Per crescere, c’è chi taglia e cresce e chi invece spende e non si sa se cresce

L’Irlanda, con una tassazione dei redditi d’impresa al 12,5% e dopo tre anni di austerità con un taglio di circa 30 miliardi di spesa pubblica (qualcosa come il 20% del Pil) nel 2015 ha avuto un aumento del Gdp superiore al 6%!

UK, nell’immagine, attua un turnaround da capogiro nello spending e negli investimenti

 

Brexit – Cittadini UK, vittime delle proprie emozioni

L’irrazionalità degli inglesi è tanto famosa quanto la loro folle propensione a seguire sanguinose ideologie. Dal nazismo al comunismo.

La Storia ci insegna che quando la “carestia” si fa troppo lunga, nella popolazione di diffonde il convincimento che il sistema sociale non funziona. Si tratta di conclusione estemporanea ed emotivamente frettolosa? Qualcuno sostiene si tratti proprio di passeggeri mali di pancia e di ottocentesche isterie emotive. Altri invece potrebbero anche ritenere che la pancia e le emozioni sono molto più rapide e concrete dei nostri cervelli. La credenza secondo la quale le “masse”  sottoutilizzano la razionalità del cervello è dolosamente diffusa da coloro che non intendono ascoltare i malesseri e specialmente non vogliono cambiare i propri comportamenti. La dicotomia fra pancia e ragione è una leggenda smentita proprio dai più intensivi utilizzatori di cervelli razionali, i ricercatori. Ma questa è un’altra storia.

Quando pancia ed emozioni dicono che è necessario cambiare, bisogna cambiare. Se chi deve cambiare non cambia, ci pensano i Cittadini a cambiare le “persone che devono cambiare”; gli “emotivi” Cittadini lo fanno con l’irrazionalità e la “violenza” del voto a favore di populismi, nazionalismi, antagonismi, che servono a scacciare i sordi. Purtroppo con effetti collateralei assai gravi, ma meno gravi del non far nulla dei granitici prussiani dello status quo.

Se nemmeno i populismi servono, allora i Cittadini sono costretti a cambiare le forme di governo con ribaltoni, questi sì insensati e distruttivi. Ma chi sono i promotori sostanziali dei distruttivi ribaltoni? Gli irrazionali di pancia ed emotivi o i prussiani del “non si cambia nulla” che vanno a braccetto con i democratici di Weimar?

Una orribile sequenza di perniciosi ribaltoni sta nella Storia tedesca del secolo scorso (che i tedeschi non hanno imparato, e non solo loro).

  1. Primo ribaltone – Il traballante impero prussiano, con il GDP procapite calante, portò la Germania alla WWI (World War I)
  2. Secondo ribaltone – All’uscita della WWI, con un GDPpc quasi azzerato dalla guerra e dai suoi debiti, spinse la popolazione verso il caos indecisionale della Repubblica di Weimar.
  3. Terzo ribaltone – L’incapacità di quella involuta forma di democrazia, provocò un ulteriore peggioramento del GDPpc e convinse la popolazione a spingere entusiasticamente per una forte concentrazione del potere (nazismo).
  4. Quarto ribaltone – A loro volta i nazi-psicotici iperdecisionisti produssero un picco di economia dopata che si concluse con un vertiginoso azzeramento del patrimonio con la WWII.
  5. Quinto ribaltone – Al termine della WWII, la popolazione scelse ben poco; le venne imposta una forma di democrazia che mai i tedeschi avevano pensato di adottare.
  6. Brexit – sesto ribaltone?

L’economia EU si è cacciata nella palude. L’autonominato asse franco-tedesco è incapace di produrre ricchezza per l’Europa e fa fatica a produrne anche per stessa la Francia e per la Germania. Si è interrotto il percorso verso un’Europa più integrata, con maggiore massa critica, con meno confini interni, con una più razionale ed efficiente regionalizzazione, con un GDPpc in crescita. L’EU franco-tedesca non è capace di cambiare.

Stranamente (?!) alcuni paesi periferici, quelli che hanno tratto vantaggio sul GDPpc, ancora sostengono l’Europa Unita (fra di essi l’Italia la cui pancia sa bene di averci molto guadagnato in questi quindici anni).

All’estremo opposto della stranezza (?!) UK vuole uscire da quel poco di Europa nel quale era entrata. È il Paese che meglio funziona (GDPpc) e che nella sua millennaria democrazia non ha mai gradito ribaltoni, preferendo pragmatiche evoluzioni progressive.

