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#GDP (Gross Domestic Product) detto PIL è la sigla ambigua di oggi

Il GDP è una controversa, ma consolidata, misura dei risultati economici di un Paese e, in via indiretta, della qualità della vita dei suoi cittadini.

Una prima critica al GDP riguarda il fatto che misura la “forza” della nazione, ma non il benessere dei suoi cittadini. Per esempio il GDP cinese (9.200 mld) è poco più della metà di quello USA (16.700 mld), ma il GDP-per-Capita cinese è di 6.800 USD, otto volte inferiore a quello USA (53.000). I due esempi a seguire rendono evidenti i diversi andamenti europei del GDP nazionale e del GDP-per-Capita.

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Nel “Gross Domestic Product” tutti i paesi sembrano in crescita, con in testa la Germania. Quindi tutto bene.

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Nel “GDP-per-Capita” le cose cambiano parecchio; è in diminuzione da almeno vent’anni per tutti i paesi salvo UK che rimane sostanzialmente stabile. La capitalizzazione del GDP annuale sui vent’anni mostra un maggiore arricchimento dei cittadini inglesi. In questo gli AP (Amministratori Pubblici) inglesi hanno fatto meglio di quelli tedeschi e molto meglio di tutti gli altri. UK è il leader nel saper tenere alto il GDP-per-Capita.

Numerose teorie filosofiche ed econo-tecniche concorrono nel sollecitare un più efficace sistema di indicatori per misurare i progressi economici di ciascun paese. Mentre attendiamo il risultato del dibattito e degli studi in corso, pensiamo sia più coerente con la missione di ItaliAperta misurare il GDP-per-Capita che è di maggiore interesse individuale dei cittadini.

Il GDP è prodotto da due principali categorie di “generatori”:

  • Le Imprese (tutte le persone fisiche e giuridiche che creano reddito)
  • Gli AP nelle loro varie articolazioni associative (Nazione, Regioni, province, comuni, enti di vario tipo, ecc)

Patrimonio individuale di ciascun cittadino (persona fisica e giuridica) – È facile misurare il contributo, positivo o negativo, di ciascuna persona/impresa alla formazione del GDP aggregato. Nel tempo sono stati affinati, e ampiamente adottati, principi contabili internazionali che uniformano i rendiconti e li rendono confrontabili. L’utile, il risultato finale di gestione, il “GDP individuale”, viene aggiunto al patrimonio della persona/impresa che ne costituisce la ricchezza individuale. Conseguentemente la somma di tutti gli utili/perdite individuali determina il GDP aggregato, per nazione o per qualsiasi altro tipo di associazione o campione statistico. Anche la somma di tutti i patrimoni individuali compone il patrimonio complessivo privato degli aggregati di interesse.

Patrimonio affidato in gestione dai cittadini agli Amministratori Pubblici – Il valore aggiunto creato dagli AP di qualsiasi ente pubblico (stato, Regione, ente locale, ecc) è ancora più semplice da calcolare: è sempre uguale a zero.

Non è un’affermazione né sarcastica né politicamente avversa. È la ragionevole convenzione internazionale che vale per tutte le amministrazioni pubbliche. La motivazione è semplice, logica, pragmatica:

  1. Gli AP forniscono ai cittadini servizi che non sono pagati ad ogni erogazione secondo un prezzo applicato alla quantità e qualità del servizio reso (*). I servizi pubblici sono appunto pubblici (una parola ambigua per dire che sono messi in comune) spesso a causa della loro indivisibiltà; non possono essere erogati in frazioni unitarie ai singoli cittadini; ad esempio il servizio di difesa nazionale o la costruzione di una strada sono sostanzialmente indivisibili
  2. Gli AP non sentono di dover produrre margine (profitto) con l’erogazione di servizi ai cittadini; giustamente tendono a comportarsi come le associazioni senza fini di lucro. Anche nelle imprese i servizi amministrativi sono centri di costo e non centri di profitto; anche in quel caso le amministrazioni facilitano gli altri a fare meglio il loro lavoro.
  3. Per gli AP non è poi così importante conoscere il prezzo del servizio reso, ma è importante conoscerne il costo in modo da poter fissare ed esigere tasse sufficienti a coprire i costi.

