Cara Margherita: Grexit, NoGrexit? Grexit, NoGrexit?

Il debito greco è un pesante indicatore di disfunzione dei rapporti Europa-Grecia. Ai vertici continuano i tentativi di trovare una soluzione.   Le posizioni dei negoziatori sono distanti; le parti non riescono a credersi l’un l’altra; si guardano stupefatti di non capirsi.  Fra loro vi è un muro invalicabile di convincimenti. L’EU ritiene che il debito sia reale, concreto e che vada integralmente restituito. Dall’altra il debito è una percezione, un’idea politica che si risolve politicamente, sforbiciandolo.

Cortine fumogene politico-elettorali offuscano e confondono. L’attuale governo greco non può assumersi la responsabilità del debito. Il default gli è politicamente conveniente perché “è colpa dei precedenti governi e avversari politici”. Quindi lo Tsipras politico potrà cinicamente sopravvivere al default del suo paese pur facendo pagare (da amministratore) un altissimo prezzo ai suoi cittadini. In Grecia, in questo frangente, Politica e Amministrazione sono in pieno conflitto di interessi.

Anche l’Europa Politica è in conflitto di interessi con l’Europa dell’Amministrazione. I Politici europei, l’FMI e la BCE, hanno prestato una notevole quantità di denaro a chi non poteva restituirlo. Possibile che non abbiano valutato il rischio-controparte? Ora dicono a noi cittadini europei che siamo vicini a perdere molti soldi; pare si tratti di 40 miliardi per i soli cittadini italiani. È facile fare i politicamente buoni e generosi con i soldi degli altri. Ora i “politicamente buoni” fanno filtrare che quei soldi sono praticamente persi. I buoni fanno la loro bella figura politica e noi cittadini facciamo quelli cattivi che si lamentano.

La dura realtà (amministrativa) è che quando si prestano soldi a chi fallisce, i soldi sono persi. Accade con un parente inaffidabile, con un’impresa incapace di stare sul mercato, con prestiti cartolarizzati e irrestituibili, con paesi che spendono invece di produrre. Per i creditori la più ottimistica prospettiva è una robusta sforbiciata al credito/debito.

Gli AP sono espertissimi e abilissimi nella “sforbiciata lunga” che non è un passo di danza né un esercizio di marcia lunga; è l’allungamento del debito con sforbiciatina annuale. Gli AP hanno imparato dagli esperti del Sistema Finanziario che nei secoli hanno messo a punto la tecnica: non si fa mai write-off tutto in un botto, la si tira in lungo perchè così fa meno male. Il mulo dimagrisce, ma non muore.

Tanti, proprio tanti, greci sono in gravissimo stato di sofferenza, sotto la soglia della dignità, senza lavoro, in povertà estrema, addirittura obbligati a chiedere cibo per strada. Un dramma inimmaginabile in uno Stato aderente all’Europa Unita. Le cause del gravissimo disastro amministrativo sono molteplici e aggrovigliate. Per decenni AP malintenzionati o corrotti hanno imbrogliato tutti, più degli altri i propri cittadini; prima fintamente arricchendoli per comprarne il consenso e poi, quando il sistema Ponzi  cade, impoverendoli allo stadio che vediamo oggi.

Il disastro umano dovrebbe pesare sulla coscienza di tutti gli AP, Europei e Greci; invece non è così. Come al solito, per gli AP la colpa è degli altri, quelli fuori dai propri confini, mentre a pagare per le loro incapacità sono i cittadini, entro i propri confini.

I “nostri AP” ci dicono che “noi” abbiamo perso i nostri soldi perchè gli “altri” non ce li restituiscono.

Tsipras invece sostiene che è colpa degli AP europei, dell’FMI, della BCE, ecc. Per lui, e per quasi tutti i greci, quelli che hanno prestato i soldi sono i cattivoni; invece quelli che se li sono mangiati sono i buoni. Pensano che se EU, BCE, FMI hanno prestato i soldi, probabilmente ne avevano abbastanza e quindi possono anche farne a meno, per un po’ o forse per sempre. È una prospettiva, criticabile da alcuni, ma non necessariamente erronea per altri.

