Esperimenti naturali di confini

Lo spunto per questo articolo viene dall’immagine lanciata su twitter da Fabio Scacciavillani-

CinoKazak

 

 

Il lancio è caduto nel pieno di un denso fioccare sui social di commenti sulle diversità a cavallo di confini, spesso troppo solidi. Si tratta di effetti economici, storici, spesso nefasti, studiati per esempio dall’antropologo Jared Diamond del quale vi sottopongo uno stralcio dal “Capitolo 4- Comparazioni all’interno di un’isola e fra diverse isole” del testo “Esperimenti naturali di Storia” – Codice Edizioni. Diamond è anche autore di un altro ampio studio sullo stesso tema: “Collasso” (Einaudi).

Il testo è scorrevole, pur carico di spunti di riflessione.

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……….Il primo studio è una comparazione storica narrativa, non-quantitativa, non-statistica delle due nazioni che si dividono l’isola caraibica di mo­deste dimensioni Hispaniola, nell’intento di affrontare la domanda: perché le condizioni di vita divennero gradualmente più povere e più disperate nella metà occidentale dell’isola (oggi Haiti) che in quella orientale (oggi la Repubblica Dominicana), benché la par­te occidentale fosse in origine molto più ricca e potente di quella orientale? ……….HispaniolaLa mia comparazione di Haiti e della Repubblica Dominicana ap­partiene al campo di studi dei cosiddetti esperimenti naturali di confini. Questi studi si sforzano di identificare gli effetti delle istituzioni uma­ne sulla storia attraverso lo studio della creazione o rimozione di un confine tracciato arbitrariamente in un paesaggio (ossia non coinci­dente con alcuna delimitazione naturale importante). In una forma dell’esperimento si esamina l’effetto di un confine in precedenza inesistente, che determina il divergere di due società in precedenza simili: come esempi si possono citare la creazione dei confini fra la Germania Est e la Germania Ovest nel 1945, fra la Corea del Nord e la Corea del Sud nello stesso anno e fra le repubbliche baltiche e la Russia nel 1991. Inversamente, l’esperimento” opposto esamina l’effetto della rimozione di un confine esistente, caso illustrato dalla riunificazione della Germania Est e della Germania Ovest nel 19891, e dal recente ingresso della Slovenia nell’Unione Europea. Queste comparazioni possono far luce sugli effetti di diverse istituzioni e storie. Esse riducono gli effetti di altre variabili, sia attraverso la comparazione della stessa area geografica prima e dopo la creazione o eliminazione del confine, o attraverso la comparazione simultanea di due aree confinanti e geograficamente simili.

Haiti è il paese più povero del doppio continente americano e uno dei più poveri al mondo. È deforestato per più del 99 per cen­to, e il suo suolo è fortemente eroso. Il governo di Haiti è incapace di fornire alla maggior parte dei suoi cittadini persino i servizi più elementari, come l’acqua, l’elettricità, lo smaltimento delle acque di scarico e l’istruzione. Di contro, la Repubblica Dominicana, pur es­sendo ancora una nazione in via di sviluppo, oggi ha un reddito pro capite mediamente sei volte maggiore di quello di Haiti, è coperta da foreste nel 28 per cento del suo territorio e conserva il sistema di riserve naturali più ricco del Nuovo Mondo. È per importanza il terzo paese esportatore di avocado a livello mondiale e il princi­pale esportatore di grandi giocatori di baseball, come ben sa ogni ammiratore di Pedro Martínez e di Sammy Sosa. È una democrazia funzionante nella quale, in votazioni recenti, i presidenti sconfitti dall’esito del voto hanno riconosciuto il loro insuccesso e si sono ritirati pacificamente. Quanto alla vicina Haiti, che ha una popo­lazione press’a poco pari a quella della Repubblica Dominicana, ha un numero di lavoratori occupati pari solo a un quinto di quelli del paese vicino, un quinto delle sue automobili e autocarri, un sesto dei suoi chilometri di strade asfaltate, un settimo del numero di persone che hanno conseguito diplomi superiori, un ottavo dei suoi medici, un undicesimo della sua quantità annuale di petrolio impor­tato e consumato, un diciassettesimo delle sue spese mediche pro capite, un ventiquattresimo della sua produzione di elettricità, solo un ventisettesimo delle sue esportazioni annuali e un trentatreesimo del suo numero di televisori. Al tempo stesso, Haiti ha una densità di popolazione maggiore del 72 per cento di quella della Repubblica Domenicana, un tasso di mortalità infantile due volte e mezzo più alto, un numero cinque volte maggiore di bambini malnutriti sotto l’età di cinque anni, un numero sette volte maggiore dei casi di ma­laria e un numero di casi di AIDS undici volte maggiore.

