#Franco tiratore è l’espressione equivoca di oggi

Franco tiratore è una locuzione per definire un individuo che non segue i modi d’azione generalmente utilizzati dai componenti della schiera in cui milita e, invece, adotta un comportamento autonomo e imprevedibile, spesso fuori dai limiti imposti dalle convenzioni.

La locuzione, rintracciabile in italiano a partire dal 1870, ha origine militare ed è un calco del francese franc-tireur. La prima traccia individuabile dell’espressione si trova nei resoconti giornalistici della guerra franco-prussiana, usata per definire un “combattente o piccolo gruppo di combattenti che pratica azioni di guerra contro truppe regolari per evitare l’occupazione o l’evacuazione di centri abitati”.
Il prestito dal lessico militare a quello politico-giornalistico arrivò negli Anni Cinquanta del XX secolo, quando l’espressione fu utilizzata per la prima volta secondo la definizione corrente. Di fatto, però, l’espressione conservò l’accezione di cecchino: chi, nascosto e dunque imprevisto, provoca danni ad una parte.
Le più frequenti manifestazioni dei franchi tiratori si sono verificate in Italia durante l’elezione del Presidente della Repubblica, di componenti della Corte Costituzionale o del Consiglio superiore della magistratura: evidentemente, per classiche “ragioni di parte”. Il fenomeno si verifica in modo ricorrente durante le votazioni che riguardano leggi particolarmente controverse. Per limitarne l’incidenza, nel 1988 i regolamenti della Camera e del Senato furono riformati riducendo i casi in cui è previsto lo scrutinio segreto. Da un sistema che contemplava la possibilità dello scrutinio segreto per tutti i tipi di votazione e lo rendeva obbligatorio per i voti finali sui progetti di legge, si passò a un regime con il voto a scrutinio palese assunto come prassi per tutte le votazioni ad eccezione di quelle che riguardano le persone alla Camera e una procedura più complessa per il voto segreto al Senato. In entrambi i casi è escluso il voto segreto sulla legge finanziaria (oggi, legge di stabilità: ossimoro involontario, suscettibile di “cecchinaggio compulsivo”) e su quelle che comunque prevedono spese o entrate. La riforma fu motivata con la necessità di non confondere i ruoli fra maggioranza e opposizione. Celebri sono i franchi tiratori democristiani durante le elezioni del Capo dello Stato per impedire l’avanzata di avversari interni al partito chiudendo la strada della presidenza a politici come Fanfani, Forlani, Merzagora, e poi Vassalli o Sforza; famoso il caso di Leone che fu bloccato dai franchi tiratori nel 1964 ma riuscì a diventare presidente nel 1971; ancora più recente, in occasione della “pochade” della mancata elezione di Prodi al Quirinale il 19 aprile 2013, che al quarto scrutinio fu bloccata da 101 franchi tiratori che nel segreto dell’urna votarono in maniera difforme a quanto concordato dalle segreterie dei partiti del centrosinistra che sostenevano la candidatura.
Una repubblica che sta in piedi, barcollando, a dispetto, o grazie, ai franchi tiratori.

Sine qua non.