# “Corpi intermedi” è l’espressione ambigua di oggi – Gli ultracorpi intermedi

Da piccolo sono stato impressionato dal film “gli ultracorpi”. Ancora oggi quando sento parlare di corpi, specie se intermedi, mi spavento.

I corpi intermedi sono fatti della stessa materia dei poteri forti. I poteri forti sono entità animistiche, nascoste nelle foschie dei boschi, che si rivelano più per gli effetti sul mondo reale che per manifestazione di esistenza fisica.

Anche la mafia è nascosta, ma ogni tanto qualche mafioso viene fisicamente individuato e catturato. È estremamente difficle individuare un singolo potere forte ed esporne le sembianze sui media (che però potrebbero essere a loro volta un potere forte). Secondo i manuali sulle tecniche di controllo delle menti (comunicazione), i poteri forti sono particolarmente interessanti perchè “politicamente terrorizzanti”; dai complotti alle scie chimiche, dai cattivoni oltre-confine all’uomo nero. I poteri forti hanno anche il pregio di essere sufficientemente indefiniti da poter essere usati in ogni circostanza , sono dei sempre-efficaci risvegliatori di primordiali terrori senza dover spendere energie nello spiegare i pericoli tangibili. Pur privo di sostanza, il potere forte produce un eccellente effetto incantatore che i comunicatori professionisti utilizzano per incanalare, pilotare, dirottare lo sguardo e l’attenzione.

Gli (ultra)corpi intermedi sono fatti della stessa pasta astratta, ma si manifestano diversamente. Non sono strumento nelle mani di terzi determinati a diventare conducator, per esempio gli AP (Amministratori Pubblici) prima eligendi e poi decidenti. Gli (ultra)corpi intermedi sono attori focalizzati a influenzare le decisioni degli AP. Il che è tutt’altro che un male, se non fosse un serio problema di assenza di trasparenza nei confronti dei cittadini

Come apprendiamo dall’ottimo riepilogo storico, socio-antropologico di Pierpaolo Donati e Diana Vincenzi Amato (Treccani), le associazioni (link) hanno interlocutori e missioni estremamente variegate. Per esempio, le associazioni del volontariato hanno come interlocutore, e destinatario dei loro servizi, un definito insieme di bisognosi di specifici servizi di assistenza. Le associazioni che hanno come interlocutore gli AP e la missione di ottenere benefici per i propri associati, altrove, vengono chiamate “lobby”. Sembra che in italiano non esista un termine per queste associazioni, a parte l’espressione “corpo intermedio”. Forse perchè corpo intermedio suona più buono della cattiva lobby. Una sorta di suddivisione moralistica fra gli ultracorpi buoni e gli ultracorpi cattivi di una democrazia incompiuta.

Gli (ultra)corpi intermedi, nel comprensibile ma antipatico tentativo di mantenere arcaiche forme di controllo dall’alto, tentano di impedire la trasparenza sui loro intenti e sul loro operato; si oppongono alla trasparenza sulla consistenza degli iscritti, sui bilanci, sui flussi di denaro. Cercano di difendere quelle ampie aree grigie delle quali si sono appropriati nei tempi d’oro; per esempio nella pretesa di essere rappresentativi di interessi di altri che non sono nemmeno iscritti all’associazione-corpointermedio-lobby. Cercano di legalizzare la propria partecipazione attiva nei processi decisionali degli AP in contrasto istituzionale con gli strumenti parlamentari e democratici. Si oppongono a legalizzare, cioè regolamentare e rendere trasparenti, le attività di influenza sugli AP; preferiscono che l’area grigia dell’influenza rimanga sommersa e non sia proposta allo sguardo dei cittadini. Tempo addietro un politico aveva così definito il luogo e il metodo: inciucio. Lontano dallo sguardo dei cittadini.

Moltissimi sono i casi in cui gli ultracorpi intermedi sono riusciti a inserirsi perfettamente nei processi non solo decisionali, ma anche operativi delle PA. Per esempio molti ordini professionali, e sindacati, svolgono ruoli operativi che dovrebbero essere della PA. In certi casi bisogna ammettere che è meglio così, dato che il loro servizio risulta migliore di quello erogato dallo Stato. Il fatto che qualcuno operi meglio dello Stato non significa però che debba sostituirsi allo Stato, co-governare interi pezzi dell’Italia produttiva, sottrarsi alla valutazione dei cittadini.

Con ottimismo e speranza guardiamo al cambiamento che avanza nonostante le resistenze degli ultracopri “buoni”. L’evoluzione sociale sta forzando le associazioni “dall’alto” (Stati, apparati di governo, corporazioni, sindacati, ecc) a diventare più democratiche per esempio aumentando la trasparenza degli scopi (statuto e regolamenti), della rappresentatività effettiva degli iscritti, dei flussi economico finanziari (bilanci). Speriamo che gli ultracorpi escano dalle nebbie dei boschi e si manifestino come normali corpi e normali associazioni di cittadini che spiegano i loro interessi e porgono le loro proposte senza la pretesa di governare pezzi della PA, del Paese e senza imporre la loro prevalenza sulle altre associazioni di cittadini.