Il miglior disinfettante dello Stato? La trasparenza

Do you remember Cottarelli? Si, il bravo alto funzionario del Fondo Monetario Internazionale chiamato in Italia per approntare la mitica spending review. Ebbene, prima di ritornarsene a Washington qualche mese fa, con la più classica delle manovre promoveatur ut amoveatur, l’intrepido Commissario alla spesa aveva, nell’ormai lontano marzo 2014, presentato delle slide contenenti “Proposte per una revisione della spesa pubblica” per il triennio 2014-2016.

Si trattava di idee innovative e spesso severe che, pur non toccando le uscite per l’istruzione né il welfare state, ipotizzavano risparmi per 7 miliardi nel 2014, 18 nel 2015 e 34 nel 2016. Il lavoro si basava su 25 dossier elaborati grazie al contributo di studiosi e funzionari cui Cottarelli aveva chiesto di esaminare altrettanti comparti del settore pubblico. In alcuni casi vennero fuori numeri clamorosi, quali l’enorme spesa pubblica ferroviaria (in 20 anni 207,7 miliardi), in altri ci si fece almeno un’idea più precisa della longa manus dello Stato nell’economia italiana (le ormai famose 8.000 società partecipate dagli enti locali, per dire).
In una di questa slide, intitolata “La trasparenza della spesa pubblica”, inoltre, argomentando che la “pressione dell’opinione pubblica è essenziale per evitare gli sprechi”, si proponeva l’apertura al pubblico della Banche Dati delle Pubbliche Amministrazioni, dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, del MEF sulle partecipate locali, della società pubblica SOSE sui costi standard (apertura avvenuta solo parzialmente).
Il principio generale sottostante era che “tutto deve essere disponibile on line tranne quello che è esplicitamente designato come strettamente confidenziale per motivi ovvi”.
Il Commissario, oltre che bravo economista, aveva evidentemente doti di preveggenza.
Invero, dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, il governo sembra essersi completamente dimenticato della spending review e appare semmai più concentrato a “mediare” tra i Greci desiderosi di ottenere il perdono per la loro futura insolvenza e la Germania i cui elettori giustamente non perdonerebbero altri salvataggi a loro spese.
Fortunatamente qualcuno non si è dimenticato dei 25 dossier e, prima sui social network e poi in modo ufficiale, è partita la richiesta di prenderne visione, per capire quali esplosive rivelazioni essi contenessero.
Nello specifico, uno dei promotori dell’Iniziativa FOIA (per far adottare una legge simile al Freedom of Information Act americano anche in Italia) ha inviato una richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per avere accesso al misterioso “Fascicolo Cottarelli” e ha ricevuto la seguente risposta “ Questo Dipartimento, contrariamente a quanto affermato nella istanza, non possiede gli atti richiesti, non avendo peraltro competenza in materia” poiché “il Commissario straordinario si avvale delle risorse umane e strumentali del Ministero dell’Economia e delle Finanze”. Armato di santa pazienza, il richiedente si è rivolto al MEF, che per bocca del Portavoce del Ministro ha così risposto : “ Non ci è possibile procedere a quanto da lei richiesto in quanto la documentazione di cui richiede l’accesso non è in nostro possesso, non facendo parte il Commissario alla Spending Review di questo Ministero”.
Si potrebbe definire una classica situazione kafkiana se non fosse che l’autore praghese descrive frangenti surreali e drammatici, mentre da noi il tocco è sempre quello della farsa, “la situazione è grave ma non è seria” avrebbe detto Ennio Flaiano.
Ebbene, a prescindere dal corto circuito sulla spending review, la questione in Italia è anche normativa. Difatti, secondo la nostra legislazione non esiste, come in altre paesi occidentali, un diritto soggettivo, costituzionalmente garantito, all’accesso a tutti gli atti promananti dalla pubblica amministrazione salvo le eccezioni relative a sicurezza nazionale, ordine pubblico, privacy e così via. Da noi, il Decreto sulla trasparenza del 2013, pur avendo migliorato la situazione precedente, prevede tale diritto di accesso solo per quegli atti che la pubblica amministrazione è obbligata ex lege a pubblicare. In altra parole, se non c’è una norma apposita che prevede la pubblicazione di una determinata tipologia di documenti, la PA è libera di decidere cosa fare. Poiché le zone grigie sono ampie, l’obbligo viene inteso in senso restrittivo e al povero cittadino è solo concesso fare ricorso (con un procedimento lungo e farraginoso)nel caso abbia un interesse “diretto, concreto ed attuale” all’esibizione del documento, vale a dire sia titolare di una posizione giuridica tale che lo legittimi alla sua visione. Per di più, nei casi in cui l’amministrazione non sia tenuta alla pubblicazione, le richieste di accesso non sono ammissibili quando “preordinate ad un controllo generalizzato all’operato delle pubbliche amministrazioni”, garantendo così l’opacità di tale operato. Né nessuno può costringere i ministeri a cooperare con le giuste richieste dei cittadini inermi di fronte ai meandri burocratici: il ping-pong Presidenza del consiglio-MEF ne è la prova.
Per fare un altro esempio di attualità, insieme all’invio degli auguri per la nomina a presidente dell’INPS, a Tito Boeri (una scelta eccellente che si spera non venga ostacolata da qualche parlamentare che si nasconde dietro a cavilli) è stato chiesto di mettere a disposizione sia i dati storici dell’INPS (dopo adeguata anonimizzazione) necessari a calcolare i tassi di rendimento dei contributi pensionistici dei pensionati attuali e futuri, sia la posizione individuale di ciascun iscritto all’Istituto. La domanda da porsi è: com’è possibile che informazioni di così evidente interesse pubblico ed individuale siano ad oggi celate?
Insomma, così come auspicato da Cottarelli, l’approvazione di una legge che imponga una vera trasparenza alla nostra burocrazia è necessaria per migliorarne l’efficienza, combattere abusi e corruzione, rispettare i diritti degli individui. Lo aveva capito uno dei più grandi giuristi del XX secolo, il giudice costituzionale Louis Brandeis, il quale affermò : “La luce del sole è considerata come il migliore dei disinfettanti; la luce elettrica il miglior poliziotto”. Approfittiamone ora che il petrolio costa poco.

Alessandro De Nicola
adenicola@adamsmith.it
Twitter @aledenicola

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