Eppure queste due nazioni condividono la stessa isola. Le condizioni disperate della moderna Haiti diventano ancora più sorprendenti quando si riflette sul fatto che in tempi coloniali la parte occidentale di Hispaniola, nota allora col suo nome france­se di Saint-Domingue, era di gran lunga la colonia più ricca delle Americhe e forse del mondo, ricevendo quasi due terzi degli inve­stimenti esteri della Francia in tutto il mondo. Anche dopo la deva­stazione economica e sociale e il declino demografico associato alle lunghe guerre di Hispaniola per l’indipendenza, Haiti rimase molto più ricca e più potente della Repubblica Dominicana, che conqui­stò e che si annesse negli anni 1822-1844. Solo nei primi decenni del Novecento l’economia dominicana sopraffece quella di Haiti. Come possiamo spiegare questo sorprendente rovescio di fortuna?

Chiunque si sia recato in volo da Miami a Santo Domingo avrà visto stagliarsi, da 9000 metri di quota, il netto confine che separa le due parti dell’isola, come se questa fosse stata tagliata nettamente in due da una lama affilata. A ovest della linea di divisione, ilterreno è spoglio e scuro, mentre a est di tale linea è verde e coperto di fo­reste. Chi si trovasse sul confine con lo sguardo rivolto verso nord, vedrebbe a sinistra i campi nudi e scuri di Haiti, mentre, a poche decine di metri, verso destra, cominciano le foreste di pini della Repubblica Dominicana. Questa vista chiarisce che è impossibile capire Haiti senza capire la Repubblica Dominicana.

Ora farò una comparazione narrativa breve e ipersemplificata delle loro traiettorie storiche. A chi dovesse lagnarsi per il fatto che la storia reale è più complicata della descrizione che ne do io, ri­sponderei: è vero, è molto più complicata, ma dovresti essere con­tento che i limiti di lunghezza imposti al mio capitolo mi costrin­gano a ridurre questa sezione su Hispaniola a sole poche pagine e a descrivere tre insiemi principali di fattori, impedendomi di chiederti di leggere 793 pagine in cui si descrivono altri settantatré fattori. La mia interpretazione delle differenze fra la società haitiana e quella dominicana implica differenze climatiche e ambientali indipendenti dagli esseri umani; differenze culturali (fra cui linguistiche), econo­miche e politiche sorte nel corso della storia umana, e che hanno avuto effetti diversi nell’epoca coloniale e dopo il conseguimento dell’indipendenza; e differenze individuali fra i dittatori dei due pae­si rimasti a lungo al potere nel xx secolo, ma non è detto che queste differenze individuali siano un fattore così separato dagli altri come potrebbe sembrare a prima vista.

Il primo insieme di differenze implica il tenere in considerazione gli ambienti diversi della parte occidentale e di quella orientale di Hispaniola. Poiché le piogge accompagnate da venti vengono per lo più da est, la piovosità diminuisce da est verso ovest, e la parte occi­dentale (haitiana) dell’isola è quella più arida. Essa è anche più sco­scesa, con suoli meno densi e meno fertili, e senza la vasta Valle del Ciba, al centro della Repubblica Dominicana, che contiene i suoli più fertili dell’isola e la terra più produttiva per l’agricoltura. Queste differenze ambientali resero la parte haitiana dell’isola più soggetta alla deforestazione (a causa della minore piovosità e quindi della più lenta ricrescita degli alberi) e all’erosione del suolo (a causa delle maggiori pendenze dei rilievi e della minore profondità dei suoli).