In sintesi:

  • Le persone/imprese trasformano il lavoro in valore aggiunto (profitto) che accresce, sperabilmente, il patrimonio individuale e quindi il patrimonio aggregato
  • Gli AP, per definizione contabile, non producono direttamente valore aggiunto, ma producono servizi il cui valore viene computato diversamente. Il buon funzionamento dell’AP produce beni fisici e servizi che facilitano, rendono efficiente, rendono equa l’economia e la comunità. La parte economica del concetto può non essere immediatamente intuitivo; nelle note tentiamo una spiegazione (**) che si avvale di una reinterpretazione del famoso esempio dello scava-riempi buche.

Su queste sole premesse arriveremmo alla conclusione che tutti gli AP vadano licenziati perché non producono nulla di utile per la comunità. Sarebbe però una conclusione del tutto errata. È ovvio che una contabilità progettata per un’entità “senza scopo di lucro” non rilevi il prezzo di vendita del servizio; e con ciò non computi il differenziale fra costi e ricavi (profitto); e quindi non calcoli nemmeno il valore aggiunto. Il valore aggiunto però esiste ed è il servizio reso alla comunità che si misura con metodi extra-contabili. Molti osservatori globali (World Bank, Eurostat, OCSE, BdI  e i moltissimi altri organismi) misurano e confrontano il buon funzionamento delle AP, la cui funzione è appunto rendere efficiente ed equa la comunità e le sue attività economiche.

Considerazioni finali:

  1. L’AP produce un GDP contabile per convenzione uguale a zero, ma che si può misurare con gli indicatori di buon funzionamento dell’AP
  2. Nelle economie a prevalenza pubblica, come la Grecia, l’Italia e altre, la misurazione del GDP è fuorviante in quanto interpreta una componente secondaria dell’economia, per giunta in modo deformato. Per le economie a prevalenza pubblica è necessaria la lettura integrata, contabile (GDP-per-Capita) ed extra-contabile (indicatori e graduatorie). In questo modo è possibile vedere che paesi con GDP relativamente alto, possono avere un GDP-per-Capita insufficiente (Italia, Grecia, ..). Oppure che paesi ad economia prevalentemente pubblica (piccoli ed euro-nordici) pur con un GDP nazionale basso, godono di un GDP-per-Capita molto elevato e di posizionamenti altrettanto elevati nella graduatoria degli indicatori. Altri paesi meritano un’analisi più attenta degli indicatori. Per poter investire avvedutamente nei punti da migliorare, è necessario avere una visione inegrata contabile ed extra contabile
  3. Sfortunatamente l’Italia non spicca per posizionamenti particolarmente brillanti, nonostante il suo GDP nazionale sia ancora elevato. L’Italia si posiziona, per quasi tutti gli indicatori, ailivello di medietà, sui circa 180 paesi normalmente confrontati; in diversi casi, penosamente in basso.
  4. Nelle economie a prevalenza pubblica la rilevazione del GDP non solo dice poco, ma è sostanzialmente inutile, talvolta ingannevole e spesso manipolato dagli stessi AP in conflitto di interesse con i propri cittadini.

Note

(*) In qualche comunità socialmente evoluta, certi servizi pubblici sono resi ad un prezzo per quantità e qualità. Per esempio nella raccolta dei rifiuti alcune comunità particolarmente avanzate hanno già adottato questi metodi che, pur commisurando il costo del servizio al suo reale utilizzo, consentono di

  1. diminuire gli sprechi
  2. di aumentare l’equità per esempio in termini di servizio universale.

Nella maggioranza dei paesi però, il costo annuale totale del servizio a tutti i cittadini è coperto da una tassa, anch’essa annuale, che si presume bilanci il costo.

