Il Sole 24 ORE trae spunto da una nostra proposta

7 ottobre, 2013 09:06

Oggi Guido Gentili su “Il Sole 24 ORE” fa il punto sulle questioni fiscali che dovrà dirimere il governo. Per farlo prende spunto dal documento congiunto che Italia Futura ed ItaliAperta hanno proposto pochi giorni fa all’attenzione del governo allora in crisi. E’ possibile risalire la china, ma bisogna cominciare immediatamente.

prima di tutto riportiamo il link all’articolo originale: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-07/finito-tempo-promesse-prelievo-063639.shtml?uuid=AbzpuRpI
Finito il tempo delle promesse: giù il prelievo senza trucchi

L’incontro tra Governo e sindacati, cui seguirà quello con gli imprenditori, inaugura la rinnovata sfida (dopo il voto di fiducia e il sostegno politico più forte dei “diversamente berlusconiani”) del premier Enrico Letta. Sfida che passa per la legge di stabilità (ex legge finanziaria) da trasmettere entro il 15 ottobre al Parlamento italiano e, novità procedurale europea, a Bruxelles, dove la Commissione l’esaminerà e potrà, se del caso, chiedere delle correzioni.

La questione fiscale in chiave pro-crescita è il nocciolo duro del problema. Letta l’ha affrontata in Parlamento, alzando la posta. Non ha fatto numeri, ma ha lanciato l’operazione “meno spese e meno tasse” nel rispetto dei vincoli europei e ha spiegato che con la legge di stabilità il Governo ridurrà il carico fiscale sul costo del lavoro. Tra gli applausi, ha scandito che ciò vuol dire più soldi in busta paga per il dipendente e più margini di competitività per le imprese con l’obiettivo di riattivare la domanda interna. E a suggello della svolta ha aggiunto che verranno rafforzati gli incentivi all’assunzione dei lavoratori a tempo indeterminato, previsti sgravi fiscali per le start-up innovative e rafforzati gli incentivi per la patrimonializzazione delle imprese e degli investimenti.
Il piano è politicamente ambizioso, assai più delle nude cifre sulla pressione fiscale indicate nel Documento di economia e finanza (Def) appena corretto: 44% nel 2012, 44,3% nel 2013, 44,2% nel 2014, 44% nel 2015. Cifre nominali già record, ma che, se si considera il peso dell’economia sommersa, esplodono la dura realtà: per chi le tasse le paga la pressione fiscale rasenta il 54 per cento.

Numero che fa a pugni con la ripresa, al momento stimata dal Governo in un +1% del Pil nel 2014 mentre Fmi, Banca d’Italia, Istat e Confindustria la collocano allo 0,7% e l’Ocse allo 0,4 per cento.
Che ci sia assoluta necessità di una scossa archiviando dopo sei anni un tracollo da economia di guerra è un dato incontrovertibile.
I problemi riguardano il “come” e il “quanto”. Sul metodo coglie il punto il documento congiunto di due think tank, ItaliAperta e Italia Futura con la collaborazione dell’Istituto Bruno Leoni: «Pensare di cavarsela con riduzioni temporanee della pressione fiscale o con altrettanto temporanei incrementi di spesa è peggio che errato, è inutile. Occorre ridefinire il perimetro dello Stato e formulare un piano pluriennale di riduzione della pressione fiscale e contributiva finanziato da una concreta attuazione della spending review e dal minore onere per interessi derivante da un programma significativo ed irreversibile di dismissione del patrimonio pubblico».

Manovra quest’ultima che dovrebbe inziare dai livelli regionali e locali, visto che il grosso della spesa senza controlli, come insiste da tempo il Sole 24 Ore, si annida e prospera qui.
Il consenso politico e sociale sulla riduzione di tasse e contributi che gravano su lavoro e impresa – a ben vedere anche un modo per recuperare competitività in assenza, con l’euro, di manovrabilità del cambio della moneta – è ampio e poggia sui numeri oltre che sulla spinta della stessa Commissione europea. Secondo l’Ocse l’Italia è seconda solo alla Francia (che al contempo ha però ha una tassazione molto favorevole alle famiglie): fatta 100 la retribuzione media lorda, quella netta è pari a 69,2 e il costo del lavoro a 132,1 con l’enorme differenza – il cuneo fiscale – che pesa per circa una metà a carico dei lavoratori e per l’altra a carico delle imprese.

Ma, ecco il punto, per “quanto” si può intervenire? Premesso che deve essere ancora risolto il rebus della sospensione della seconda rata Imu, che la nuova Service tax è da scrivere e che comunque la riduzione del cuneo fiscale avverrà a tappe, le cifre e le idee ballano. Si va da 2 miliardi più 2 o 3, a piani dieci volti più ambiziosi. In mezzo, l’esperienza (non un caso di successo) del governo Prodi che nel 2007 mise in pista 5 miliardi.
Tra proposte insufficienti e baldanzose fughe in avanti dovrà essere trovato un credibile punto di equilibrio che per cominciare significa coperture finanziarie non illusionistiche, spending review ampia (che fine ha fatto il dossier sulle agevolazioni fiscali, 720 voci per 254 miliardi?) e imposte che vengono ridotte o cancellate senza ricorrere ad altre imposte. Sembra semplice ma la storia insegna che non lo è affatto.

Guido Gentili

da “il sole 24 ore” del 7 ottobre 2013

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