L’Expo può ancora attendere?

I 147 i paesi che parteciperanno ad Expo 2015 a Milano-Rho confidano nel “genio italico”: ad un anno dalla apertura ufficiale devono ancora essere perfezionati i lavori di ripulitura dei siti (fatti all’80%) e completamento della piastra, fatta al 40% (siti e piastra consegnate da oltre 1 anno alle imprese che devono effettuare i lavori), devono essere realizzati i 60 padiglioni, i 9 “cluster” tematici, strade, passerelle, strutture permanenti; uno dei progetti-simbolo, le vie d’acqua, ha avuto una battuta di arresto causata dalla opposizione di comitati ambientalisti che hanno causato un ritardo di 3-4 mesi sulla tabella di marcia, che farà prevedibilmente slittare la realizzazione, comunque ridotta nel disegno finale, a dopo l’appuntamento con maggio 2015. Altri compromessi non sembrano possibili, ad avviso di Expo; la fase che sta iniziando è la più delicata: preparazione terreno, cantieri da aprire a cura dei general contractors, ingresso ed uscita materiali, lavori che si sovrappongono, gestione di migliaia di operai. Dall’altra parte della città, a Linate, la stazione di MM 4 non sarà pronta per l’appuntamento. Read more

Giù le mani dalla proprietà!

Tesi affascinanti sono state sviluppate da alcuni ricercatori che si annidano in polverose aule universitarie del Midwest yankee su come divellere la “proprietà intellettuale” od “industriale”, quel sistema di tutela giuridica dei beni immateriali a rilevanza economica: opere artistiche e letterarie,  invenzioni industriali e modelli di utilità,  design,  marchi, riassunti nelle tre grandi aree del diritto d’autore, del diritto dei brevetti e del diritto dei marchi. In Italia, l’assetto normativo di riferimento è contenuto nel D. Lgs. n. 30 del 2005 intitolato “Codice della proprietà industriale”: testo unico che raccoglie tutte le norme attinenti al campo dei brevetti e dei marchi. Resta fuori da questa opera di codificazione la normativa sul diritto d’autore, il cui riferimento è ancora la legge n. 633 del 1941, con le successive e numerose modifiche. Read more

Art contro tec, ma ci rimette il cittadino in difficoltà

Italiaperta Logo PROVOCAZIONEdi Scior Carera

Se mi rubano la macchina, lo Stato non mi rifonde nulla.

E mi pare che sia giusto così. Anche perché Read more

La ricchezza degli italiani

di Scior Carera

Secondo la Banca d’Italia la ricchezza degli italiani è cresciuta di 7,5 volte dal 1965 (1.100 mld ~) al 2010 (8.600 mld ~).

Dal 1995 al 2007 abbiamo aggiunto al nostro patrimonio privato totale circa 4 triliardi di euro; 360 miliardi all’anno per 11 anni, 6 mio all’anno pro-capite.

Un successone degno delle capacità degli italiani.

prova

 

 

Da questo punto di vista sembra chi i nostri amministratori abbiano fatto molto bene. Ma visto che si tratta della ricchezza complessiva degli italiani, sarebbe più preciso dire che sono stati bravi gli italiani; e che gli amministratori dello Stato probabilmente hanno dato una mano.

Tuttavia provo un pizzico di preoccupazione, direi anzi: un generale, fastidioso malessere di pancia. In effetti, osservo che la crescita del valore della ricchezza dei cittadini si è fermata nel 2007 e poi ha cominciato a calare, perdendo in cinque anni il 4/5 %.  Se cala, vuol dire che da diversi anni i cittadini italiani stanno spendendo il loro patrimonio, invece di incrementarlo. Banale, ma non inutile prenderne conoscenza razionale.

Ricchezza dei cittadini europei – Sappiamo che, purtroppo non per caso, è in corso una interminabile crisi economica globale. Dicono che sia a causa di un enorme eccesso di debito non esigibile. Gira voce che alcune istituzioni abbiano distribuito soldi a destra e a manca, senza controllo e senza merito. Deve essere caduto il principio che il credito sia una cosa seria: ciò che distingue una persona affidabile da uno scavezzacollo insensato.

Tornando alla crisi globale, sospetto che tirarla in ballo potrebbe suonare come una sorta di autoassoluzione, un po’ infantile o truffaldina, a seconda dei punti di vista. O di un fallimentare tentativo di allontanare una verità di lungo periodo: tendiamo a non essere più fra i massimi contributori alla prosperità del mondo. Nel contempo importantissime porzioni della popolazione mondiale (miliardi) hanno cominciato a produrre molta ricchezza, con vigore.

