Il coefficiente lineare sui prezzi – Cap.2

Stratigrafia economica02 600xIl Sistema Finanziario applica ai prezzi dei manufatti un coefficiente correttivo lineare (inflazione, o deflazione, monetaria) che forse talvolta pensa di controllare.

Nel Capitolo 1 abbiamo messo a fuoco alcuni concetti:

  • Il prezzo dei manufatti (prodotti o servizi) è il risultato della perenne ricerca dell’instabile e sfuggente momento in cui la percezione di attrattività fra venditore e compratore si equilibra; e lo scambio si concretizza
  • Sul piano meramente industriale, l’inflazione e la deflazione sono effetto naturale del ciclo di vita del manufatto e non implicano benefici o malefici particolari per nessuno degli attori sul mercato
  • Prima di arrivare ai Cittadini, il prezzo industriale di un manufatto viene appesantito da coefficienti applicati prima dal Sistema Finanziario e poi dagli Amministratori Pubblici.
  • Il prezzo è uno degli indicatori di attrattività e si esprime in denaro.

Questo capitolo intende disperdere alcune delle nebbie mitiche, tecniche, morali che avvolgono il denaro, quella strana merce che spesso fa da catalizzatore nello scambio.

Gli antichi e ricchi mercanti si stufarono abbastanza presto di andare in giro con grandi incontrollabili greggi di pecore e file di cammelli da scambiare con altre merci. Allora inventarono il denaro. L’invenzione fu rivoluzionaria. I conservatori dicevano che il denaro puzzava e gli innovatori rispondevano: prova le pecore. Vinsero gli innovatori.

Passato qualche migliaio di anni, Carlo Magno copiò i romani e si inventò la moneta unica europea: la lira (libbra d’argento) che funzionò benissimo e a lungo in Europa, meno nel Mediterraneo. Altri cinque-sei secoli e gli italiani, che già allora erano molto esperti in debiti (e crediti), inventarono le lettere di credito e la partita doppia. Tecniche che servivano magnificamente per scrivere su un registro l’avere e il dare, e specialmente i crediti e i debiti. Non fu più necessario spostare le pecore e tantomeno il denaro. Fu allora che il denaro cominciò a diventare sempre meno materico e sempre più “credito” scritto nel libro dei debiti.

Ecco allora uno dei più importanti insegnamenti della Storia: gli uomini imparano molto lentamente e quasi mai dalla Storia. A ben pochi, per esempio, interessa sapere che gli italiani hanno inventato il Sistema Finanziario smaterializzato.

Passarono altri quattrocento anni e l’idea fu fatta propria dai G10 (i 10 Grandi della Terra) che finirono di smaterializzare il denaro nell’Agosto 1971 con lo Smithsonian Agreement. L’Euro non esisteva ancora e solo la lentezza umana spiega come mai, quando comparve, non sia stato chiamato EuroCredito. Il nome avrebbe forse evitato un certo numero di equivoci.

A questo punto azzardiamo alcune ipotesi che richiedono il contributo degli esperti, quelli veri; ad essi chiediamo di aggiungere il loro punto di vista ai due seguenti aspetti del Sistema Finanziario:

  • Gli attori del Sistema Finanziario sono quasi tutte le Imprese e quasi tutti i Cittadini; a partire dall’anziana pensionata di Voghera che “possiede” due Buoni Postali (n.d.r. a Voghera ci sono pochissimi economisti e molte persone di buon senso; la correlazione fra i due fenomeni non è assolutamente provata)
  • Il Sistema Finanziario commercia in denaro: lo compra, lo vende, specialmente lo affitta (lo prende in prestito e lo dà in prestito)

La strana merce chiamata “denaro”, riserva piccole e grandi sorprese. Eccone un’altra. A scuola abbiamo imparato che le equazioni sono bidirezionali: se due cammelli valgono dieci pecore, allora dieci pecore valgono due cammelli. In economia invece non è vero. Il prezzo del latte si misura in Euro. Ma il prezzo dell’Euro si misura in Talleri o qualsiasi altra valuta.

