#Debito è la parola ambigua di oggi

La parola ambigua di oggi e: debito.

Ecco la fiera con la coda aguzza,
che passa i monti e rompe i muri e l’armi!
Ecco colei che tutto ‘l mondo appuzza!
Dante – Divina Commedia – Inferno XVII 1-3
Terzo girone – settimo cerchio
Lo sbraitante terzo a destra potrebbe essere il notissimo usuraio Rinaldo degli Scrovegni padre di Enrico

Cinquecento anni fa la mente ordinata di Padre Pacioli ci ha donato una semplice ed elegante verità: il debito e il credito sono, anzi devono essere, perfettamente uguali.

Qualche tempo fa mi sono sentito dire che il “debito è una percezione”. Superato l’iniziale sussulto emotivo, sono giunto alla conclusione che in effetti se il debito e il credito sono, devono essere, uguali, le partite si pareggiano tutte annichilendosi, svanendo nel mondo metafisico della percezione. Il teorema logico-matematico trova riscontro nei comportamenti quotidiani: tutti prestano soldi a tutti e tutti si fanno prestare denaro da tutti. Quando tutti restituiscono i loro debiti, nel libro della partita doppia di Pacioli tutto va a zero. Pare che importanti scritture sostengano che ciò accada anche nel giorno della remissione dei debiti.

Perché allora qualcuno di noi sussulta quando sentiamo dire che il “debito è una percezione”?

Me lo spiego solo con quell’altro semplice ed elegante principio di relatività secondo il quale i fenomeni sono diversi a seconda del punto di vista, del sistema di riferimento.

Il punto di vista di chi dice “il debito è una percezione” non può che essere “dall’alto”, omnicomprensivo, sistemico, a-temporale; per esempio il punto di vista degli Amministratori Pubblici o del Sistema Finanziario.

Ma dal punto di vista del Cittadino, persona fisica, o dell’Impresa, persona giuridica, il fenomeno cambia drammaticamente. Acquista un prospettiva “temporale” (si dice “secolare” quando si vuole distinguere il piano reale dal trascendente). Nello strato dell’economia reale (Cittadini e Imprese) i debiti esistono, sono concreti, determinano il futuro, la stessa esistenza delle persone, fisiche e giuridiche. Sul piano del reale.

150413 001Quasi tutte le culture primitive, in senso antropologico e perciò non negativo, considerano il debito la conseguenza di un comportamento satanico e distruttivo. Più precisamente, la mancata restituzione del debito è satanica. I debitori insolventi venivano lapidati, resi schiavi, esiliati, puniti quasi più gravemente degli assassini. Prima di essere un danno contro qualcuno, era un crimine contro la comunità, un delitto che distruggeva l’affidabilità e la solidarietà fra i membri della comunità. Le conseguenze sociali di questa concezione furono enormi; per esempio la professione dei presta-soldi erano marchiate come sataniche e bandite dalla società; alcune religioni le condannavano al loro inferno. Non per questo tuttavia mancavano i cattivi-presta-soldi ai quali i “buoni” si rivolgevano continuamente e normalmente. Un errore di parallasse morale che rendeva i presta-soldi sostanzialmente conniventi con chi non restituiva i debiti. Correlazione innegabile, seppure ancora troppo superficialmente analizzata. Qui a fianco Enrico Scrovegni dona la famosa cappella per far perdonare le malefatte usurarie del padre.

Da Pacioli in poi, in una prospettiva economicamente più sofisticata, prestare soldi si mutò in “finanziare”, parola assai meno sgradevole. Essa entrò in stanze bene arredate, ben frequentate da persone con abiti e linguaggio ben curati, in ambienti ovattati, riservati, posti ai piani alti della società. Le finanze servivano, eccome, ad accelerare i processi economici di creazione di benessere e di espansione patrimoniale. La finanza diventò un indispensabile strumento per il funzionamento dell’economia reale.

A questo punto è chiaro perché la parola “debito” è ambigua:

1) Secondo gli Amministratori Pubblici e il Sistema Finanziario, il debito sostanzialmente non esiste. È una percezione, un numero, fastidioso, ma pur sempre un numero insostanziale, espandibile all’infinito. Per gli Amministratori Pubblici e per il Sistema Finanziario conta il costo dell’affitto del denaro (tassi); secondo loro non è necessario restituire il debito, va solo passato di mano in mano e rinnovato. Per loro non è necessario collegare il credito ad una reale iniziativa da finanziare; non è necessario collegarlo allo strato dell’economia reale. Al contrario, nell’aria rarefatta della stratosfera, certi collegamenti fra investimento e finanziamento sono un esercizio difficile, fastidioso e spesso controproducente rispetto agli obiettivi. È più politically correct trattarlo con il morbido linguaggio dei metafisici fenomeni macroeconomici.

2) Nello strato dell’economia reale, dove vivono i Cittadini e le Imprese, il debito è invece un fatto concreto che:

a. se ragionevole, accelera la creazione di valore
b. se eccessivo, compromette gravemente la qualità della vita fino al fallimento (incapacità di restituire il debito) che è appunto riconosciuto e regolato da specifiche leggi.

Forse tutto questo ci ricorda l’origine della lunga e perdurante crisi finanziaria le cui radici sono nell’erogazione di un esorbitante credito in infinita crescita, concesso a persone, fisiche e giuridiche, che fin dall’inizio non erano in grado di restituirlo. Persone che hanno ottenuto credito per ragioni relazionali e funzionali alla circolazione del debito/credito più che per personale credibilità e merito. Tale enorme credito certamente si è trasferito anche sul piano del reale, certamente ha alimentato una crescita economica, talvolta furiosa. Ha trasferito “risorse che non esistevano” (numeri) sul piano dell’economia reale; ma quando il mondo dell’economia reale ha applicato le sue regole (la restituzione del debito) sono saltati anche i meccanismi degli Amministratori Pubblici e del Sistema Finanziario che sono stati costretti a riportare l’enorme massa di credito entro la “soglia di restituibilità”. Peccato che a pagare il buco reale sia stata l’economia reale, i Cittadini e le Imprese.

Chiudiamo con una nota antropologica: negli anni ’80 la finanza è passata dalle stanze ovattate, dagli abiti per bene, dalle parole politically correct al mondo bullesco, spettacolare, arrogante alla Mr. Gekko.
Peccato.
Speriamo che la legge del pendolo riporti l’equilibrio.
Speriamo che il debito e il credito siano erogati:

  • in base al merito e all’affidabilità della controparte
  • in coerenza con investimenti (e non per coprire il capitale circolante/le spese correnti)
  • entro ragionevoli soglie di restituibilità; oltre tali soglie si entra nel terzo giorne, settimo cerchio.
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  1. […] debito è a banda limitata, nella quantità e nel tempo. Il debito è lo specchio del credito; sebbene non indispensabile, è un utile acceleratore […]

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