Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

La realtà dei fatti è che l’individuo, nonostante i peggiori sospetti, esiste e fermamente vuole associarsi con altri individui, vuole dare vita a Società regolate da Costituzioni che tendono a limitare il potere concentrato dei totalitarismi che per questo manifestano furibondo odio per le Costituzioni. I totalitarismi più perversi hanno resisitito a lungo, ma alla fine anche loro sono stati costretti a dotarsi di Costituzioni, seppure di facciata nel tentativo di rendersi almeno  formalmente credibili agli occhi del Mondo.

Questa stessa Costituzione2016, ancor più delle precedenti, è un atto di associazione fra individui liberi e solidali.

L’individuo vuole però anche potersi disassociare dalle Società che lo obbligano a comportamenti il cui scopo non condivide. Se un tempo l’esilio era una sorta di condanna a morte dall’esecuzione differita, ora sono gli individui che vogliono lasciare il gruppo quando il gruppo non soddisfa le loro esigenze sociali. L’individuo non gradisce i confini e non vuole limitare il suo diritto ad associarsi in Società che si estendono oltre i confini nazionali. L’individuo vuole associarsi senza limiti di spazio, di tempo, di intenti, di numero, di qualità dei soci. Regolare le Società non vuol suggerire però che i confini debbano sparire; regolare vuol dire concordare sui criteri di entrata e di uscita sulla base delle regole vigenti nella Società.

Al secondo e terzo punto si chiarisce che i Cittadini Italiani intendono rafforzare la Costituzione della Società “Repubblica Italiana” favorendo la libera associazione senza confini.

All’ultimo punto si ribadisce, e non è mai abbastanza, l’Articolo 30 della Carta Universale dei Diritti Umani. Anche la Costituzione2016 è avversa alla prevalenza delle Società sui singoli individui. Le Società meritano l’importanza di essere al secondo Articolo, cioè in alto nelle priorità e comunque subordinate alla sovranità dell’individuo, dei Cittadini. Per dare concreta applicazione al principio di prevalenza dell’individuo, l’Articolo 2 afferma che nessun individuo “appartiene” ad un gruppo, semmai sono i Cittadini-soci che detengono una quota di proprietà sulle Società alle quali partecipano, e con la proprietà detengono il pieno diritto di determinarne il destino.

 

D3.0 – Articolo 1 – La Sovranità individuale e gli Italiani

Articolo 1
La Sovranità individuale e gli Italiani

  • Ciascun essere umano è un individuo unico, diverso da tutti gli altri, sovrano sul proprio corpo, sulle proprie opinioni, sul proprio futuro, sui propri beni, sulle proprie risorse.
  • Noi Cittadini Italiani abbiamo ereditato dai nostri predecessori l’Italia e il diritto di chiamarci Cittadini Italiani.

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Commentario

L’attuale Articolo 1 della Costituzione recita:

  • L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
  • La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

I costituenti hanno posto l’Italia nell’incipit della Costituzione e nel ruolo attore di tutto ciò che segue. Non è però chiaro chi o cosa sia l’Italia: un territorio o una collettività? Un territorio può essere “cosa pubblica”, ma si intuisce che l’idea di Repubblica implichi una forma organizzativa che riguarda sia le persone sia le cose, fra le quali anche il territorio. La correlazione fra le persone e le cose appartenenti all’Italia e della Repubblica, o viceversa, appare piuttosto vaga. Le nebbie non vengono diradate nemmeno dall’aiutino indotto dalla parola democratica della quale non esiste un’inequivoca definizione. In queste prime tre parole (Italia, Repubblica, democratica) ci sono troppi sottintesi, troppe possibili interpretazioni, troppi complessi rimandi ad altro ancora da spiegare. La Costituzione è dei Cittadini e per i Cittadini; deve essere chiara e leggibile da tutti senza l’aiuto interpretativo di iniziati al culto costituzionale.

La complessità dell’Articolo 1 continua e si aggrava sull’espressione “fondata sul lavoro” che sembra richiamare l’idea che tutti debbano (?), possano (?) lavorare. Ma perché bisognerebbe lavorare? Si tratta di un rimando alla cultura protestante secondo la quale il lavoro non solo gratifica, ma anche santifica? Purtroppo esistono esempi di interpretazioni alquanto terribili. Da ottimisti preferiamo pensare l’idea di fondo sia che tutti dovrebbero contribuire alla comunità portando valore aggiunto a sé stessi e agli altri. Il principio può essere molto apprezzabile e generoso, ma è comunque un enigma da decodificare.

Nel secondo punto viene introdotto nel secondo punto: la sovranità. La Treccani ne spiega i significati (plurale) con non meno di 250 parole. Mentre il Dizionario del Corriere propone: a) La sovranità è il potere pieno e indipendente, come qualità giuridica e potestà politica – b) la sovranità popolare, è il principio per cui il potere dello Stato si fonda sulla volontà di tutti i suoi cittadini – c) la sovranità della legge è l’autorità suprema e generale della legge. Le contraddizioni si sommano e si incrociano.