La pancia e le emozioni funzionano peggio del cervello? Forse; nel frattempo sarebbe opportuno che i franco-tedeschi cominciassero a far funzionare le orecchie; che pare sia un buon modo per attivare il cervello razionale. Peccato che i franco-tedeschi riescano a sentire gli schiocchi solo dai 150 decibel in su.

La Costituzione 3.0 del 2016

La democrazia è vecchia e stanca. La “stagnazione secolare” rattrista la vitalità dei Cittadini che l’hanno inventata e applicata con successo. La forma di governo “democrazia” non sembra più in grado di produrre sogni, crescita e maggiore qualità della vita. La democrazia sembra si stia prendendo una pausa, forse secolare, e forse ha passato il testimone alle così dette “economie emergenti” che sono guidate per lo più da forme di governo centralizzate.

La situazione impone una scelta: le democrazie o vanno messe ad ammuffire nei polverosi studi degli azzeccagarbugli o devono essere rinfrescate per rilanciare con la versione 3.0. È probabilmente il momento giusto di provocare, di scandalizzare, di dissacrare se necessario, di mettere nelle teche dei musei la vecchia cara democrazia 2.0, quella che ha funzionato dal 1945 ad oggi (dal 1947 per l’Italia). In ogni caso è ora di rinnovare, di metterci alla prova con il nuovo.

Non è stato finora possibile estrarre dai database dell’ONU i dati relativi alla storia e ai contenuti delle costituzioni dei circa 200 Paesi aderenti; fortunatamente ci sta pensando Google con il suo sito Constitute nel quale vengono poste a confronto le costituzioni di 194 Paesi.  Le date sono già un’informazione piuttosto scioccante.

Dem 0 – Dalle origini delle Società umane al 1800, non abbiamo trovato notizie storiche certe; quelle disponibili conducono a solo cinque Costituzioni arrivate, emendate e quasi senza interruzioni, fino ai giorni nostri:

  • UK dal 1215
  • USA dal 1787
  • Francia 1791
  • Olanda 1795
  • Svizzera 1798.

Alcune sono state democrazie effettive (USA, Svizzera), altre sono state embrioni di democrazie in transizione, più o meno morbida, da governi centralizzati a democrazie

Dem 1 – Nei 145 anni fra il 1800 e il 1945 i Paesi con Costituzione sono passati dai cinque a poco più di una dozzina. Un secolo e mezzo speso per un deludente raddoppio.

Dem 2 – Dal 1945 ad oggi le Costituzioni sono esplose e tutti i 194 Paesi sono ora dotati di Costituzione. Gli ultimi 45 Paesi si sono aggiunti dopo il 2000. Il 1945 è stato l’anno della svolta, il canto del cigno degli ultimi psicotici tentativi di mantenere il potere centralizzato. Da allora in poi i punti di decisione abbandonano il “centro” per avvicinarsi progressivamente ai problemi da risolvere.

Dobbiamo a questo punto ricordarci che la Costituzione è un fattore essenziale, ma non sufficiente per istituire una democrazia; inoltre non esistono criteri condivisi per separare gli Stati solo Costituzionali dagli Stati sostanzialmente Democratici. È ancora più difficile distinguere gli Stati con governi centralizzati e dagli Stati con poteri decisionali relativamente distribuiti.

Dem 3.0 –  Dem 2 ha dato una spinta enorme allo sviluppo dell’umanità. Nella direzione giusta? Le opinioni non sono concordi; nei dibattiti i sostenitori della decrescita sono molti. Gli indicatori raccontano condizioni di vita in miglioramento nonostante l’esplosione demografica che è in sè un indicatore di miglioramento; vi è maggiore aspettativa di vita, più malattie sono evitabili e curabili, la popolazione è più alfabetizzata. Vi sono, in contrasto, altri indicatori sfavorevoli come ad esempio il noto indice di Gini o la maggiore distanza nelle retribuzioni. Ma non è questo il luogo dove confrontarci sulle qualità o sui disvalori della crescita. Qui si tratta di comprendere se non sia il caso di lanciare la sfida, di proporre, di verificare se davvero, ai fini di una maggiore qualità della vita, possa essere utile una diversa Costituzione, più matura, meno enfatica nel linguaggio, più chiara, che inglobi quanto imparato in settant’anni di democrazia 2.0.

 

Ancora su stagnazione secolare

Molti articoli, come questo, pur partendo da prospettive diverse tendono a sostenere un’interpretazione convergente: eccesso di “inventario” finanziario improduttivo.

