Con la Tobin Tax accelera la fuga dall’Italia

Valutazione n. 2013/09/3

Provvedimento c.d. “Tobin Tax” (introdotta con L. 228/2012)

Sintesi

L’imposta sulle transazioni finanziarie (detta “Tobin Tax) si applica su tutti gli acquisti di azioni di società italiane, a partire al marzo scorso (e dal 1.9.2013 per le operazioni c.d. derivate); poiché la Tobin Tax viene applicata con diverse tempistiche e modalità in ciascun paese UE, per l’Italia avrebbe l’effetto di “dirottare” le transazioni oggi effettuate sul mercato dei capitali italiano verso altri mercati e su titoli di società straniere. In concreto, tutte le operazioni di: (1) acquisto di azioni emesse da soggetti residenti italiani (azioni italiane) e strumenti partecipativi, con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro; (2) acquisto di strumenti sintetici e derivati su azioni (azioni italiane); e (3) sul “trading ad alta frequenza” scontano una imposta progressiva all’aliquota dello 0.2% sul valore della transazione, ridotta della metà per operazioni concluse su mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione; aliquote variabili sono previste per le operazioni su titoli derivati, anche per tipologia del mercato ove si svolge l’operazione (regolamentato, non regolamentato). L’imposta è dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione dell’operazione (quindi, anche su mercati esteri) e dalla residenza dei soggetti contraenti (quindi, anche a carico di acquirenti esteri). La Tobin Tax discrimina l’acquisto di azioni di emittenti italiani (azioni italiane) nei confronti di azioni estere;  essa penalizza l’investimento in azioni di società italiane. Il rischio è un trasferimento del risparmio italiano su prodotti e strumenti finanziari esteri che non scontano la Tobin Tax, con la conseguente “riallocazione” dei portafogli del investitori internazionali ed ulteriore penalizzazione della “quota azioni Italiane”. La Tobin Tax si applica solo sugli acquisti di azioni di società italiane che capitalizzano oltre 500 milioni; se da un lato la norma può essere letta come un “favore” alle società di ridotta capitalizzazione (esentandone l’acquisto da Tobin Tax), dall’altro essa penalizza l’investimento in grandi società, che rientrano nei c.d. “benchmark” di settori industriali. La Tobin Tax costituisce un ostacolo all’afflusso di capitali in Italia; determina un incremento del costo del capitale per le società italiane; penalizza la piazza finanziaria italiana (dove sono quotate società italiane, salvo pochi casi di quotazione su mercati esteri) a beneficio di piazze finanziarie estere. La Tobin Tax non si applica ad alcune categorie di investitori, definiti per la loro qualifica “istituzionale”: essa discrimina fra investitori soggetti alla imposta, e non soggetti, per ragioni soggettive e non oggettive. Diamo quindi ad essa una “valutazione negativa”. 

 

Nascita della Tobin Tax

Nel febbraio 2013 il governo Monti introdusse, in anticipo sulle direttive europee, l’imposta sulle transazioni finanziarie (detta “Tobin Tax”). Lo spirito su cui si basa una imposta sulle transazioni finanziarie è di ottenere gettito dalla operatività su azioni, in particolare di breve periodo (c.d. “speculazione finanziaria”); laddove l’imposta sia applicata in un solo mercato (e.g., la Borsa Italiana), le transazioni si indirizzano verso altri mercati: come effetto, sul mercato italiano ci saranno una minore operatività (e conseguente minore attività degli operatori ed intermediari) ed una minore liquidità sui titoli azionari, a danno degli investitori e delle società quotate stesse.

Nella sua applicazione, la Tobin Tax italiana ha rilevanti impatti su: territorialità, applicandosi alle transazioni su azioni di società italiane, anche se eseguite da investitori esteri; trattamento diverso per tipologie di investitori diversi, non applicandosi ad alcune categorie di “istituzionali”; trattamento diverso per le transazioni su azioni di società quotate aventi una capitalizzazione inferiore o superiore a 500 milioni di euro.

