ETICA E CODICE PENALE

Da http://www.societalibera.org/it   newsletter n. 256 del 23 Marzo c.a.

ETICA E CODICE PENALE di Vincenzo Olita

 “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” art. 27 della Costituzione. Questo significa che la stessa Costituzione contempla la presunzione di innocenza?

Lasciamo ai costituzionalisti la disputa sull’interpretazione della norma, a noi preme ragionare sul martellante ritornello della politica che, insistentemente, va ripetendo: “ Si deve essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio”, che a noi sembra una libera interpretazione del suddetto art. 27.
Per non parlare poi del “io sono garantista” come una ruffiana differenziazione dal tutto improbabile “io non garantisco nessuno”.
Il più delle volte le parti si invertono a seconda dell’appartenenza partitica, della convenienza politica, del posizionamento di schieramento. Ed allora giù a discutere, con il benevolo compiacimento di giornalisti e conduttori televisivi che, più o meno, incarnano le stesse logiche.
Ma noi prendiamola una posizione netta e chiara.
Accertare responsabilità penali è compito della Magistratura, accettare responsabilità ed errori, che impattano con l’etica, l’esempio e l’opportunità politica, è dovere del diretto interessato, neppure della politica generalmente intesa come spesso si sente dire. Intendiamo sostenere che se “la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche sembrare onesta”, la prassi delle dimissioni dovrebbe essere decisione autonoma, generalizzata e condivisa con buona pace del nostrano giornalismo.
E sì, perché comportamenti di rilevanza penale sono ben altra cosa di condotte eticamente e, quindi, politicamente scorrette; le prime attengono al giudizio della Magistratura, le seconde a quello, senza appello, della pubblica opinione.
Già Publio Cornelio Tacito ci ricorda che i barbari re germani non avevano un potere illimitato, ma che il loro imperio si basava sul prestigio e comandavano più con l’esempio che con lo stesso potere,la vera sovranità risiedeva nella collettività degli uomini liberi.
Buona parte della nostra classe dirigente potrebbe ripassare o scoprire la storia, forse ci potremmo risparmiare cadute di dignità che, onestamente, oggi non sono patrimonio della sola politica.

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