#Etica e Morale sono le parole ambigue di oggi; parenti, ma non sorelle.

La parola ambigua di oggi è: etica.
Mi correggo sono due le parole ambigue sbatacchiate di quà e di là alla bisogna: Etica e Morale.

I linguisti affermano che esistono parole il cui significato dipende dal contesto, cioè dal testo in cui sono inserite, dall’ambiente circostante, dalla storia degli interlocutori. Il contesto determina la “chiave di interpretazione” della parola. I linguisti ci dicono che nelle lingue più primitive prevalgono le parole polisemiche (con molti significati che si precisano nel contesto) entro un vocabolario poco variegato. In effetti non c’è necessità di molte parole se un grugnito, accompagnato da una espressione o un gesto, comunica più efficacemente di una pagina di Hemingway.

Al contrario le parole Etica e Morale sono diverse ,ma sembrano esprimere lo stesso significato.  Nei dizionari le definizioni di “morale” e di “etica” si sovrappongono quasi completamente: relativo alle consuetudini, ai costumi, alle usanze, ai comportamenti.

Nel 2008, in un incontro organizzato da Confindustria, il cardinale Fisichella fece una sorprendente dichiarazione: morali sono i  “comportamenti dovuti dai fedeli a Dio”; etici sono i “comportamenti dovuti dall’uomo agli altri uomini”.
È una dichiarazione di sorprendente semplicità ed eleganza.
Il primo punto di chiarezza sta nel ricondurre al quotidiano, al presente, all’individuale, termini che spesso sono rifieriti a significati un pò metafisici, astratti, come il bene e il male, o anche la “cultura”. Le parole Etica e Morale vengono ricondotte alla grande categoria dei comportamenti quotidiani e la separano separano in almeno due insiemi: i comportamenti etici e i comportamenti morali.  Infine li mette in relazione verticale, fra la singola persona e il suo Dio, e orizzontale, da persona a persona.

La morale, quindi riguarda il biunivoco dialogo verticale del singolo con il suo trascendente. In questi termini la morale è eterna, immutabile, ereditaria, onnicomprensiva, norma che promette un futuro certo, spirituale oltre lo stato fisico. Vi si percepisce l’infinito scontro fra il bene e il male.

L’etica è invece il dialogo su un piano orizzontale, fra il singolo individuo e i suoi pari, in rapporto di diffidente fiducia, nel presente, in perenne mutevole evoluzione, su accordi limitati nel tempo e nello spazio, più contrattuali che normanti. L’etica nulla promette all’anima. L’essenza dell’etica sta nel rendere più affidabili le previsioni per il futuro, nell’aumentare la probabilità che accadano eventi consapevolmente voluti. Il prerequisito è che le parti si rendano affidabili, etici, nell’adottare i comportamenti previsti negli accordi.

Se la società fosse perfettamente uniforme, similmente ad uno stormo di uccelli organizzato per la migrazione, probabilmente non ci sarebbe la necessità di distinguere i comportamenti e tantomeno di contrattualizzarli, di scriverli nella legge. Semplicemente sarebbero automatici, sincroni, senza l’intervento della volontà e della scelta consapevole.

Evitando di sconfinare nella complessa esplorazione del libero arbitrio, possiamo dire che sta ai singoli armonizzare la propria individuale morale con l’etica che è condivisione con il prossimo. Possiamo anche aggiungere che l’etica, e non la morale, sta alla base delle Costitzioni democratiche le quali, basandosi non sull’uguaglianza ma sul rispetto delle diversità, non ammettono divisive appartenenze alla cultura etnica, alla pelle, alla religione, alla genetica e ad altre differenze che oggi consideriamo incompatibili con la civile convivenza.