Il libro sull’acqua.

Il “Blue Book 2014” preparato da Utilitalis (insieme ad Anea e Federutility) fotografa il settore degli operatori dell’acqua (vedi anche http://www.smartweek.it/fatto-del-giorno/il-costo-dellacqua/ ): 311 imprese, un fatturato di 7,2 miliardi con 27.800 addetti, elevata frammentazione con il 46% delle imprese che rappresenta il 3% del giro d’affari del settore acqua; se si aggiungono le oltre 2.000 gestioni dirette degli enti pubblici locali, si arriva a 9,6 miliardi di fatturato e 41.400 addetti.

Sono passati 20 anni dalla “legge Galli” ed alcune debolezze restano: elevata frammentazione, con le imprese private che hanno un fatturato medio di 23,1 milioni ed 89 dipendenti, e le gestioni dirette degli enti pubblici con un fatturato medio di 176.000 euro e 7 dipendenti; livelli qualitativi inferiori alle promesse ed agli standard europei.

Con questi numeri, è arduo immaginare gestioni sostenute da nuovi investimenti, anche solo di manutenzione.

Per contro, nonostante i tempi di crisi, la redditività resta costante (caratteristica positiva delle utilities) con utili sul fatturato del 3,2% (mono-utility acqua).

Un quadro regolamentare più stabile con norme più durature e meno “ondivaghe” assicura credibilità al settore ed alle imprese e potrà favorire il necessario nuovo ciclo di investimento.

In Italia, si investono 30 euro ad abitante pari a 1,6 miliardi annui, di cui 30 centesimi sostenuti da interventi pubblici; il fabbisogno annuo per investimenti è stimato in 3 miliardi, pari a 51 euro per abitante; per il “Blue Book”, adeguare il settore italiano agli standard europei richiederebbe 4,8 miliardi l’anno, circa 80 euro per abitante. Semplice, come l’acqua.

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