Ad Haiti, come altrove nel mondo, fra le conseguenze della de­forestazione ci sono state non solo l’erosione del suolo, ma anche una diminuzione della sua fertilità, la perdita di legname e di altri prodotti da costruzione derivati dalle foreste, una quantità maggio­re di sedimento nei fiumi, una diminuita protezione dei bacini e quindi una diminuita efficienza della produzione di energia idroe­lettrica, e la perdita di legna per la produzione di carbone, il prin­cipale combustibile di Haiti per cucinare. Poiché le foreste stesse generano pioggia in conseguenza della traspirazione di acqua dagli alberi, la deforestazione tende a creare un circolo vizioso poiché la caduta di alberi riduce la piovosità, rendendo quindi il terreno stesso maggiormente incline a un’ulteriore deforestazione, che a sua volta riduce ancor più la piovosità. Così, anche se le società umane di Haiti e della Repubblica Dominicana fossero state culturalmente, economicamente e politicamente identiche (cosa che non fu), la parte haitiana di Hispaniola dovrebbe comunque affrontare proble­mi ambientali più seri.

Il secondo insieme di differenze fra Haiti e la Repubblica Domini­cana implica storie coloniali diverse. La Spagna, la prima nazione europea a colonizzare Hispaniola, stabilì la sua capitale nella parte orientale dell’isola, a Santo Domingo, nei pressi della foce del fiu­me Ozama. Fondata nel 1496 dal fratello di Cristoforo Colombo, Bartolomeo, Santo Domingo svolse per molti decenni la funzione di capitale di tutti i possedimenti spagnoli nel Nuovo Mondo, fino a quando la sua importanza fu ridotta a proporzioni minori dalle con­quiste spagnole in Messico e in Perù. Perciò i pirati francesi, britannici e olandesi che tentavano di intercettare i galeoni spagnoli in viaggio fra Santo Domingo e la Spagna, si stabilirono nella parte occidentale di Hispaniola, sulla stessa isola di Santo Domingo, ma il più lontano possibile dal centro del governo spagnolo. Nel Seicento la Francia acquisì il controllo della parte occidentale di Hispaniola, poi riconosciuto dal Trattato di Ryswick del 1697; i confini furono poi definiti­vamente tracciati dal Trattato di Aranjuez del 1777.

A quest’epoca, però, la Francia era più ricca della Spagna, poteva permettersi di comprare e importare molti schiavi e c’erano poche altre colonie del Nuovo Mondo che potessero competere con la parte francese di Hispaniola per gli investimenti e l’attenzione che riceveva. La colonia francese della metà occidentale dell’isola che sarebbe in seguito diventata Haiti ebbe infine una popolazione com­posta all’85 per cento da schiavi. Nel Seicento, però, la Spagna ave­va nel Nuovo Mondo colonie molto più redditizie (specialmente il Messico e il Perù) e non poteva permettersi di comprare (e comun­que non comprò) molti schiavi da importare nella parte orientale di Hispaniola, che divenne poi la Repubblica Dominicana (qui la po­polazione di schiavi costituì solo il 10-15 per cento della popolazione totale). Ancora nel 1785, la popolazione di schiavi africani ammon­tava a circa 500 000 individui nella parte francese di Hispaniola, ma solo a 15 000-30 000 nella parte spagnola.