Fenomeno che viene chiamato in molti altri modi: eccesso di capitale in circolazione, troppa massa monetaria, troppi debiti da pagare, capitale che cresce più del lavoro o del GDP (in particolare quello pro capite), bassa produttività, e in altri modi. Insomma il sistema starebbe riassorbendo l’enorme massa monetaria artificiosamente e inutilmente creata negli ultimi trent’anni. Il problema si aggrava anche perché mentre l’enorme massa di denaro si riduce, si riducono anche le persone che campano sulla movimentazione del denaro, in una spirale la cui rotazione è molto difficile da invertire.
Ma forse gli elementi che colpiscono maggiormente sono:

  • L’efficienza sui costi di produzione – La globalizzazione ha consentito gigantesche efficienze spostando la produzione in aree dove il lavoro costa meno. Il risultato è stato un generale abbassamento dei costi cioè dei prezzi (deflazione). Il fenomeno non può che essere transitorio, dato che la ridistribuzione della ricchezza fra Paesi ricchi e Paesi emergenti colmerà il divario sul costo del lavoro, ma i tempi di allineamento fra le economie globali sono lunghi.
  • L’efficienza dell’economy sharing – La disintermediazione, la smaterializzazione (es: prodotti editoriali, amministrativi, bancari), lo spossessamento dovuto alla condivisione dei mezzi, abbatte la domanda dei mezzi. Non si tratta solo del bike-sharing, ma anche per esempio dello sharing dei voli aerei a favore della saturazione dei velivoli. Paradossalmente il sistema abbassa i costi diminuendo la domanda di mezzi invece di aumentarla come è accaduto nel passato.
  • L’efficienza energetica – Gli altissimi costi, semi-monopolistici, dell’energia hanno spinto la ricerca a trovare soluzioni per abbassarne i consumi (trasporti, forme di energia, ecc.). È un altro abbattimento della domanda che espelle dal sistema i produttori di energia ad alto prezzo e riduce la domanda di mezzi energivori.
  • La saturazione della domanda – Non si può comprare più di un certo numero di cellulari procapite o altri ammennicoli che sembrano ad alta innovazione, ma in realtà sono solamente grandi volumi di prodotti venduti massivamente alla popolazione mondiale che a loro volta indirettamente aumentano l’efficienza del sistema globale
  • La velocità della produzione – La capacità produttiva si misura anche in capacità di consegnare grandi quantità di prodotti in tempi brevissimi. Il che implica un’enorme capacità produttiva utilizzata in intervalli di tempo compressi. È una capacità produttiva costosa e perciò va alimentata da un flusso continuo di nuovi prodotti che non ci sono né vengono richiesti dal mercato.

In sintesi, alla popolazione servono prodotti e servizi realmente innovativi, mentre il sistema continua a produrre oggetti e servizi scarsamente attrattivi. Decisamente i più grandi “consumatori” di denaro sono i governi che per lo più producono servizi a valore aggiunto veramente molto basso, salvo che nei rari casi di innovazione, spesso tecnologica, per esempio nei sistemi di intelligence e di security e nei sistemi della salute. L’efficienza della globalizzazione e dello sharing è ancora lontana dalla soglia del massimo “risparmio”. Continuerà a mietere fabbriche e lavoro. Non si tratterebbe quindi di scarsità di domanda, ma di eccesso di offerta accompagnata da un’offerta finanziaria anche più ingombrante.

Qual è dunque la ricetta per tornare a crescere in produttività e in GDP procapite?
Nessuno lo sa. Ma forse gli ingredienti della ricetta vanno ricercati nella troppo rara e troppo poco distribuita disponibilità del capitale di conoscenza che da sempre è il motore primario dell’innovazione e della migliore qualità della vita (domanda e offerta).

109 a.c Teutoni e Timbri migrano in Italia

Intorno al 110 a.c. quattro popolazioni migrarono dallo Jutland verso sud: i Teutoni, gli Ambroni, i Timbri e i Cimbri. Si scontrarono spesso con i romani in dure battaglie dagli esiti alterni; le flessibili le tecniche di guerriglia dei germanici furono molto efficaci. La storia ci racconta che il condottiero romano Mario alla fine prevalse, ma sappiamo anche che le tribù semi-pacificate si dispersero insediandosi in tutto centro nord Italia. I Cimbri di fermarono nell’attuale Veneto prevalentemente nella zona oggi chiamata dei “Sette Comuni”. Degli Ambroni si sono perse le tracce, ma pare che, dopo le pesanti sconfitte subite, si siano mescolati con le popolazioni celtiche del nordovest. I Timbri invece si infiltrarono oltre le linee difensive romane tanto che se ne trovano numerosissime tracce nella stessa Roma.