Equazione manuf=moneta

Non si può andare in banca a depositare, o prelevare pecore, in cambio di euro. Un normale cittadino invece può dare euro e ricevere pecore da un altro cittadino e viceversa. Un cittadino può anche dare euro e ricevere altre valute da un altro cittadino. Dalla logica di quest’analisi si può dedurre che il Sistema Finanziario ha capito benissimo che le pecore puzzano e non ne vuole sapere, preferisce trattare solo denaro lavato e ripulito.  L’equazione economica è perciò divisa in due: a sinistra i manufatti, talvolta sporchi e puzzolenti, e a destra il lindo denaro.

Equazione manuf=moneta x 2

Di sorpresa in sorpresa: più volte al giorno, tutti noi usiamo il denaro, ma nessuno sa esattamente cosa sia. Nei secoli sono stati spesi fiumi di inchiostro e nottate di discussioni. Mille ipotesi, poche certezze e molte accuse di nefandezze sataniche. Recentemente sono stati pubblicati alcuni saggi di autorevoli esperti che ci fanno supporre che il denaro davvero abbia smesso di esistere. Meno del 10% della moneta circola in banconote. Nemmeno le banconote però sono “denaro”; sono piuttosto il tappeto volante, il mezzo di trasporto del numero che vi è scritto sopra. Il rimanente 90% e oltre è un numero scritto in un registro simile a quello della partita-doppia inventata da Frate Pacioli. Nemmeno i registri contabili esistono più fisicamente; quasi tutti sono un pezzettino di fluida memoria di qualche server nascosto in Alaska.

L’inconsistenza fisica del denaro ci accompagna verso altre constatazioni:
a)    Il denaro ha costi di produzione molto modesti. Si crea dal nulla nel momento in cui una banca commerciale concede un credito; qualcuno scrive un numero su un conto corrente e il debitore magicamente può cominciare a spenderlo.
b)    Non esistono limiti di “capacità produttiva”, si può creare quanta moneta si vuole. Però non mettetevi a gioire, perché quello che sembra un grande vantaggio è invece un grande rischio. E’ la miccia delle ben note e spaventose crisi provocate dall’avida temerarietà del Sistema Finanziario1 e dall’asimmetria informativa coltivata, non solo dal Sistema Finanziario, nei confronti dei Cittadini.
c)    L’innovazione non cambia il valore della moneta; la moneta non capitalizza la conoscenza (forse è per questo che è all’origine di tanti guai)
d)    Anche se non sappiamo cos’è, il denaro ha un prezzo di scambio e un prezzo d’affitto.

Del prezzo dell’affitto del denaro (tasso di interesse) parleremo nel Capitolo 3.
Qui, invece, siamo finalmente arrivati al punto in cui possiamo affermare che il prezzo del denaro si misura con il coefficiente di cambio con le altre valute (Xrate, exchange rate). Tuttavia, forse sarebbe più concreto dire che il prezzo della moneta è un coefficiente che si applica linearmente a tutti i prezzi di una certa area valutaria (che spesso coincide con il territorio di un Paese). Se per esempio vi fosse una sola valuta in tutto il mondo, semplicemente non vi sarebbe alcun coefficiente. A chi interessa applicare ai prezzi un coefficiente monetario ?

ciclo manufatto 03

Nel Cap 1, abbiamo visto che l’innovazione induce il contemporaneo incremento di tutti i parametri del ciclo inflattivo “verde”. Tutto il sistema aggiunge valore. Se le istituzioni funzionano efficientemente, gli effetti sui (fra i) Cittadini sono minimamente percettibili; la qualità della vita migliora progressivamente per tutti. Anche il valore della moneta tende ad aumentare insieme alla domanda di credito. Le variazioni diventano molto più percettibili nei rapporti con le economie circostanti che risultano più convenienti (turismo, importazioni, ecc.). Lo scenario economico di Fig 2 rappresenta il prevalere numerico e in volume d’affari delle imprese “verdi” che spingono in alto la domanda di credito (finanziamenti necessari ad alimentare gli investimenti e perciò la crescita e la qualità della vita).

