Il Paradosso del PIL

PIL e resilienza – Per qualcuno la resilienza è un pregio e per altri un problema. Una molla compressa prima o poi torna al suo stato precedente senza nulla cambiare; reagisce come “un muro di gomma”. In alcune circostanze è utile, in altre meno. Per esempio quando occorre cambiare è opportuno farlo e farlo con tempismo ed energia. Si butta via la vecchia molla e se ne mette un’altra: fatta una resilienza se ne fa un’altra. Qui vorremmo rendere l’idea che un’unica resilienza, per buona che sia,  può costare molto.

In passato noi italiani siamo stati convinti europeisti. Tutto sommato, leggendo i numeri qui poco oltre, abbiamo scelto bene. Ma ci siamo occupati relativamente poco di cosa facevano in Europa. Non sempre abbiamo controllato l’operato dei nostri amministratori e non sempre siamo stati attivi, presenti e inicisivi.  Ci siamo confrontati relativamente poco con l’Europa e specialmente con i G7 con i quali abbiamo fatto molta strada, da leader economici mondiali. Oggi che la nostra posizione si è economicamente indebolita è ancora più importante che ci misuriamo e che reagiamo. Ci criticano, forse, ma non siamo stati così pessimi come ci dipingono. Anzi direi quasi che ci usano come capro espiatorio generale e noi li lasciamo fare. Altrove affronteremo meglio questo nostro contraddittorio comportamento. Ora invece leggiamo i numeri e confrontiamoli sforzandoci di operare col minimo del pregiudizio.

Partiamo dal PIL che è internazionalmente considerato il parametro basilare di riferimento per ogni confronto internazionale. I dati ci raccontano storie spesso sorprendentemente diverse da quelle che ci immaginiamo nei luoghi comuni entro cui fin troppo spesso ci cacciamo. O provano a cacciarci.

L’andamento del PIL Italia (qui sotto nella traccia arancione), come ricavato dai dati di World Bank, mostra calma piatta dal 1995 al 2001, forte crescita dal 2001 al 2007 (nonostante i detrattori dell’euro) e da lì decrescita che al 2012 torna ai valori del 2007 e da allora continua a scendere.

tabella 14La comparazione con altri del G7 è sugli andamenti (percentuali) e non sulle quantità. Volutamente abbiamo “forzato” un ipotetico punto di partenza uguale per tutti per poi verificare come ciascuno si è comportato nell’arco dei 17 anni pre e post arrivo dell’euro. Un primo insieme di considerazioni generali:

  • ciascuno ha approcciato l’arrivo dell’Euro in modo diverso e i posizionamenti divergono alquanto dal 1995 al 2001. Chi guadagnandoci e chi perdendoci. L’Italia né l’uno né l’altro.
  • Poi tutti insieme ci hanno guadagnato per sette anni consecutivi
  • Dopo l’annus terribilis 2007 ci hanno perso, di nuovo tutti insieme, ma con esiti diversi al punto di arrivo: UK leader e Italia ultimo posto
  • Le aree sottostanti a ciascuna traccia rendono l’idea dell’accumulazione della ricchezza. Qui le posizioni in parte cambiano
    • UK largamente in testa
    • Italia al secondo posto. La resiliente Italia perde poco e guadagna poco. Interessante fenomeno da analizzare bene.
    • Germania non così performante come appare nell’immaginario comune. Forse capiamo perché i tedeschi sono così preoccupati dell’Europa. Forse non è solo desiderio di egemonia.
    • Per tasso di crescita del PIL, per trascinamento l’accumulo di ricchezza, dopo i primi sei anni sono tutti più simili. Le differenze di andamento tendono a diminuire.