Che cosa è la Tobin Tax

E’ una imposta applicata alle transazioni finanziarie su azioni ed altri strumenti finanziari; in ambito UE, ne era prevista l’introduzione a partire dall’anno 2014, ora rinviata per l’opposizione di diversi paesi (UK, Svezia) e gli operatori. In Italia, la TT è stata introdotta dalla L. 24.12.2012 n. 228 (“Legge di stabilità 2013”); con DM. MEF 21.2.2013 e 16.9.2013 sono stati emessi i relativi regolamenti; la TT è applicata sulle transazioni su azioni italiane di società con capitalizzazione superiore a 500 milioni a partire dal 1 marzo 2013, e sui contratti derivati, a partire dal 1 settembre 2013.

In ambito UE è aperto un dibattito sulla destinazione dei proventi derivanti dall’applicazione della tassa: per alcuni il gettito dovrebbe finire nel bilancio Ue, per altri restare agli Stati.

La legge italiana non specifica la destinazione dei proventi derivanti dalla TT, che si deve intendere come una imposta a carattere generale, senza destinazione di scopo.

La norma specifica che (comma 491) “ Il  trasferimento  della  proprietà’  di  azioni  e  di  altri strumenti  finanziari   partecipativi   di   cui   al   sesto   comma dell’articolo 2346 del codice civile, emessi  da  società  residenti nel territorio dello Stato, nonché  di  titoli  rappresentativi  dei predetti strumenti indipendentemente  dalla  residenza  del  soggetto emittente, è soggetto ad un’imposta  sulle  transazioni  finanziarie (…)”; “Per valore della transazione si intende il  valore  del  saldo  netto delle  transazioni  regolate  giornalmente   relative   al   medesimo strumento finanziario e concluse nella stessa giornata  operativa  da un medesimo soggetto, ovvero il corrispettivo versato.  L’imposta  e’ dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione e dallo  Stato  di  residenza  delle   parti   contraenti”

 

La TT è una imposta che si applica sulle transazioni, in modo proporzionale sull’ammontare del volume netto delle operazione di acquisto; essa è dovuta dai soggetti che acquistano azioni (ivi compresi gli intermediari quando acquistano azioni per conto del loro portafoglio di proprietà); gli intermediari residenti (banche, società di investimento, imprese di investimento, pubblici ufficiali) e non residenti che procedono all’operazione hanno l’obbligo di procedere al versamento dell’imposta (obbligo che incide direttamente sull’acquirente nel caso l’operazione non sia eseguita tramite un intermediario).

La TT prevista dalla legge italiana si applica alle operazioni di: (1) acquisto di azioni emesse da soggetti residenti italiani (azioni italiane) e strumenti partecipativi, con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro; (2) acquisto di strumenti sintetici e derivati su azioni (azioni italiane); (3) sul “trading ad alta frequenza”.

La norma recita: (comma 491) “Sono altresì esclusi dall’imposta  i trasferimenti  di  proprietà  di   azioni   negoziate   in   mercati regolamentari o  sistemi  multilaterali  di  negoziazione  emesse  da società la cui capitalizzazione media nel mese di novembre dell’anno precedente a quello in cui avviene il trasferimento di proprietà sia inferiore a 500 milioni di euro.”; (comma 492) “Le  operazioni  su  strumenti  finanziari  derivati  di   cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,  e  successive  modificazioni,  che  abbiano   come   sottostante prevalentemente uno o piu’ strumenti finanziari di cui al comma  491, o il cui valore dipenda prevalentemente da uno o più degli strumenti finanziari di cui al medesimo  comma,  e  le  operazioni  sui  valori mobiliari di cui all’articolo 1, comma 1-bis, lettere c)  e  d),  del medesimo decreto  legislativo,  che  permettano  di  acquisire  o  di vendere prevalentemente uno o più strumenti  finanziari  di  cui  al comma 491 o che comportino un regolamento in contanti determinato con riferimento  prevalentemente  a  uno  o  più  strumenti   finanziari indicati al precedente comma, inclusi warrants,  covered  warrants  e certificates, sono soggette, al momento della conclusione, ad imposta in misura  fissa,  determinata  con  riferimento  alla  tipologia  di strumento e al valore del contratto (…)”; (comma 495) “Le operazioni effettuate sul mercato finanziario italiano sono soggette ad un’imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza  relative agli strumenti finanziari di cui ai commi 491  e  492.  Si  considera attività di negoziazione ad alta frequenza  quella  generata  da  un algoritmo  informatico  che  determina  in  maniera   automatica   le decisioni relative all’invio,  alla  modifica  o  alla  cancellazione degli ordini e dei relativi parametri, laddove l’invio, la modifica o la cancellazione degli ordini su strumenti finanziari della  medesima specie sono effettuati. con un intervallo minimo inferiore al  valore stabilito con il decreto del Ministro dell’economia e  delle  finanze di cui al comma 500. Tale valore non può comunque essere superiore a mezzo secondo”.

