Democrazia 3.0 – Il paradosso della democrazia

Pare che le democrazie più datate, più stabili e più ammirate non siano affatto nate su ispirazione del pensiero filosofico greco. Forse nemmeno quella ateniese alla fin fine è stata una democrazia nata dal pensiero filosofico greco. Infatti i molti filosofi greci che raccontano della loro democrazia, ci hanno trasmesso dettagliati commentari piuttosto critici verso il sistema democratico. Pur vivendoci immersi e godendo dei benefici della democrazia, come la libertà di pensiero e di parola, avevano consapevolezza delle debolezze specialmente nei confronti le forze esterne alla loro Città Stato. E infatti, nonostante l’eroica resistenza, furono battute da forze molto più grandi e assai meno democratiche.

Gli stessi estensori della costituzione americana, sembrano piuttosto critici nei confronti della forma di governo “democrazia” nella quale vedevano più o meno le stesse debolezze che vi vedevano i pensatori greci. I fondatori della nuova forma di governo americana, sospettosi verso la democrazia, avevano ragioni scarsamente filosofiche e molto pragmatiche:

  1. Non volevano pagare tasse richieste da un governo da loro non riconosciuto (cioè da un governo che spendeva i soldi dei cittadini non per gli interessi dei cittadini, ma per altri scopi)
  2. Non volevano un governo che chiedeva loro servizi incomprensibilmente lontani dai loro interessi.
  3. Volevano un governo forte ed efficace nella difesa degli interessi americani fuori dei confini
  4. Volevano un governo forte nel far rispettare le regole di convivenza interna, ma anche la libertà di pensare, dire e fare
  5. Avevano il terrore che un governo, che concentrasse nelle proprie mani un potere sproporzionato, alla fine potesse diventare quel pericoloso governo di cui ai punti 1 e 2.

Un dilemma irrisolvibile che trovò risposta nella stabile instabilità di un sistema di contrappesi pronti a scattare nel momento in cui il governo forte fosse diventato troppo forte.

Sono pochi gli esperimenti europei originati dall’esigenza di tenere sotto controllo governi troppo forti. E sì che l’Europa del ‘700 e dell’800 aveva governi talmente forti da governare il mondo intero. Eppure i cittadini europei non apparivano particolarmente preoccupati.  Forse perchè le entrate, provenienti da tutto il mondo, fornivano sufficienti risorse per una ragionevole qualità della vita?
Giusto un po’ prima del periodo di massima potenza mondiale, in effetti c’erano stati alcuni, pochi, Paesi che si erano trovati in condizioni analoghe a quelle americane: popoli dominati da governi imperiali lontani dalla loro casa. Per esempio le Province Olandesi, il Belgio, e pochi altri. Furono tutti spazzati via dalla strapotenza degli imperi dell’epoca contro i quali avevano osato erigere una barriera di resistenza con le nuove organizzazioni “moderno-democratiche”. Interessante è notare che inizialmente, sia di là dell’Atlantico sia in Olanda e in Belgio, i rivoltosi (verso governi troppo forti) ritenevano indispensabile mantenere milizie locali (il cui comando fosse locale).

Pare che la parola stessa “democrazia” non fosse particolarmente amata né in America né nei Paesi europei di cui sopra. La parola democrazia arrivò in America solo dopo che Tocqueville, a metà ottocento, volle tentare di descrivere ai suoi conterranei francesi gli strani comportamenti degli americani. Il suo libro aveva il titolo “De la démocratie en Amérique”. (*) Fu così che gli americani inconsapevolmente divennero democratici anche di nome.

Pare poi che gli altri tentativi di democrazia, cioè quelli ispirati alla mitologia della democrazia greca, siano sempre tutti falliti non senza danno per le popolazioni. Almeno fino alla seconda guerra mondiale, quando il mondo cambiò davvero.

Possiamo allora sintetizzare che la parola democrazia moderna potrebbe avere un’origine più pragmatica e meno filosofica? La democrazia moderna potrebbe essere, non la realizzazione di un’idea, ma la realizzazione di un più efficiente bilanciamento di poteri fra i cittadini e i loro governi?
Se fosse vero, la democrazia moderna potrebbe essere applicata solo da cittadini consapevoli di sé (liberi e sovrani) e da governi con la matura consapevolezza di non poter governare contro gli interessi dei cittadini.
L’esempio più tremendo è quello dei governi europei, fuori tempo e irragionevoli, che furono spazzati via non da una rivoluzione, ma da una guerra (WWII) o dal collasso economico. Il motore del cambiamento non fu necessariamente il desiderio di democrazia e di libertà, ma probabilmente l’aspirazione a una maggiore qualità della vita che i governi forti e centralizzati di allora dimostravano di non essere più in grado di fornire, anzi la facevano declinare.  L’aspirazione alla libertà è fin troppo spesso confusa, dai teorici, con l’aspirazione alla maggior qualità della vita; forse esse vengono confuse perchè camminano inseparabilmente a braccetto. La differenza sta forse nel fatto che la qualità della vita si può misurare, seppur parzialmente, e quando i parametri scendono, la tensione sociale cresce proporzionalmente; quando accade, i cittadini tendono a sollecitare soluzioni diametralmente opposte alla situazione amministrativa corrente.

L’Europa deve imparare in fretta dalla storia dell’umanità.

(*) È un’interessante coincidenza che De la démocratie en Amérique precedesse di soli trent’anni circa Das Kapital che di fatto sosteneva la molto europea convinzione che il potere dovesse essere molto concentrato e che non necessitava affatto di controlli. Più precisamente il problema dei controlli sul potere non era assolutamente percepito.