 

(**) L’economia dello scava buche

Ipotizziamo che un’impresa (I) ordini di scavare un buco e poi di riempirlo con la stessa terra. La trasformazione richiede lavoro, ma non necessariamente produce valore.

  1. L’impresa-I (privata) produce valore aggiunto per sé solo nel caso in cui il buco-riempito-di-terra venga venduto con profitto. Diversamente brucia valore a scapito del suo patrimonio (il costo del lavoro speso per scavare).
  2. Nel caso l’Impresa-I sia un’Amministrazione Pubblica, la vendita non ha luogo, il servizio prodotto viene reso disponibile senza scambio. I costi sono (nel lungo termine) pareggiati dalle tasse.  Non vi è valore aggiunto (contabile). Salvo pochissimi casi nel mondo, il patrimonio “pubblico”, e le sue variazioni, non entrano nei rendiconti.
  3. In entrambi i casi (punti 1 e 2) la persona/impresa (P) (quella che ha scavato e trasformato la buca) ha venduto il suo lavoro all’Impresa-I producendo valore aggiunto per sé indipendentemente dal valore aggiunto di I.
  4. La somma dei due valori aggiunti di P e di I è il valore aggiunto aggregato. Ipotizzando che il mondo economico in oggetto sia fatto esclusivamente da una persona fisica eda un’impresa-I (pubblica) avremo che P vende il proprio lavoro all’impresa-I e incassa X, l’impresa-I rende disponibile la buca alla comunità (che è composta solo da P), l’impresa-I (pubblica) chiede tasse all’unica persona fisica (P) della comunità per un valore di X il quale serve a pagare il lavoro di chi ha scavato (P). Il risultato è un circolo economico a somma zero. Nessun valore contabile è stato creato. Ma vi è un sottoprodotto: la buca il cui valore non si misura in GDP, ma con altri metodi.

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GDPpc – Chi si preoccupa che i cittadini guadagnino di più?

I parlamentari in Parlamento da più dieci anni lascino.

Hanno messo il Paese nella mani dei predatori, hanno fatto finta di non vedere, spesso hanno partecipato loro stessi alla predazione.

In ogni caso hanno costruito un’Amministrazione Pubblica disinteressata al benessere di propri cittadini.

Quasi tutti i Paesi Europei hanno registrato una crescita delle entrate procapite dei loro cittadini. Non in Italia dove i Cittadini si sono impoveriti. Vergognoso cercare di dirottare l’attenzione su presunte colpe e complotti degli altri Paesi contro l’Italia. Troppi Paesi crescono, impossibile accusarli tutti di complotti contro il nostro.

Gli Amministratori Pubblici (eletti e non), che siedono al comando da più di dieci anni, dimostrino con i comportamenti di sentire la grave responsabilità che hanno sulle spalle: l’impoverimento dei Cittadini. Lascino.


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GDPpc – Non può essere colpa degli altri

Crescono tutti.

Non può essere un complotto di tutti contro Italia.

I parlamentari che sono in Parlamento da più di dieci anni, diano le dimissioni come atto di responsabilità civile e sociale.

Hanno costruito un’Amministrazione Pubblica incapace di reagire, piatta, tutta presa dalle beghe interne ha lasciato il Paese nelle mani dei predatori, specialmente interni. Spesso ha partecipato attivamente alla predazione.

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Popper contro la tolleranza dell’intolleranza

La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.

In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto controllo dall’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso della violenza. Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Dovremmo insomma proclamare che ogni movimento che predica l’intolleranza si pone fuori legge e dovremmo considerare come crimini l’incitamento all’intolleranza e alla persecuzione, allo stesso modo che consideriamo un crimine l’incitamento all’assassinio, al ratto o al ripristino del commercio degli schiavi.”

 

Karl Raimund Popper, La società aperta e i suoi nemici (The Open Society and Its Enemies), 1945