Come ormai ben sappiamo, il valore della moneta (XRate) aumenta in proporzione alla continua creazione di conoscenza (innovazione) che si accumula e si riutilizza per generare nuova conoscenza. Esistono tuttavia molti esempi di economie che utilizzano il capitale di conoscenza esistente senza accrescerlo. Lasciamo agli appassionati della decrescita l’elogio dei suoi vantaggi.

Al pari di qualsiasi altro prezzo, quello della moneta può anche essere “forzato” con qualche stratagemma. Il grande manovratore dell’XRate è il Sistema Finanziario, che si muove in “indipendente (privilegiata) armonia” con gli Amministratori Pubblici. Per esempio, il Sistema Finanziario può applicare uno sconto ai prezzi dell’affitto (riduzione dei tassi di interesse) rinunciando a una fettina dei guadagni, a vantaggio di un maggiore volume d’affari (più ampia offerta di credito). La più ampia offerta di credito (massa monetaria) in genere abbassa il prezzo della moneta (XRate). Se però i clienti (Cittadini e Imprese) non hanno intenzione di chiedere prestiti, non c’è possibilità di “aumentare la domanda”. In questi anni la situazione è stata proprio questa: il Sistema Finanziario ha abbassato l’affitto al minimo, ma i clienti non si sono lasciati invogliare2. Nonostante i prezzi bassi, il volume del credito è diminuito a causa di due fenomeni fastidiosamente convergenti: a) i cittadini e le imprese non hanno chiesto credito b) ma nemmeno il Sistema Finanziario ha concesso credito.

Gli Amministratori Pubblici USA, che per primi hanno compreso la natura sostanziale del problema, hanno adottato misure di Quantitative Easing (QE) per forzare il Sistema Finanziarioa investire nelle imprese nonostante la sua riluttanza.  Il “pincipio attivo” della soluzione è relativamente semplice: costringere le banche a diventare consapevoli che uccidere i propri clienti per asfissia (assenza di credito) non rende; nel contempo spingerle a soccorrere le imprese assumendo un ruolo più da azionista che di finanziatore. Non parleremo di questa tecnicalità se non per sottolineare che negli USA si è dovuto sovrastare d’imperio il modesto interesse del Sistema Finanziario per il funzionamento dell’economia reale.

Un altro metodo “forzoso” per alzare il prezzi del denaro (XRate) consiste anche nella diminuzione dell’offerta di credito.

E’ apparentemente bizzarro che in questi anni il Sistema Finanziario abbia praticato contemporaneamente due comportamenti opposti e quantitativamente estremi:
a)    l’abbassamento al minimo dei tassi (che generalmente aumenta la domanda di credito)
b)    la diminuzione dell’offerta di credito (che normalmente alza i tassi).
Gli esperti dibattono sulle molteplici ragioni alla radice delle contraddizione; li invitiamo ad esprimersi anche qui. Noi ci limitiamo a proporre un punto un punto di vista che potrebbe essere quello dei Cittadini:

  • Il temerario Sistema Finanziario ha fatto scommesse da gioco d’azzardo per cifre inimmaginabili; è ancora talmente pieno di crediti inesigibili che, prima di concederne altro, deve coprire i buchi neri del proprio stato patrimoniale. D’altra parte se avesse cancellato tutti i crediti inesigibili in un unico botto sarebbe stato davvero un gran botto.
  • Il Sistema Finanziario è troppo spesso considerato come un unico sistema centralmente governato. Sebbene effettivamente sia molto più coordinato di quanto non siano le imprese manifatturiere, la sua articolazione e complessità rimane comunque molto elevata. Nella realtà dei fatti, le singole imprese del Sistema Finanziario non hanno saputo porre rimedi  necessari, dolorosi, ma specialmente sistemici. Quale singola impresa finanziaria presta volentieri denaro sapendo che il ricavo da affitto è bassissimo? Quale singola impresa finanziaria si accolla volentieri il rischio di perdere tutto il “prestato” senza peraltro avere goduto di alcun ricavo? Quale impresa finanziaria si adopererà per prima a risanare il sistema, da sola, quando tutte le altre trarranno gratuito vantaggio dal sistema risanato? Nessuna si è fidata di avere supporto dalle altre, e infatti nessuna si è mossa. Sospettiamo che  tutte abbiano vissuto credendo che il funzionamento del sistema delle imprese-economia-reale fosse sostanzialmente irrilevante ai fini della loro propria sopravvivenza. Molti Stati, fra i quali l’Italia, hanno cristallizzato nelle loro leggi il principio di sopravvivenza delle imprese-banche indipendentemente dai loro risultati economici. Inibendo così la possibilità che gli “azionisti” e gli amministratori di una parte del Sistema Finanziario paghino con i propri capitali e con la propria carriera l’incapacità di gestire.