La misura dell’aliquota è lo 0.2% sul valore della transazione, ridotta della metà per operazioni concluse su mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione; aliquote variabili sono previste per le operazioni su titoli derivati, anche per tipologia del mercato ove si svolge l’operazione (regolamentato, non regolamentato). L’imposta è dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione dell’operazione (quindi, anche su mercati esteri) e dalla residenza dei soggetti contraenti (quindi, anche a carico di acquirenti esteri).

L’imposta non è detraibile/deducibile ai fini delle imposte sui redditi: (comma 499) “L’imposta di cui ai commi 491, 492 e 495 non e’ deducibile  ai fini  delle  imposte  sui  redditi  e  dell’imposta  regionale  sulle attività produttive”.

Solo per il 2013, La TT si applica sulle operazioni di acquisto di azioni, con una aliquota dello 0.22% ridotta allo 0.12% per gli acquisti fatti su mercati regolamentati e sistemi multilaterali.

Dal 1.9.2013 la TT si applica sugli acquisti di contratti su strumenti derivati, secondo aliquote variabili.

La TT è versata dall’intermediario abilitato intervenuto nell’operazione (i.e., il soggetto che ha eseguito l’operazione per conto dell’acquirente); se estero, questi può nominare un rappresentante fiscale. Sono esentati dal pagamento della TT soggetti particolari quali Banca Centrale Europea, UE, banche centrali degli stati UE, altre banche centrali ed organismi che gestiscono le riserve di Stati, enti ed organismi internazionali riconosciuti dall’Italia.  Sono inoltre esenti gli enti di previdenza obbligatoria (e.g., INPS) e complementare (di cui al D.Lgs. n. 252 del 5.12.2005), le operazioni di riorganizzazione aziendale (come definiti in un Decreto MEF), le transazioni rientranti nella definizione di “etici” ex art. 117-ter D.Lgs. . 58 del 24.2.1998.

Vi sono rilevanti esclusioni dalla applicazione della TT:

1. non sono soggette a tassazione le operazioni su titoli obbligazionari convertibili; sono tassate le operazioni di conversione in azioni di tali titoli obbligazionari convertibili; sono tassate le operazioni su obbligazioni e titoli di debito che non garantiscono il rimborso del capitale;

2. sono escluse le operazioni c.d. sul mercato primario (prima emissione di azioni, od IPO), conversione in azioni di nuova emissione, acquisti temporanei (operazioni pronti c/termine, riporto, prestito azioni, …);

3. sono escluse le operazioni su titoli azionari emessi da società estere e trattati su mercati nazionali;

4. sono invece incluse le operazioni su titoli rappresentativi di azioni italiane, emessi da soggetti esteri (quali i c.d. Depositary Receipts);

5. sono tassati i trasferimenti della nuda proprietà delle azioni e degli strumenti finanziari emessi da società residenti italiane quotate.