La ricchezza (il prodotto lordo) molto maggiore della parte oc­cidentale di Hispaniola (la futura Haiti) rispetto alla parte orientale (la futura Repubblica Dominicana) in tempi coloniali fu una con­seguenza di fatti o eventi della storia umana più che di condizioni ambientali. In altri termini la Haiti coloniale era più ricca non grazie a vantaggi ambientali, bensì nonostante gli svantaggi ambientali di una minore piovosità, di un territorio più scosceso, di suoli più di­sgregati e meno fertili e della mancanza di un’ampia valle centrale. In breve, fra i fatti o eventi storici che condussero all’arricchimento della Haiti coloniale ci sono la fondazione della capitale spagnola nel sito portuale di Santo Domingo, nella parte orientale di Hispaniola, per ragioni che non avevano niente a che fare con i vantaggi di questa parte dell’isola per l’agricoltura (al tempo di Colombo gli spagnoli erano impegnati più a sottrarre oro agli indios che a svi­luppare piantagioni); l’insediamento dei pirati francesi, per ragioni conseguenti, nella parte occidentale dell’isola; il fatto che la Francia fosse più ricca della Spagna (e potesse quindi permettersi più facil­mente l’acquisto di schiavi), per ragioni che non avevano nulla a che fare con Hispaniola; e il fatto che la Spagna avesse opportunità di investimento nel Nuovo Mondo molto più attraenti di Hispaniola.

Gli sviluppi storici che lasciarono la Spagna nella parte orienta­le dell’isola e la Francia in quella occidentale apportarono tre serie di pesanti conseguenze per le differenze fra Haiti e la Repubblica Dominicana che possiamo osservare ancora oggi. Innanzitutto, Haiti finì con l’avere una densità di popolazione umana considere­volmente maggiore, nonostante i suoi svantaggi agricoli. In secon­do luogo, anziché tornare in Francia vuote, le molte navi francesi che portavano ad Haiti i loro carichi di schiavi dall’Africa tornava­no in Francia con legname prelevato dalle foreste di Haiti, e quelle esportazioni di legname, in aggiunta alla più densa popolazione umana della metà occidentale di Hispaniola e al clima più secco diedero inizio alla deforestazione di Haiti. Infine, gli schiavi di Haiti, che provenivano da molti gruppi linguistici africani diversi, svilupparono per comunicare fra loro una propria lingua creola, esattamente come fecero molte altre società di schiavi. Ancora oggi il 90 per cento circa della popolazione di Haiti parla soltanto il creolo haitiano (lingua che è parlata, fuori di Haiti, solo da emigranti haitiani), e soltanto il 10 per cento circa della popolazione parla francese. In altri termini, gli haitiani sono linguisticamente isolati dal resto del mondo. Nella Repubblica Dominicana, tutta­via, la lingua di gran lunga dominante è lo spagnolo. In questa par­te di Hispaniola non ci fu mai una grande popolazione di schiavi, cosicché non vi si è mai sviluppata una lingua creola strettamente indigena paragonabile al creolo haitiano. Le lingue meno diffuse nella Repubblica Dominicana sono alcune fra le più importanti del mondo, parlate da comunità immigrate (l’inglese, il cinese, l’arabo, il catalano e il giapponese).