Il Sistema Finanziario, forse proprio per l’evanescenza fisica del denaro, degli inesistenti limiti di produzione, dei costi di produzione sostanzialmente nulli, dei debiti-numeri-astratti, ha ritenuto di poter sfuggire alle regole del mercato (domanda e offerta), alle regole dell’economia reale (bilanci in equilibrio e patrimonio reale), e forse ha anche ritenuto di essere uno strato “superiore” dell’economia e della società umana. Una storia di delirio di onnipotenza.

Viene da chiedersi se non sarebbero opportune un po’ di regolazione, di segregazione del gioco d’azzardo dalla gestione ordinaria del credito, di regolazione nel trattamento di merci pericolose come si fa per gli esplosivi o per i veleni, e anche di punizione con il fallimento gli “azionisti” che gestiscono male le proprie imprese e che hanno invece la possibilità di far pagare i loro errori ai Cittadini. Pare invece che il Sistema Finanziario preferisca fare cartello, per giunta globale, e proteggere tutti i giocatori d’azzardo della propria squadra; spesso includendo fra gli amici stretti gli Amministratori Pubblici. Non è una novità. Non è un novità nemmeno il fatto che poi tocca agli Amministratori Pubblici sistemare le cose con i soldi dei Cittadini.

La notizia però non è questa; mentre l’economia europea era ed è particolarmente instabile, il Sistema Finanziario ha mantenuto il valore della moneta al di sopra della debolezza dell’economia reale europea. In molti hanno richiesto che l’euro fosse lasciato libero di posizionarsi a livelli di mercato più equilibrati; gli Amministratori Pubblici europei hanno invece voluto fingere che l’economia europea fosse forte. Salvo recenti eccezioni, la BCE si è dimostrata distratta rispetto all’interesse dei Cittadini europei, appiattendosi sugli interessi degli Amministratori Pubblici dei singoli Paesi che a loro volta hanno agito per interesse nazionalistico contrario all’interesse generale. D’altra parte il Sistema Finanziario, incapace di concorrenza in tempi di pace e contemporaneamente incapace di fare sistema in tempi critici, non è stato in grado di prendere decisioni utilmente incisive, nè per sé e nè per gli altri (Cittadini e Imprese). Questa Europa è da migliorare parecchio, a partire dal baricentro degli interessi dei suoi Cittadini ai quali spesso si contrappongono gli interessi degli Amministratori Pubblici e del Sistema Finanziario.

Probabilmente è questo il momento di chiedersi perché esistano tante valute diverse. La Storia mostra che ciascuna valuta è nata insieme ai rispettivi capi-prìncipi, ai loro Stati e ha sempre avuto un ruolo cruciale nei conflitti fra di loro. Via via che gli Stati riducono i loro conflitti (indipendentemente dal metodo pacifico o violento), eliminano i confini e molte valute cessano di esistere. Al contrario, quasi non esistono casi nei quali un solo principe abbia moltiplicato i tipi di monete sul proprio territorio.

Per quali ragioni uno Stato debba preferire una valuta unica invece di molte non è chiaro, ma l’osservazione della realtà suggerisce un assioma de facto: un prìncipe, uno Stato, una valuta3. I prìncipi, oggi gli Amministratori Pubblici, hanno sempre manovrato la moneta in mutuo accordo con chi prestava loro denaro e a spese dei propri Cittadini, con risultati spesso tragici.

Probabilmente non abbiamo risposto completamente alla domanda: a chi servono tante valute diverse? Abbiamo però anticipato che in un successvio Capitolo investigheremo sulle ragione per le quali i più interessati all’esistenza di molte valute diverse sono proprio gli Stati, gli Amministratori Pubblici.