Nell’attuale Articolo 1 si intende che la sovranità sta nello Stato? In questo caso è palese la contraddizione con la sostanza della Repubblica Democratica. Gli inglesi non indulgono su strani giri di parole: la sovranità sta nel Parlamento.

Sovranità vuol dire pieno potere? Ma allora è importante definire chi possegga il potere e lo possa esercitare.

A qualcuno è venuto il dubbio che i costituenti si sarebbero lasciati prendere dalla sfiducia sull’autonoma “capacità di decidere” dei Cittadini. Forse i dubbi dei costituenti si reggevano su argomenti razionali e oggettivi; oggi il mondo è diverso e segnaliamo che le statistiche raccontano che in questi decenni quando si vota su “cose” rilevanti (referendum) i Cittadini partecipano numerosi e gli esiti sono rimarchevoli, mentre quando si votano le persone (politica) la partecipazione cala velocemente. Con l’esperienza di oggi, riteniamo che:

  1. la sovranità o esiste senza limitazioni oppure non è sovranità
  2. è più opportuno essere crudamente chiari che ipocritamente confusi.

Nella provocatoria proposta di Costituzione, versione 2016, abbiamo riesumato due principi fondanti già presenti nell’attuale Costituzione: l’individualità e la diversità. Se essi sono dissimulati in complesse circonvoluzioni dialettiche è perchè all’epoca della stesura della versione 1947 molti saggi compromessi ammorbidirono gli spigoli e la forza della rivoluzione civile. Non fu possibile cambiare in un giorno le caratteristiche fondanti della precedente cultura civica quali ad esempio le appartenenze, la nazione, l’autorità discendente dall’alto, l’irrilevanza civile delle donne e dei figli, l’onore, il sangue. Ma sono passati settant’anni e ora possiamo ripulire e lucidare gli articoli della Costituzione 1947.

Uno dei più rischiosi compromessi culturali riguarda l’uguaglianza. Da diversi secoli la parola uguaglianza è stata usata, prima dalla borghesia e poi dai “proletari”, in chiave anti-classe contro la diversità dei gruppi aristocratici, dei gruppi militari, dei gruppi dei ministri delle religioni e di altre categorie di privilegiati (ciascuna dotata di regole civili proprie). Guardando ancora più indietro nel tempo, la parola uguaglianza ha da sempre distinto gli appartenenti ad una certo gruppo di persone diverso da altri gruppi di persone. La lenta evoluzione della convivenza civile ha progressivamente diminuito le differenze fra gruppi fino a che l’umanità a cominciato a sognare un’unica società mondiale di uguali. Siamo forse troppo ottimisti nel pensare che quasi ci siamo? Forse in effetti siamo troppo ottimisti e la realtà ci racconta che in effetti l’uguaglianza è ancora utilizzata per dividere, distinguere fra noi e loro, come nel caso della fanatica uguaglianza pseudo-religiosa.  Possiamo però sperare che questi fenomeni siano quantitativamente molto più limitati che in passato i diminuzione.  Possiamo sperare che il problema ora non sia più quello dell’uguaglianza, ma quello della diversità individuale. Teoricamente la democrazia è il luogo delle diversità di opinioni, di  religione, di caratteristiche fisiche, di preferenze, di aspettative per il futuro. La sfida è ora quella di rispettare le diversità individuali. Per dare un segno concreto del passaggio evolutivo dalla versione 1947 alla versione 2016, anticipiamo e rafforziamo i principio delle diversità individuali.

Non abbiamo ancora risolto un quesito: chi sono i Cittadini Italiani?

Nella Storia ciascuna comunità umana si è dichiarata l’unica nazione dei veri e unici uomini; ciascuna comunità riteneva che tutti gli altri fossero “non-umani” o “umani di ordine inferiore”. È la prima volta che una comunità umana dichiara di non essere l’unica vera nazione dei veri e unici uomini. I Cittadini Italiani sono solo una parte, un sottoinsieme, degli esseri umani. Sono gli esseri umani tutti ad essere individualmente sovrani, senza alcuna limitazione. Conseguentemente anche i Cittadini Italiani sono individualmente sovrani. L’italianità deriva solamente dal fatto di riconoscersi l’un l’altro parte di una società “italiana” il cui atto costitutivo è appunto la Costituzione alla quale esplicitamente aderiscono.

Non vi è senso logico nell’affermare che i Cittadini esercitano la loro sovranità nei limiti della Costituzione che essi stessi hanno scritto. È ovvio che i Cittadini sottoscrivono un patto costituzionale paritetico fra Cittadini che si presume rispetteranno. Abbiamo superato la necessità culturale di questa circonvoluzione linguistica e possiamo guardare con serenità alla nuova prospettiva di sovranità individuale illimitata che è condizione necessaria per poter impostare accordi sociali fra pari quale è la Costituzione.