Così, le differenze culturali fra una società di schiavi che par­lavano una lingua creola nella parte occidentale, più densamente popolata, di Hispaniola e una società di uomini liberi che parlavano spagnolo nella parte orientale, molto meno popolata, erano già pro­nunciate verso la fine del Settecento, alla vigilia dell’indipendenza haitiana e dominicana. Queste differenze furono rafforzate dalla diversa rapidità e violenza con cui le due parti dell’isola si resero indipendenti dai loro governi coloniali, e dai diversi sviluppi che ne seguirono. Gli schiavi di Haiti ottennero libertà e indipendenza nel 1804, dopo feroci lotte contro eserciti francesi cominciate nel 1791, il ritorno di un esercito francese napoleonico nel 1801 per re­staurare il governo francese, la cattura – realizzata dalla Francia col tradimento – del capo degli schiavi Toussaint-L’Ouverture durante una trattativa delle due parti, e l’inizio dell’evacuazione di Haiti da parte dei francesi nel 1803. Questi fatti condussero giustamente gli haitiani a diffidare degli europei e a temere che un loro ritorno potesse preludere a un tentativo di ristabilire la schiavitù. Perciò gli haitiani divenuti indipendenti uccisero i bianchi restanti e si divi­sero le piantagioni. Dopo quella conclusione cruenta, un’immigra­zione e investimenti da parte di europei furono l’ultima cosa che la maggior parte degli haitiani potesse desiderare. Inversamente, l’ultima cosa che molti europei e americani proprietari di schiavi volessero vedere era il successo di una rivolta di schiavi, cosicché rifiutarono ogni opportunità di investire ad Haiti o di aiutare que­sta parte dell’isola, e questo divenne un fattore importante dietro la crescente povertà di Haiti 9. Un ulteriore ostacolo alle relazioni fra gli haitiani da un lato e l’Europa e gli Stati Uniti dall’altro fu la barriera linguistica: europei e americani non capivano il creolo haitiano, e pochi haitiani parlavano francese. Questa barriera lin­guistica esisteva già quando Haiti conseguì la sua indipendenza, ma il mancato coinvolgimento ad Haiti di europei e americani nel periodo successivo contribuì alla sua persistenza. Ciò rese perciò pressoché certo che il creolo haitiano non sarebbe stato estesamen­te sostituito da una lingua europea.

Nella parte dominicana di Hispaniola la “lotta” per l’indipen­denza si svolse in modo molto diverso. I coloni della parte est dell’isola erano così poco interessati all’indipendenza che, dopo la partenza, nel 1809, delle truppe francesi, e poi delle forze navali britanniche che avevano controllato la colonia spagnola durante le guerre napoleoniche, chiesero alla madrepatria spagnola di con­servare lo status di colonia “. I coloni non proclamarono la loro indipendenza fino al 1821, dopo di che sconfissero e si annessero gli haitiani, molto più forti e numerosi, e non li espulsero fino al 1844. Nel 1861, su richiesta del capo dei dominicani, la Spagna si riprese il territorio dominicano fino al 1865, quando (dopo una ribellione sempre più decisa dei dominicani iniziata nel 1863) la regina di Spagna annullò infine l’annessione di «un territorio che la Spagna in realtà non voleva»”. Per tutto l’Ottocento la Repubblica Dominicana — aiutata dal fatto che i coloni parlavano una lingua europea (lo spagnolo), e rinfrancata per essersi scrollata di dosso l’eredità di essere stata fondata da una rivolta vittoriosa di schiavi —sviluppò esportazioni e attrasse crescenti investimenti europei e un intenso flusso di immigranti da una grande varietà di paesi d’oltre­oceano, fra cui non solo la Spagna, ma anche la Germania, l’Italia, il Libano e l’Austria, immigranti la cui importanza economica era molto maggiore dei loro modesti numeri. Intorno al 1930, quindi, Haiti e la Repubblica Dominicana si erano differenziate meno a causa (e all’inizio a dispetto) di differenze am­bientali, e in maggior misura a causa di differenze culturali, econo­miche e politiche, già esistenti prima dell’epoca dell’indipendenza del 1791-1821, per amplificarsi però solo dopo l’indipendenza. Il fattore restante fra quelli che promossero la divergenza fra Haiti e la Repubblica Dominicana fu la differenza fra i loro due dittato­ri, rimasti entrambi per molto tempo al potere (Rafael Trujillo per ben trentun anni), entrambi spietati, ma molto diversi nella loro politica estera ed economica. Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana dal 1930 al 1961, ricercava la ricchezza personale. A tale scopo trasformò virtualmente lo stato in una sua azienda privata. Per arricchirsi sviluppò molte industrie d’esportazione dominica­ne da lui possedute o controllate: esportazione di bovini, cemento, cioccolato, sigarette, caffè, riso, sale, zucchero, tabacco, legname e altri prodotti. Inoltre sviluppò e possedette o controllò linee aeree, banche, casinò, alberghi, assicurazioni, terreni, linee marittime e in­dustrie tessili. Invitò uno scienziato portoricano e silvicultori svedesi a ispezionare le foreste della Repubblica Dominicana, che protesse rigorosamente dal taglio da parte di altri, per poterle sfruttare perso­nalmente nel modo più razionale. Intascò personalmente il 10 per cento degli stipendi degli impiegati statali dominicani. Andava a lui anche una parte dei guadagni delle prostitute. Così l’economia e le industrie per l’esportazione della Repubblica dominicana si svilup­parono sotto il sanguinario Trujillo e continuarono poi a crescere sotto il suo successore Joaquìn Balaguer, rimasto anche lui a lungo al potere, e sotto altri presidenti che seguirono. Ad Haiti, invece, il dittatore “Papa Doc” Duvalier (che detenne il potere dal 1957, anno della sua prima elezione a presidente, fino al 1971, anno della sua morte) ebbe scarso interesse per lo sviluppo economico, per l’esportazione, o per il disboscamento a proprio profitto, non si pro­curò consulenti stranieri e lasciò che la deforestazione continuasse.