Il prezzo della moneta si esprime in forma di coefficiente di cambio con altre monete (XRate); il coefficiente si applica in modo lineare su tutti i prezzi dei manufatti prodotti e commerciati in una certa area valutaria. Assomiglia molto ad una sorta di tassa lineare che iniquamente impone variazioni di prezzo indipendenti dalle caratteristiche dei manufatti e dei mercati.

Abbiamo già visto (Fig.2), che l’innalzamento progressivo dei prezzi  generato dall’innovazione, consente al sistema economico nazionale di  aggiustare progressivamente, in equilibrio, tutti i propri parametri economici con minimi effetti collaterali sfavorevoli (ciclo verde inflattivo). Al contrario, svalutazioni e rivalutazioni, forzose o repentine che siano, provocano danni immediati non sempre, o non velocemente, rimediabili. Ad esempio, nel caso di rivalutazione della moneta, la curva dei prezzi dei manufatti subisce una deformazione simile a quella graficata in Fig. 3

ciclo manufatto 04

Un limitato aumento dei prezzi lineare (XRate) consente alle imprese innovative di reagire tagliando i costi (es. il personale o la ricerca), ma potranno continuare a competere con quel minimo di capacità di investimento che rimane loro. Alcune tuttavia sono inevitabilmente sospinte verso l’area rossa aumentando il rischio che l’intero sistema propenda per il declinante ciclo “rosso”. Per molte delle imprese che già sono in area rossa non vi sono sufficienti margini di riduzione costi/investimenti; la loro fine viene accelerata innescando un fabbisogno di welfare i cui costi addizionali contribuiscono alla spirale declinante.

Se l’aumento dei prezzi è invece robusto la curva prende una forma schiacciata (Fig.4) che preannuncia un pessimo futuro.

ciclo manufatto 05

Nemmeno le imprese innovative hanno più margini sufficienti per tagliare costi e nel contempo minimamente investire per restare nel ciclo innovativo verde. Tutte le imprese devono correggere i prezzi al ribasso per controbilanciare l’XRate. Le imprese mediamente innovative non riescono più a competere sui mercati globali e le imprese rosse sono falcidiate dai convenienti prezzi praticati dai sistemi economici circostanti. Il sistema di mutuo soccorso (welfare) è messo sotto stress e carica ulteriormente di costi eccessivi i generatori di valore aggiunto (lato verde) accelerando la spirale del declino.

La più probabile risposta ad una moneta eccessivamente “forte”, artificialmente sostenuta dal Sistema Finanziario e dagli Amministratori Pubblici (nel nostro caso, europei), è una decisa azione in direzione opposta: la svalutazione. Di questa reazione emotiva si avvantaggiano nuovamente il Sistema Finanziario, e gli Amminstratori Pubblici, ai quali nel breve convengono le svalutazioni, di qualsiasi entità, come vedremo nei capitoli successivi.

Il Sistema Finanziario, salvo alcuni dei suoi operatori, non è particolarmente interessato al valore della moneta forse proprio per via della sua imprevedibilità; è invece piuttosto attento ai prezzi dell’affitto del denaro; materia che proveremo ad esplorare nel Capitolo 3. Qui invece riprendiamo i concetti generali sulla domanda e offerta del denaro (prezzo della moneta):

  • L’aumento dei prezzi dell’affitto del denaro riduce la domanda di credito che a sua volta abbassa il valore della moneta e con ciò forza al ribasso generalizzato i prezzi dei manufatti (deflazione).
  • La diminuzione dei prezzi dell’affitto del denaro amplia la domanda di credito che aumenta il valore della moneta forzando l’aumento generalizzato dei prezzi dei manufatti (inflazione).