Le recenti ricerche storiche hanno messo in luce un falso storico: i Teutoni non sono stati ricacciati a nord dal grande condottiero romano Mario. I ritrovamenti archeologici dimostrano che i Teutoni furono invece cacciati via dai Timbri. Non solo, i Timbri spinsero a Est anche i Cimbri finchè questi non riuscirono a bloccarli al confine veneto per almeno un secolo.

I reperti trovati dagli archeologi e dagli storici hanno anche messo in luce le efficacissime tecniche di invasione e di occupazione dei Timbri. Magistrale è la descrizione che Ennio Flaiano dà dell’episodio nel quale il capotribù timbro risponde a una proposta del capotribù teutone: Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo “H”. Conclude che trasmetterà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta giusto in quel momento creando.

Firma e Timbro.

È tutto vero, i Teutoni, i Cimbri, gli Ambroni. Forse non del tutto i Timbri, ma è provato che i Timbri prima hanno occupato Roma, e da lì tutto il Paese. A tutt’oggi siamo bloccati a ogni piè sospinto da infiniti timbri.

Una Repubblica – a debito – fondata sul lavoro sotto casa.

Nel mondo reale le persone si spostano per cercare lavoro e realizzarsi, in quello fantastico il lavoro va a bussare alla porta delle persone.

L’idea che il lavoro sia dovuto (e poi da chi?) è l’utopia di una società a termine e dunque decadente e povera.
Certo, ci sono i diritti sul lavoro – ed in Italia il quadro normativo è vetusto ed inefficace Read more

Merkel dixit: non più Grexit

Il conflitto politico (cioè fra amministratori pubblici) è rientrato e la crisi greca sembra avviata verso qualcosa, anche se non si sa cosa. I media non trovano più nulla di interessante da dire, a parte qualche post-battutaccia sulla grande recita degli ultra nazi-marxisti-leninisti. I media sono alla ricerca di nuovi scoop insaporiti col sale dell’estate. Sarà un Frexit? Un Brexit? Un Itaxit o un Portexit? I grandi economisti stanno facendo le prove generali  per lanciare il tormentone estivo. Read more

È vero: tagliare la spesa pubblica, taglia il PIL e perciò i redditi.

La frase “riduzione della spesa pubblica” funziona come la frase “apriti sesamo”; solo che invece di aprire la porta del tesoro, parte un risponditore automatico: “cattivone asociale, questo non si deve fare perché”:

  1. C’è il rischio che insieme alla spesa pubblica si taglino i servizi ai cittadini
  2.  A ogni taglio alla spesa corrisponde una riduzione del PIL.

Sul primo punto la banale osservazione è che tagliare gli sprechi e la corruzione è una decisione Read more

PRJ #1 – Dimezzare il costo dell’energia – Bozza

Fantaprogretto Italo-Europeo #1: dimezzare il costo dell’energia

  • Obiettivo: riduzione del costo dell’energia del 50%
  • Metodo: QE fiscale focalizzato
  • Organizzazione delle risorse:
    • Infrastruttura: una rete di Centri di Ricerca sul territorio italiano, naturalmente parte del network internazionale Read more

L’Occidente ed il Coraggio del Visionario.

Gli “strumenti” con cui l’Occidente, negli ultimi 3 secoli, è diventato quello che conosciamo sono stati: Ragione, Illuminismo, Rivoluzione Industriale, Libertà e Tecnologia. Vecchi strumenti che sarà bene riprendere e “lucidare” se l’Occidente – e quanto questo termine significa e comporta: Cultura, Tolleranza, Libertà individuali, Istruzione, Ricchezza, Uguaglianza dei punti di partenza – vuole evitare di “prenderle”.

L’uomo occidentale ha esplorato incessantemente, innovato, creato anche in situazioni ove solo il Coraggio del Visionario avrebbe potuto trovare un “punto con cui sollevare il mondo”.

La Tecnologia potrà liberare l’Occidente dalla più grave catena che gli impedisce di essere Libero: la dipendenza energetica. Dipendenza energetica, nell’anno 2015, significa ancora dipendenza dal petrolio. Solo superando la “civiltà del petrolio” l’Occidente potrà riguadagnare la sua indipendenza economica e quindi morale, etica, culturale. Investire nelle forme alternative di energia non è più, quindi, solo una opportunità ma una Necessità di sopravvivenza. La forza del Sole va tramutata in forza dell’Occidente.

Tertium non datur.