Prendiamo atto che siamo passati dalla 7a posizione di potenza economica mondiale alla 14a posizione. Il che ci porta ad analizzare più in dettaglio come ci rapportiamo ai G7 originari. La ricchezza si forma con l’accumulo del PIL dei cittadini, al netto delle uscite, anno dopo anno.

Nel periodo 1995-2012 gli ex-G7 hanno avuto performance (PIL) importanti e con differenze talvolta sorprendenti.

1995

2012

Incr.

%

Germany

2.523

3.428

905

36

France

1.572

2.613

1.041

66

United Kingdom

1.181

2.472

1.291

109

Italy

1.132

2.015

883

78

Japan

5.334

5.960

626

12

USA

7.664

16.245

8.581

112

La Banca d’Italia non parla ai cittadini, come dovrebbe, ma parla agli economisti con la lingua delle percentuali e delle sigle. Ecco infatti come mostra gli andamenti dei G7: “normalizzati” in un coefficiente che mette in rapporto Ricchezza e PIL. Una correlazione per esperti che mette in difficoltà il proprietario, socio e condomino del Paese Italia.

La ricchezza delle famiglie: un confronto internazionale

(valori in rapporto al reddito disponibile) 

 

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Ricchezza netta delle famiglie

Usa

5,91

5,64

5,26

5,73

6,17

6,60

6,62

6,34

4,87

5,20

5,36

5,25

Canada

5,31

5,33

5,40

5,42

5,46

5,62

5,72

5,77

5,68

5,77

5,78

5,79

Giappone

7,40

7,79

7,78

7,87

7,80

8,06

8,13

8,09

7,77

7,79

7,72

7,66

Germania

5,41

5,39

5,40

5,54

5,65

5,79

5,80

6,09

5,98

6,21

6,25

6,27

Francia

5,61

5,57

5,72

6,23

6,79

7,48

7,92

8,05

7,55

7,53

7,98

8,09

Regno Unito

7,71

7,16

7,17

7,52

7,97

8,32

8,71

9,04

7,58

8,06

8,26

Italia

7,15

6,96

7,13

7,33

7,56

7,87

8,05

7,98

7,99

8,18

8,14

7,87

L’Italia evidenzia i valori i più alti del coefficiente “senzanome”. Per giunta sempre crescenti nonostante la crisi del 2007 e l’annus horribilis 2009. Sembrerebbe un buona notizia. Ma prima di gioire è opportuno ricordarci che un rapporto è fatto di un numeratore e di un denominatore. Il reddito al denominatore (sostanzialmente il PIL) e la ricchezza al numeratore il cui andamento è rappresentato nella Fig 1. La ricchezza è in stallo e decrescita dal 2008 in poi. Ciò nonostante il coefficiente senzanome sale; sintomo matematico che il PIL scende più velocemente di quanto non scenda la ricchezza. Il che è tutt’altro che una buona notizia. Specialmente perché il PIL è una sorta di misura del reddito complessivo dei cittadini.

Non bastasse, la Banca d’Italia, con il suo solito eccessivo garbo, ci dice: … il nostro paese ha in questi cinquant’anni incrementato la propria ricchezza più di quanto abbia incrementato la produzione. Questo indicatore testimonia la crescente rilevanza delle condizioni patrimoniali rispetto a quelle reddituali nella nostra società, aspetto che può assumere un rilievo …….. in rapporto a quella (n.d.r. ricchezza ) che è possibile procurarsi giorno dopo giorno con l’attività lavorativa e di impresa.

Che tradotto in italiano brusco vuol dire che abbiamo aumentato il patrimonio, ma non per merito del nostro lavoro. Ci siamo procurati patrimonio con altri mezzi.

Già. Quali mezzi? Può essere lo Stato si è fatto prestare soldi che poi ha distribuito, con la spesa pubblica, ad alcune categorie di cittadini?

Congetture conclusive:

  • Il Grande Denarodotto Nazionale (Debito dello Stato”à”Spesa Pubblica”àPIL (da spesa pubblica)àRicchezza dei Cittadini) non aspira più denaro dai prestatori come una volta e quindi ne distribuisce molto meno
  • L’inversione si è manifestata nel 2007 e non si è più fermata:
    • il debito dello Stato ha raggiunto il suo tetto massimo
    • il PIL ha cominciato a scendere
    • Lo schema assomiglia al sistema Madoff/Ponzi, quello che Cipolla colloca nel quadrante “briganti” (porto via a te per mio beneficio), che funziona perfettamente quando le entrate crescono costantemente. E crolla quando non è più possibile alimentarlo con denaro prestato (o rubato, che per fortuna non sembra il nostro caso).
    • Se trovassimo sufficienti babbei in giro da darci una barcata di quattrini senza contropartite, il nostro PIL scalerebbe le classifiche a razzo
    • L’insegnamento principale è che vi è un PIL generato dal lavoro (trasformazione, a valore aggiunto) e PIL generato da transazioni a somma zero (soldi da una tasca all’altra senza trasformazione, cioè senza lavoro).