In questi due princìpi sembra esistere una correlazione diretta fra le variazioni dei tassi e le variazioni dei prezzi dei manufatti. In effetti l’inflazione/deflazione degli uni implica l’deflazione /inflazione degli altri. Ma non è vero: quest’interpretazione è una derivazione onnipotentistica del Sistema Finanziario. I prezzi dei manufatti variano essenzialmente a seconda del variare della loro attrattività e solo secondariamente vi si sovrappongono i coefficienti lineari valutari. Questi ultimi, in qualche caso sono così dannosi da distorcere le condizioni del mercato fino al punto di sospenderne la naturale dinamica. Poco sopra abbiamo visto come il tardivo abbassamento dei tassi in Europa non abbia affatto aumentato la domanda reale di credito.

Traiamo la conclusione che l’XRate è un metodo assai rudimentale, e anche assai pericoloso, per modificare i prezzi di un’intera area valutaria. D’altro canto, se il metodo fosse efficace sarebbe utilizzabile  per aiutare le aree geografiche più rosse a diventare più verdi (valute diverse per area economico-geografica). Un esempio del passato è stata la Germani dell’Est: all’epoca della sua re-integrazione non è stato scelto questo metodo. Nemmeno per le aree meridionali italiane o europee è stato proposto di adottare sistemi monetari distinti. Tutti gli esperimenti sui sistemi a più valute hanno fallito. Il problema, come si suol dire, sta nel manico: la valuta è uno strumento troppo grezzo per gestire i prezzi. Anzi, possiamo affermare che la pretesa di centralmente gestire i prezzi è “il problema”. Dobbiamo infine constatare che il metodo monetario (XRate) non è assolutamente efficace per spostare capacità di investimento là dove sarebbe utile a stimolare la capacità d’impresa. L’attuale caso greco è emblematico; più che della dracma, il sistema greco ha necessità di un sistema industriale in grado di aggiungere valore sufficiente (PIL procapite) a pagare lo sproporzionato apparato dell’Amministrazione Pubblica, welfare incluso.

Abbiamo visto che l’inflazione originata dall’attrattività dei manufatti è naturale e favorevole praticamente a tutti, Cittadini e Imprese in primis (Fig.2). Non abbiamo però ancora interamente spiegato perchè l’inflazione a causa monetaria non è una soluzione, anzi è un serio problema. Ci limitiamo a riepilogare alcuni dei fenomeni riportati nei manuali. L’inflazione:
–      Taglia i risparmi, in denaro, dei Cittadini e delle Imprese
–      Stimola la formazione di riserve in valute estere a minor rischio di svalutazione da parte di chi è in grado di impostarle e gestirle; probabilmente non il cittadino medio
–      La formazione di riserve estere apre la strada a comportamenti contigui all’illegalità sia fiscale sia commerciale sia sociale che, a loro volta, deformano il funzionamento efficiente del mercato a svantaggio di chi opera in condizioni di normale concorrenza
–      Ogni scalino di inflazione (svalutazione) implica un istantaneo aumento dei prezzi, ma un lento trasferimento di aumenti ai compensi. La differenza va a vantaggio dei datori di lavoro.
–    Le imprese rosse che non sono in grado di rilanciare i propri manufatti in chiave di innovazione, prolungano l’agonia trasferendo la propria incapacità di competere prevalentemente sui propri dipendenti e sul sistema di mutuo soccorso (welfare)
–      Una tornata di inflazione/svalutazione difficilmente mantiene i differenziali  per un tempo sufficiente alla ristrutturazione sostanziale delle imprese, che è particolarmente vero per quelle già incapaci di competere. La conseguenza è provocare una seconda ondata di richieste di svalutazioni e così via in una spirale di declino irrecuperabile.

Il prezzo più pesante delle svalutazioni e dell’inflazione lo pagano immediatamente proprio i Cittadini; sui loro compensi, sui loro risparmi, sulla disoccupazione. Le Imprese, che nel breve godono di un prolungamento di vita o di un aiutino commerciale/finanziario, cominciano a cedere in una seconda fase. Tutte sono velocemente gravate da un maggior costo del welfare, irrimediabilmente in aumento. E’ stupefacente come molti Cittadini desiderino, e chiamino a gran voce, svalutazioni monetarie; è possibile che non sia loro noto il prezzo che devono pagare nell’immediato e il prezzo che i loro figli dovranno pagare, anzi stanno già pagando.