I greci ricordano che, prima di reclamare a gran voce la restituzione, gli europei dovrebbero guardare alla disastrosa situazione nella quale l’austerity europea ha costretto i cittadini greci. Il passaggio dall’amministrazione alla morale è scivoloso, ma facile argomento di pancia: non importa di chi è la responsabilità, prima di tutto è un obbligo morale soccorrere i bisognosi. Questo genere di morale ricattatoria, ricorda quelle tribù ultra-balcane che prima crudelmente storpiano i figli dei loro concittadini e poi li mandano a elemosinare per le strade forzando la pietà dei passanti. Satanicamente piegano la morale all’interesse e alla malvagità.

I greci conoscono i nomi di chi li ha derubati? Purtroppo non è da escludere che vittime e artefici siano fra loro legati da una sorta di deviata sindrome di Stoccolma. Potrebbe essere che i greci apprezzino i loro torturatori, quelli che hanno dato loro un falso lavoro, un falso stipendio, falsi privilegi, poi repentinamente svaniti.

Ciò detto, è evidente che non si può negare aiuto e soccorso ai greci, e anche agli storpiati ai semafori. Quindi la speranza è che tutti ci daremo da fare in tal senso; a condizione però di essere certi che i soccorsi arrivino effettivamente a destinazione. Se così non fosse, si alimenterebbero quei comportamenti-idrovora di sempre che chiameremmo furbeschi se non fossero criminali. Noi italiani conosciamo bene questo grave errore che anche i nostri AP consentono si perpetuino ovunque, ma specialmente nelle aree bisognose del nostro paese. L’impressionante è che i nostri AP, europei e italiani, non sembrano voler cambiare i fallimentari metodi dannosamente reiterati.

Purtroppo fin qui non abbiamo detto quasi nulla di sconosciuto.

La negoziazione dunque si svolge fra AP greci sostanzialmente motivati a spingere lo sporco sotto il tappeto di un altro e AP europei motivati a non fare troppo arrabbiare i creditori finali: i cittadini europei nei loro Stati. Da una parte gli AP greci che chiedono nuovo credito (soldi) e dall’altra gli AP europei non vogliono perdere la faccia. Tutti vogliono rivincere le elezioni sulla base del: chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.

Il punto di accordo non potrà che cadere in qualche punto intermedio. La negoziazione si svolge:

  • sulla dimensione e forma della sforbiciata
  • sulla dimensione degli aiuti futuri (ulteriore credito)
  • sul modo di raccontarli a chi paga il conto.

Default o non default, EU o non EU, ministri eco-finanziari sbruffoni e non, non potremo lasciare i greci a morire di fame.

Triste da dire, sono quasi del tutto assenti i ragionamenti sulla creazione di valore, cioè sul GDP-pro-capite “vero”, prodotto dal lavoro di trasformazione, e non da stipendi pagati dal debito pubblico.

I cittadini greci hanno bisogno di soldi “in prestito” perché non producono abbastanza valore aggiunto da sostenere gli standard europei di qualità della vita. Noi italiani lo sappiamo bene perché siamo stati accusati di perseguire la stessa logica economica

Viene spesso detto che, se non fosse per il terribile debito, il GDP greco sarebbe sufficiente a garantire una qualità della vita nella media europea. Qui mi pare sia d’obbligo un bagno di realtà. L’attuale qualità della vita dei greci non solo è lontana dagli standard europei, ma è troppo spesso al di sotto di ciò che consideriamo dignitoso. Non si può proprio dire che il GDP attuale garantisca un ragionevole livello di qualità della vita. Inoltre quel GDP è pure finto, perché non deriva da lavoro di trasformazione, ma dal debito. I dipendenti pubblici, il cui compenso contribuisce, in larghissima percentuale, al calcolo del GDP greco, è pagato con i soldi europei, cioè dal debito verso l’Europa.

