I profughi nel mondo crescono.

Il rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR) fa il conto dei rifugiati nel mondo: 51,2 milioni di persone. Donne, uomini e bambini costretti a lasciare le proprie case e a mettersi in viaggio, in conseguenza di guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani.

Gli «sfollati» rimasti all’interno dei confini nazionali sono 33,3 milioni di persone; i «rifugiati» che hanno attraversato almeno una frontiera sono 16,7 milioni, per la metà minorenni; e poi ci sono 1,2 milioni di «richiedenti asilo», che nel 2013 hanno fatto domanda di protezione internazionale.

A spingere i numeri verso l’alto è il conflitto siriano, che ha superato il terzo anno. È da qui che arrivano i flussi che fanno impallidire il Rapporto: 2,47 milioni di rifugiati a fine 2013; 6,5 milioni di sfollati interni. Con conseguenze che si irradiano in tutta l’area euro-mediterranea.

«La crisi si protrae ed è talmente devastante, con la distruzione di villaggi, di intere città, delle infrastrutture, di tutto il sistema sanitario, da non lasciare ai profughi speranze di rientro».

I dati del 2013 dicono anche questo: guerre più lunghe, bassa quota di chi riesce a tornare a casa (solo 416 mila in tutto il pianeta). Le prospettive di rimpatriare (trovando le condizioni per ricominciare) sono scarse.

Corollario della crisi siriana: la trasformazione — nell’arco di un anno soltanto — del piccolo Libano nel terzo Paese al mondo per rifugiati (856 mila), il primo in assoluto nella proporzione tra abitanti e profughi: 178 ogni mille. Uno sbilanciamento destinato ad avere conseguenze in un incastro già fragile di minoranze, in tutta l’intera regione. Numeri così alti pesano inevitabilmente negli altri Stati confinanti, soprattutto in Giordania (641 mila).

In cima alla lista degli approdi restano Pakistan (1,6 milioni di profughi) e Iran (857 mila), effetto ancora della crisi afghana: le violenze in queste valli continuano a obbligare migliaia di persone a mettersi in viaggio. Gli afghani sono i più numerosi tra i rifugiati (2,56 milioni), assieme ai siriani (2,47 milioni)ed ai somali (1,12 milioni): tre nazionalità che assieme rappresentano il 53 per cento di tutti i popoli in fuga.

Crisi lunghe, una flebile speranza di rinascita in Europa: è una delle ragioni che spiegano l’aumento degli sbarchi sulle nostre coste: al 13 giugno sono 53.763. UNHCR fornisce la cifra delle richieste d’asilo nello stesso arco di tempo, che dà la misura di chi intende restare: 23 mila. Oltre il doppio delle domande presentate nei primi sei mesi del 2013 (10.900), non lontano dalla cifra complessiva dell’anno scorso (27.000). Molto al di sotto delle quote tedesche (42.000 solo da gennaio ad aprile), che lasciano pensare a un nuovo «record». La Germania già nel 2013 era in cima alla lista mondiale per richieste d’asilo: 109.580.

 

 

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