Il petrolio in deflazione fa male?

Lo shale-oil ha rotto il cartello del petrolio (OPEC) e ha ripristinato la concorrenza. Le rendite petrominerarie non sono più quelle di una volta. Il prezzo massimo del petrolio è determinato dal costo di estrazione dello shale-oil. Il prezzo non è più determinato dal cartello, dall’endemica litigiosità mediorientale e da qualche altro Stato che fa l’antiamericano, ma che sui dollari campa. Non solo, la tecnologia ha abbassato il prezzo e lo abbasserà ancora. Si conferma il semplice e antico principio economico che i beni (spesso prodotti e servizi) hanno prezzi unitari decrescenti grazie al crescente contenuto di know-how (tecnologia) dei processi per renderli disponibili.

http://www.economist.com/news/leaders/21635472-economics-oil-have-changed-some-businesses-will-go-bust-market-will-be?fsrc=scn%2Ftw_ec%2Fsheikhs_v_shale

Questo genere di deflazione ci fa male? Direi il contrario, i consumatori e gli investitori industriali ne sono felici.

Per decenni il costo dei combustibili è stata una pesante tassa che ha trasferito masse enormi di denaro dai paesi produttori di know-how ad altri paesi meno veloci. La “petro-tassa” però non è stata di per sé un male. Specialmente dagli anni ’70 in poi, il flusso globale di petro-denaro ha migliorato i sistemi sociali di chi ha potuto, e voluto, goderne.

Nonostante questo potente esempio dei benefici della deflazione sul costo dei beni, continua la grande preoccupazione mediatica per la perdurante bassa inflazione che avvicina la rischiosissima deflazione. Secondo molti, la malignità dell’inflazione è un mito del passato; ora l’inflazione deve essere più alta.

Colgo l’occasione per segnalare un interessante articolo del Brookings (link in coda al post) in cui, a seguito dei nuovi percorsi dello shale-oil, la rete di distribuzione è sottoposta ad un cambiamento efficienziale che si presume abbassi il prezzo alla pompa. Altro fenomeno deflattivo prodotto da nuova efficienza.

L’articolo dell’Economist sostiene che il prezzo più basso del petrolio aiuta grandemente l’economia spostando flussi da “costi di esercizio” a investimenti (aumento di know-how). Anche l’articolo del Brookings implicitamente sostiene la stessa tesi.

In quanto a confusione a proposito di rischio deflazione e di bassa inflazione, direi che non c’è male.

http://www.brookings.edu/blogs/the-avenue/posts/2014/12/03-keystone-xl-america-oil-kane-puentes-tomer?utm_campaign=Brookings+Brief&utm_source=hs_email&utm_medium=email&utm_content=15153880&_hsenc=p2ANqtz-86ZBAarF3cSZw63QYMP3rxS0W8N5Ft3fkCQWeZ6Dh1Y0KrEpkOkLhkKpx-8U4B7ix0cqKGT9zr8K_G2guwGr48-juoYA&_hsmi=15153880

http://www.italiaperta.info/la-mozzarella-al-metanolo-e-il-paradosso-della-deflazione/

http://www.italiaperta.info/deflazione/

 

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