Fuggire dal carcere è lecito?

Secondo Nozick l’essenza della democrazia sta nel poter scegliere e nel poter essere scelti. Sintesi che profondamente condivido. Non può essere obbligatorio farsi piacere le condizioni del paese in cui si vive, leggi incluse. Senza troppe teorizzazioni, l’umanità se ne è sempre andata via dai luoghi insufficientemente attrattivi, con o senza passaporto (*). Dall’articolo, dal quale prendo spunto, apprendo che almeno tre non irrilevanti Paesi (Germania, Svezia, Messico) considerano la fuga dalle carceri un comportamento lecito in quanto mirato alla ricerca di quelle libertà non concesse dalla comunità in cui si vive. Sono molto colpito dal coraggio dei principi sociali espressi dai quei paesi. Mi pare che essi interpretino, e parzialmente applichino, la Carta dei Diritti dell’Uomo.

Con lo scopo di comprendere coerenze e trappole, provo ad elaborare i principi e le logiche sottostanti:

  1. Se un cittadino sceglie di andarsene dal proprio Paese, nessuno lo obbliga a restare
  2. Se un cittadino sceglie di risiedere in un Paese, vuol dire che sta bene in quella comunità regolata da principi e leggi confacenti alle proprie aspettative.
  3. Infrangere principi e le leggi della comunità quindi può essere il risultato:
    1. di un comportamento voluto, provocatorio e mirato a innovare principi e leggi della comunità
    2. di un comportamento accidentale, erroneo, causa di danno a sè stessi e agli altri
    3. di un comportamento insofferente, di rifiuto, verso i principi e le regole della comunità
  4. In tutti i casi, gli “altri” hanno diritto al giusto risarcimento. Il singolo “danneggiatore” ha la possibilità di scegliere fra le opzioni:
    1. risarcire il danno (inclusa la rinuncia a parte delle libertà personali nei casi in cui vi sia un rischio di danno perdurante o reiterato)
    2. andarsene dalla comunità nella quale non può più rientrare se la comunità non lo accetta (per esempio a causa del mancato risarcimento del danno o della manifesta e concreta ostilità vorso la cominità ).

Su quest’ultimo punto, considerato che l’esilio forzoso è contrario ai Diritti dell’Uomo ma specialmente è ampiamente impraticabile, si pone una non facile domanda:  È lecito “confinare” le persone che non intendono nè andarsene nè accettare i principi e le regole della comunità?

Aggiungo, molte persone, che rifiutano le leggi del Paese o comunque le infrangono, volontariamente scelgono la fuga in Paesi senza patti di estradizione. Non possono rientrare se non a condizione di rispondere alla Giustizia. Pare che al momento non sia contemplata l’opzione di offrire al “socialmente incompatibile”  la possibilità di “volontariamente andarsene” dove più gli aggrada, ma con senza possibilità di rientro a meno dell’accettazione esplicita da parte della comunità. Non potrebbe presentare vantaggi per tutti? Qui la parola agli esperti.

 

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(*) Ai “signori dominanti” non è mai piaciuto che la “loro” gente scappasse dai “loro” territori. Invece di rendere attrattivo il proprio territorio, più spesso sceglievano la strada della coercizione. A partire dall’obbligo del passaporto la cui funzione prevalente è quella di controllare chi esce dal Paese. Mentre il “visto” serve a controllare chi entra.

 

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