Giù le mani dalla proprietà!

Tesi affascinanti sono state sviluppate da alcuni ricercatori che si annidano in polverose aule universitarie del Midwest yankee su come divellere la “proprietà intellettuale” od “industriale”, quel sistema di tutela giuridica dei beni immateriali a rilevanza economica: opere artistiche e letterarie,  invenzioni industriali e modelli di utilità,  design,  marchi, riassunti nelle tre grandi aree del diritto d’autore, del diritto dei brevetti e del diritto dei marchi. In Italia, l’assetto normativo di riferimento è contenuto nel D. Lgs. n. 30 del 2005 intitolato “Codice della proprietà industriale”: testo unico che raccoglie tutte le norme attinenti al campo dei brevetti e dei marchi. Resta fuori da questa opera di codificazione la normativa sul diritto d’autore, il cui riferimento è ancora la legge n. 633 del 1941, con le successive e numerose modifiche.

Le tesi citate si basano su un assunto: liberiamo gli utenti dalla schiavitù imposta dall’autore e mettiamo a disposizione di tutti il frutto dell’ingegno (altrui) abolendo forme di riconoscimento economico (diritti di autore, o royalty) all’autore stesso. Tesi invero affascinante; estremizzando, è come se si chiedesse l’abolizione della proprietà immobiliare per dare a tutti la fruibilità gratuita dell’abitazione: fuori fa freddo, e scaldarsi è d’uopo per le improvvide cicale…

Lo sviluppo della tecnologia è il “driver” dello sviluppo economico: non c’è l’uno senza l’altro; crediamo che nessuna persona dotata di intelligenza, ingegno, capacità progettuale (e quante altre doti necessitino per ideare nuovi oggetti, progetti, software) si impegni per la gloria senza volerne ricavare un giusto ritorno economico oltreché scientifico; crediamo che l’abolizione della tutela della proprietà intellettuale ed industriale vada contro lo sviluppo economico, ne limiti i confini e le libertà.

Sarebbe bello vivere nella “Città del sole” ma temiamo che seguendo queste tesi ci si possa ritrovare nella “Città delle tenebre”.