Supponendo per assurdo che gli AP europei si dimostrino, anche più di sempre, politicamente “buoni” (è quello che chiede la Grecia: una decisione politica e perciò contro-economica) e cancellino tutto il debito presente, come faranno i greci anche solo a mantenere l’attuale scadente qualità della vita?

Nel breve non vi è che una sola drammatica risposta: emigrare. La solita millenaria soluzione all’incapacità degli AP di stare al passo con l’evoluzione dell’umanità. Nel medio lungo termine invece vi sono altre possibili soluzioni, ma queste non possono che includere “l’ingerenza” di capitali e gestori già bravi altrove e che possano operare nonostante l’incapacità degli AP locali. Storicamente, contro questo approccio si scagliano proprio quegli AP locali che hanno portato il paese al disastro; sollevano argomentazioni che sarebbero ridicole, se non fossero tragiche, del tipo: salviamo l’identità del paese ! non permettiamo di svendere il paese! Ecc ecc. Questo fraseggio vi ricorda qualcosa? La realtà storica è che AP incapaci e malversati rapinano i propri cittadini. Invece di trasformarlo, per portarlo almeno nella media dei paesi limitrofi, si costruiscono patrimoni personali sufficienti per vivere agiatamente altrove. Poi, quando ormai il danno è diventato irreversibile, se ne vanno dal paese lasciando i propri cittadini più o meno dove sono ora i greci.

È a questo stadio che i cittadini non sono più in grado di sostenere il confronto con altre società e collassano. L’Unione Sovietica è un clamoroso e recente esempio di collasso moderno (una volta i paesi venivano conquistati e riformati dai conquistatori).

La lezione greca dovrebbe servire anche all’Italia che da tempo perde talenti, giovani e imprese in volumi crescenti. Dovremmo considerare questi sintomi anche come rivelatori di fenomeni assai più pericolosi della semplice emigrazione occasionale, speculativa, quasi turistica.

La soluzione per la Grecia? Romanticamente azzardiamo:

–          Soldi in gran parte persi. È facile fare i buoni con i soldi degli altri (i nostri). Purtroppo è molto difficile individuare singolarmente i “politicamente buoni”, ma pessimi amministratori, e convincerli che devono pagare il prezzo di scelte contrarie all’interesse dei cittadini. Per esempio con l’allontanamento dagli ambienti dove hanno esercitato il loro giudizio e potere. Questo è un romantico sogno che mai si avvera. E i soldi sono in gran parte persi. Facciamocene una ragione.

–          Soluzione Lincoln. Lui diceva che l’equità non si raggiunge tirando giù i migliori, ma tirando su chi rimane indietro. Piuttosto stupido invidiare, odiando, i migliori (avete presente i bulli che se la prendono col secchione?). Al contrario emulare e copiare dal migliore accelera l’evoluzione. E poi, niente soccorsi e mezzi a chi ruba ricordando che le responsabilità sono individuali e non collettive. Gli aiuti vadano a chi veramente ha bisogno, e non ai colpevoli vertici.

–          NoGrexit. Non si capisce il senso dell’eventuale espulsione della Grecia dall’EU. Il prossimo potrebbe essere il Portogallo o l’Italia. Poi via via espellere tutti i meno bravi della Germania. Fino a ottenere un’Europa Unita con la sola Germania? Ai tedeschi dobbiamo riconoscere l’onore di essere i più bravi della classe insieme agli inglesi. Ma chiediamo ai tedeschi di essere i più bravi anche nel costruire un’Europa, grande, in cui valga il merito. Ma il merito non sia una scusa per selettivamente far fuori tutti gli avversari politici, cioè i loro soci in Europa. Quindi per noi è NoGrexit. Sognamo metodi di salvataggio che rendano evidente che l’Europa esiste, che è in grado di lanciare ed eseguire un piano-marshall più evoluto di quello di allora e operi sul campo, sul territori, direttamente con i cittadini e con le imprese perché vengano impiantati centri di produzione di GDP “vero”, sostanziale, fatto per lo più da impresa e non da spesa pubblica.

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