La TT introduce una aliquota dello 0.02% sul valore degli ordini annullati o modificati relativi a transazioni su azioni e strumenti finanziari partecipativi e derivati, eseguite sul mercato finanziario italiano, per controvalori e numeri superiori a determinate soglie fissate dal decreto attuativo adottato dal MEF; si tratta delle attività definite come “trading ad alta frequenza”.

Sono esenti gli acquisti di titoli azionari per causa di successione e donazione.

La TT è una imposta che colpisce le transazioni, applicata in modo proporzionale sul valore della transazione in acquisto. In termini tecnici, sarebbe stata preferibile una imposta fissa (sul modello del fissato bollato). A parità di gettito, l’imposta andrebbe suddivisa fra acquirente e venditore; il rischio potrebbe essere che, laddove il gettito fosse inferiore alle attese, l’imposta venga estesa anche al venditore, con un raddoppio dell’imposta stessa, a danno del mercato.

La TT discrimina l’acquisto di azioni di emittenti italiani (azioni italiane) nei confronti di azioni estere;  essa penalizza l’investimento in azioni di società italiane. Il rischio è un trasferimento del risparmio italiano su prodotti e strumenti finanziari esteri che non scontano la TT, con la conseguente “riallocazione” dei portafogli del investitori internazionali ed ulteriore penalizzazione della “quota azioni Italiane”.

La TT si applica solo sugli acquisti di azioni di società italiane che capitalizzano oltre 500 milioni; se da un lato la norma può essere letta come un “favore” alle società di ridotta capitalizzazione (esentandone l’acquisto da TT), dall’altro essa penalizza l’investimento in grandi società, che rientrano nei c.d. “benchmark” di settori industriali. La TT costituisce un ostacolo all’afflusso di capitali in Italia; determina un incremento del costo del capitale per le società italiane; penalizza la piazza finanziaria italiana (dove sono quotate società italiane, salvo pochi casi di quotazione su mercati esteri) a beneficio di piazze finanziarie estere.

La TT non si applica ad alcune categorie di investitori, definiti per la loro qualifica “istituzionale”: essa discrimina fra investitori soggetti alla imposta, e non soggetti, per ragioni soggettive e non oggettive.

L’Italia è l’unico paese UE, insieme alla Francia, che applica la TT; nel contesto UE, le società quotate italiane sono pertanto penalizzate nei confronti delle altre società quotate UE.

La TT non è deducibile/detraibile ai fini delle imposte sui redditi; essa è pagata indipendentemente dalla realizzazione di un utile (capital gain) sull’operazione di investimento azionario.

Obiettivo preponderante della norma sembra l’esigenza di maggior gettito, un obiettivo a scarsa efficacia potendo prevedere una contrazione delle transazione finanziarie con conseguente riduzione del gettito da tassazione; la TT colpisce anche le transazioni su strumenti finanziari italiani, eseguite da non residenti; il servizio legale del Consiglio UE ritiene una tale disposizione contraria alle norme consuetudinarie di diritto internazionale (cui la legislazione UE deve conformarsi ai sensi dell’art 3 del Trattato istitutivo). Laddove le transazioni eseguite da non residenti fossero escluse, il rischio di “delocalizzazione” dal mercato italiano sarebbe ancor superiore, in quanto l’operatività su titoli nazionali avverrebbe per il tramite di intermediari non residenti.

La TT colpisce l’investitore finale, non le banche come spesso dichiarato dal Governo; come tale, la TT non prevede e chiede una qualche forma di “contributo” dell’industria finanziaria nazionale alla soluzione della “crisi”.

La introduzione della TT, nella formula adottata, causa un sostanziale disallineamento della norma italiana rispetto alla proposta di Direttiva europea che porterà alla introduzione della TT in un gruppo ristretto di paesi (11).

Infine, non si può sostenere che con questa imposta si intende punire la speculazione finanziaria; infatti la TT colpisce indiscriminatamente tutte le transazioni senza esentare neanche gli investimenti effettuati con finalità di accumulo di risparmio (indispensabile per far ripartire l’economia) o per finalità di copertura di rischi per l’economia reale.

 

Valutazione

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Valutatore 3: Pessima

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