Si potrebbe tendere ad attribuire questa differenza nella politica economica fra i dittatori di Haiti e della Repubblica Dominicana semplicemente a differenze casuali fra individui. Fra gli altri fatto­ri che contribuirono a questa differenza si possono annoverare la tensione nazionalistica fra questi paesi vicini (alimentata dall’ordine di Trujillo di uccidere 15 000 haitiani e dalla minaccia di Duvalier di sostenere gli esuli dominicani contro Trujillo), l’occasionale co­operazione fra i due dittatori (Trujillo pagò addirittura Duvalier in denaro perché dei lavoratori haitiani andassero a tagliare canne da zucchero per gli zuccherifici dominicani), ed episodi di inter­venti militari americani in entrambi i paesi. Tanto Trujillo quanto Duvalier erano individui con tratti personali molto peculiari, e nes­suno avrebbe mai potuto sostenere che Trujillo fosse un dominica­no tipico o che Duvalier fosse un tipico haitiano.

La differenza fra le politiche economiche di Trujillo e di Duvalier non discende semplicemente da differenze casuali fra i due indivi­dui. Specificamente, nelle sue politiche economiche Trujillo per­seguì (a proprio vantaggio personale) il tradizionale interesse della Repubblica Dominicana per le esportazioni e per il commercio con l’estero, e riuscì a far partecipare ai suoi progetti (volontariamente o sotto costrizione) migliaia di altri dominicani, mentre Duvalier conservò un disinteresse o forse un’ostilità per le esportazioni e per il commercio con l’estero che avevano una lunga tradizione nella storia indipendente di Haiti 13.

Questa comparazione qualitativa di Haiti con la Repubblica Dominicana ci aiuta quindi a capire perché Haiti fosse divenuta così povera. Il ruolo dello sfondo di Haiti come importante colonia di schiavi è ovviamente familiare agli storici. Ma c’è spazio per comparazioni più dettagliate ed estese che accresceranno infine la nostra comprensione di questi paesi vicini che si dividono la stessa isola. Un’estensione di questo studio potrebbe essere quella di ri­conoscere che, benché Haiti e la Repubblica Dominicana prese a sé offrano solo un esperimento naturale di due paesi, si potrebbe imparare molto di più da un confronto di cinque paesi, estendendo lo studio a comprendere le altre tre entità politiche sulle isole vicine delle Grandi Antille (Cuba, Giamaica e Portorico). Un’altra esten­sione potrebbe essere quella di eseguire comparazioni quantitative, in epoche storiche diverse, di Haiti e della Repubblica Dominicana, per ricostruire nel tempo come si siano sviluppate le loro differenze in relazione a misure di ricchezza, copertura di foreste, popolazione ed esportazioni. Nel Settecento Haiti era molto più ricca di quanto non sia oggi la Repubblica Dominicana; oggi è invece molto più po­vera. Quando fu che la Repubblica Dominicana raggiunse e superò Haiti, e quanta parte del nuovo corso della Repubblica Dominicana era stata eventualmente già sviluppata prima di Trujillo?