Più analiticamante:

  • La Germania sviluppa valori assoluti di due/tre volte superiori a quelli dell’Italia, ma:
    • nel suo periodo di “marco forte” pre-euro perde pesantemente quota in termini di PIL. Contrariamente alle credenze sulle valute forti e deboli pre Euro.
    • dal 2001, introduzione dell’euro,  inizia un recupero strabiliante, ininterrotto fino al 2008
    • da quel momento rimane sostanzialmente a crescita zero
    • La Francia parte effettivamente con volumi quasi uguali a quelli dell’Italia:
      • nell’era del franco pre-euro il PIL perde quota un poco più dell’Italia, ma  recupera e il suo trend alla lunga supera quello dell’Italia
      • dal 2008, come quasi tutti inizia una discesa non ancora interrotta
      • Colpisce l’andamento di UK che:
        • prima dell’Euro cresce, in antitesi alle altre economie (effetto delle loro riforme?)
        • con l’entrata dell’euro cresce con lo stesso tasso di crescita degli altri
        • nel 2008 subisce il trauma come tutti, ma reagisce alla crisi e nel 2009 svolta e da allora cresce costantemente – euro o non euro. Una flessibilità, tutt’altro che resiliente, e una dinamicità da fare invidia.

La Germania è giustificatamente preoccupata dal suo PIL di lungo periodo, che però è già in miglioramento. Nel contempo noi non siamo per nulla preoccupati della nostra resilienza, nemmeno quando la fotografia al 2012 (grafico precedente) ci mostra con il PIL (in valore) proporzionalmente peggiore del gruppetto.

Il PIL è una misura di interesse primario dei cittadini perché stima le entrate delle loro famiglie. Ancor di maggiore interesse è il PIL pro-capite. Eurostat ci dice che gli amministratori di USA, UK e Germania davvero si sono presi cura dei loro cittadini (PIL procapite) creando le migliori condizioni affinchè essi potessero esprimere la loro capacità di generare prosperità.

tabella 14.1

Il paradosso del PIL – Il grafico qui sopra derivato dai dati Eurostat mostra che il PIL procapite italiano è da sempre piatto (in percentuale di crescita) e in declino progressivo dal 2007 in poi. Situazione apparentemente contraddetta dall’analisi qui di seguito.

tabella 14.2

Ci viene proposta una interpretazione incoraggiante del PIL italiano aggregato che sembrerebbe performare assai meglio della media Europea. Nonostante un declino complessivo del tipo “mal comune mezzo gaudio”.

Il trend comparativo apparentemente mal si concilia con gli andamenti dei PIL procapite dei G7. Non è da escludere che i grafici, pur ciascuno corretto, tendano a suggerire alcune interpretazioni. Probabilmente per noi cittadini è più rilevante il PIL procapite e il confronto con i G7 (i più performanti di cui ancora facciamo parte) invece che con le medie di tutti gli stati europei. È possibile tuttavia che certi grafici e certe interpretazioni siano più gradite ai lettori che preferiscono la medietà alla leadership. Agli italiani resilienti forse piace di più la medietà che la leadership. Comunque pare che ai resilienti non piaccia sentirsi dire cose sgradevoli.

Siamo pronti per le considerazioni finali:

  • Noi cittadini siamo stati bravi a produrre Ricchezza, sebbene miracolosamente senza far crescere il PIL procapite. Vi sono varie controverse ipotesi sul come questo sia accaduto questo strano fenomeno.
  • I nostri amministratori hanno contribuito alla crescita, ma non abbiamo ancora capito come e in che misura. Forse mettendo in circolo il denaro che lo Stato si è fatto prestare (debito dello Stato). Ma senza utilizzarlo per far cresce il PIL procapite.
  • Siamo preoccupati perché da sette anni stiamo bruciando patrimonio. Anche su questo gli amministratori hanno contribuito, ma non è chiaro come e quanto. Bisogna invertire la tendenza
  • Questo è il grande e insoluto problema: come facciamo a invertire il trend e a tornare fra i primi della classe? Ammesso che effettivamente vogliamo tornare fra i primi della classe che, notoriamente stanno meglio degli ultimi?
  • Il quesito ne sottointende un altro che è anche un  prerequisito: quali entità sono in grado di generare crescita del PIL procapite? Certamente non l’Amministrazione Pubblica che per definizione contabilizza PIL pari al valore dei compensi dei dipendenti. Ovvero quel PIL può crescere solo se aumentano i costi (compensi) dell’amministrazione pubblica, obiettivo che non credo sia nelle priorità dei cittadini.
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