In Sintesi: ci serve più PILva (valore aggiunto da trasformazione/lavoro) e meno PILzero (PIL a somma zero) (*).

(*) per definizione internazionale il PIL generato dalla spesa pubblica vale tanto quanto costa, cioè non aggiunge nessun valore dall’immesso al prodotto. Non è solo un problema contabile, è sostanziale perché orienta le priorità sugli impieghi delle risorse (lavoro, capitale, mezzi) e perciò sulla generazione di PIL.

 

Olita: Lavorare sulla cultura per superare il deficit di liberalismo

Democrazia e Liberalismo: se la Democrazia rappresenta l’hardware – le condizioni necessarie – non avremo una società aperta senza il software, ovvero il Liberalismo che pone al centro la persona e la sua libertà. In tempi di confusione ideologica e crisi economica, mentre fioriscono nuovi partiti che soffiano sulla paura delle persone ed improbabili guru usano con forza ed efficacia le armi retoriche della demagogia, chi si ispira alle idee liberali sarebbe opportuno tornasse ai suoi fondamentali. Read more

Tremate, tremate le Troike son arrivate!

Ci si chiede spesso se l’Italia rischi un intervento “etero diretto” da parte di istituzioni sovra-nazionali come Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Banca Centrale Europea (BCE) attraverso i meccanismi di sostegno ed intervento disponibili in FMI e BCE.

Read more

Il turismo a Pavia e provincia

Iniziamo subito con una domanda (provocatoria): cosa serve per creare un’offerta turistica attrattiva?

Sono vogherese, di origini oltrepadane ed amo la mia terra. Adoro girare per le colline dell’Oltrepo, i canali della Lomellina o le vie ricche di angoli storici di Pavia.

Pavia è stata solamente una delle antiche capitali d’Italia, ospita una delle Università più antiche dove hanno insegnato e sperimentato geni assoluti nei loro campi; chiese e monumenti di importanza e notorietà internazionale. Perché non siamo sommersi da comitive di turisti che visitano la città e la sua provincia? (vi risparmio le statistiche aggiornate su quanti milioni di persone ogni anno fanno turismo e quali mete prediligono). Read more

Quintino Sella, la Google Tax e Maffeo Pantaleoni.

Spero anch’io che le imposte si ritocchino in guisa che ciascuno abbia le minori noie possibili, e paghi ciò che deve pagare, e ne abbia vantaggio tanto la giustizia come l’erario” osservò il senatore Quintino Sella, ministro delle Finanze, intervenendo il Parlamento il 18 ottobre 1874. Non esistevano ancora internet, Google, la UE; esistevano invece buonsenso, senso dello stato, rispetto delle regole, tutte cose ormai tramontate e sepolte da ignoranza dabbenaggine incompetenza dei politici nostrani, ad essere gentili assai. La settimana appena conclusa è paradigmatica dell’abisso intellettuale e legislativo in cui è sprofondata l’Italia: è passata la legge c.d. “Google Tax” che impone l’acquisto di beni online solo da venditori che abbiano una partita Iva italiana, in spregio alla normativa europea sulla libera circolazione dei servizi; l’Agcom ha stabilito, di propria iniziativa, la propria esclusiva competenza sul diritto d’autore online; il decreto “Destinazione Italia” ha vietato il “link” di contenuti editoriali se non preventivamente autorizzato (si intende, a pagamento … su tariffe stabilite dall’Agcom) dalle associazioni di categoria degli editori; il governo ha previsto un programma di benefici fiscali all’acquisto di libri, solo cartacei, e con esclusione di quelli con supporto elettronico. Passano i decenni e la fervida immaginazione legislativa italica conferma la dotta affermazione, fatta un secolo fa, di Maffeo Pantaleoni : “qualunque idiota è capace di imporre nuove tasse”

Fondazioni bancarie: missione impossibile.

10 ottobre, 2013 08:50

Create per dare stabilità all’azionariato bancario attraverso la divisione fra proprietà e gestione bancaria, le fondazioni bancarie sono 88, di cui 53 possiedono meno del 50% delle azioni delle banche conferitarie, Read more

Quando i responsabili non pagano mai

12 ottobre, 2013 07:46

2012 in perdita per 77 milioni per Asam, la holding della Provincia di Milano che possiede la partecipazione di controllo nella autostrada Milano-Serravalle pari al 52,9%, il cui valore delle azioni è stato ora svalutato a 4 euro; Read more