La deflazione originata dall’eccesso di credito inesigibile, cioè di restrizione del credito ai nuovi richiedenti, implica una serie di fenomeni effettivament distruttivi, non tanto per i Cittadini quanto per il Sistema Finanziario stesso e per gli Amministratori Pubblici come vedremo meglio nel prossimo Capitolo 3.

Riepilogando abbiamo appreso alcuni fenomeni:
–      Le valute sono strumenti di Stato, nelle mani degli Amministratori Pubblici e del Sistema Finanziario; spariscono man mano che spariscono i confini e man mano che i Cittadini, e i loro beni, acquisiscono maggiore libertà di circolazione
–      Le valute sono un elemento di complicazione e di destabilizzazione (ad esempio le cosiddette “speculazioni”); comunque non portano vantaggi ai Cittadini
–      L’XRate è un rudimentale e dannoso coefficiente di distorsione lineare dei prezzi
–      Tutto sommato le valute non interessano tanto nemmeno al Sistema Finanziario
–      Il mondo tende naturalmente ad eliminare la molteplicità delle valute.

Probabilmente un’accelerazione della riduzione delle valute è di beneficio per tutti i  Cittadini a patto che la valuta unica sia strumento governato dai Cittadini e non da Stati/Amministratori Pubblici che tendono a difendere i privilegi nazionali anziché occuparsi di tutti i Cittadini che vivono nell’area valutaria uniforme.

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Nel prossimo Capitolo 3 – Inflazione e prezzo dell’affitto del denaro.

Nei capitoli successivi: l’intervento degli Amministratori Pubblici con i loro infiniti coefficienti condizionanti lo sviluppo economico e la libertà dei Cittadini.

1          L’esistenza di una merce a magazzino è evidente al tatto.  È intuitivo che abbia un valore e che anche il suo affitto abbia valore. Se non altro per la fatica che si fa spostarla. Diversa è la sensazione quando si affitta una merce che non esiste. Non c’è alcun peso e nessuna fatica ad affittarla. La sensazione, la percezione sensoriale, può anche trasformarsi nell’idea distorta che non abbia senso restituire una merce che non esiste e che è solo una percezione. Questo è accaduto più volte nella storia. Uomini dissennati e avidi hanno commesso il drammatico, spesso tragico, errore di prestare (affittare) enormi quantità di denaro a chi non può né pagarne l’affitto né restituirlo. Ogni volta, per sanare la situazione, i Cittadini complessivamente hanno dovuto lavorare a lungo e duramente per sanare i bilanci del Sistema Finanziario; in alcuni clamorosi casi anche passando dalla distruzione della guerra.

2          Il Sistema Finanziario sostiene che i Cittadini non chiedono credito perchè aspettano che i prezzi calino ancora. Ci permettiamo di sospettare che la spiegazione sia un po’ astratta. Può essere che i Cittadini non abbiano sufficienti entrate per restituirlo? E che non chiedano credito perché non sanno come restituirlo?  O che non abbiano sufficiente fiducia che il sistema economico riparta? Forse le spiegazioni stanno su un altro piano3

3          Alcune teorie sostengono che forse il sistema funzionerebbe meglio in presenza di un ampio numero di valute, più libere e in concorrenza. I fatti spesso superano la realtà, non solo nelle provocatorie “monete elettroniche”, ma nei ticket restaurant, nei buoni sconto, peer-to-peer credit, ecc

4          Il valore della moneta interessa specialmente ai commercianti, chiamati spesso speculatori, che comprano e vendono moneta quasi con le stesse regole con cui comprano e vendono commodities in quantità sufficienti da condizionare il mercato o ad altissima frequenza, grazie alla tecnologia. Di nuovo sottolineiamo che la produzione di grano o di petrolio risponde alle regole dell’economia reale, mentre il commercio di denaro sfugge ai limiti quantitativi imposti dalla natura (clima) o dagli andamenti della domanda e dell’offerta (estrazione/consumo). E’ evidente che per chi ritenesse nocivi i comportamenti “speculativi” la soluzione radicale ed efficace sarebbe quella di ridurre drasticamente il numero delle valute. Questo probabilmente accadrà comunque per effetto dell’inarrestabile globalizzazione.