I piccoli azionisti e la beffa dell’aumento di capitale di Mps

Quando il corso delle azioni e i risultati di un’azienda non vanno bene, il patrimonio soffre, le società si trovano a dover raccogliere nuovo capitale presso nuovi azionisti, e troppo spesso lo fanno con risultati diluitivi. Lo ha fatto ad esempio Mps, che oggi, lunedì 25 maggio, avvia un aumento di capitale da 3 miliardi di euro, a fronte di una capitalizzazione di 2,5 miliardi.

Che cosa è la diluizione di capitale? Come funziona? Quali conseguenze per i piccoli azionisti?

Come funziona la diluizione di capitale
La raccolta di capitale avviene con l’emissione di nuove azioni, mantenendo un elevato rapporto fra il numero delle azioni da emettere ed il numero delle azioni in circolazione, allo scopo di massimizzare il valore dello sconto per i sottoscrittori rispetto al valore delle azioni in circolazione. Con questo trucco (nel vero senso della parola), si rende attraente ciò che non lo è (la società e le sue azioni), consentendo operazioni che diversamente non sarebbero interessanti per gli investitori. Coloro che hanno già investito nella società, si trovano così, volenti o nolenti, costretti a partecipare all’aumento di capitale. Si tratta quindi di operazioni legittime, ma discutibili.
In questi anni Consob ha ripetutamente annunciato, ma non ancora deliberato, interventi/azioni/raccomandazioni per impedire, od almeno limitare, la prassi di aumenti iper-diluitivi. Un controllore che controlla poco, troppo poco?
Dal 2009 in poi, operazioni diluitive, od iper-diluitive, sono state oltre 25, da Seat PG a Banca Italease, Pirelli RE, Tiscali, sino a MPS nel 2014 ed ora nuovamente nella primavera 2015. Quest’ultima è particolarmente emblematica e val la pena approfondirla.

L’aumento di capitale di Mps e le sue conseguenze per i piccoli risparmiatori
In un’operazione diluitiva, sono emesse nuove azioni per un ammontare rilevante, spesso superiore al controvalore della quotazione attuale. Nel caso di MPS, il prezzo di emissione dell’attuale aumento di capitale è largamente inferiore a quello attuale. Nel 2014 MPS emise 5 miliardi a uno sconto del 35,5% (calcolato sul TERP, il prezzo teorico dell’azione dopo lo stacco del diritto di opzione). Quello annunciato ora è un aumento per 3 miliardi con uno sconto del 38,9% sul TERP, a valle di un raggruppamento che significa che saranno convertite/raggruppate in 1 azione ben 20 azioni possedute, con l’offerta di 10 nuove azioni ogni azione posseduta (quotazione al momento dell’annuncio: 9,38 euro/azione).
I piccoli azionisti, già falcidiati dagli anni orribili della Grande Recessione e dalle conseguenze dell’aumento di capitale iper-diluitivo del 2014 (bruciato in meno di un anno, con tanti complimenti al management) hanno davanti tre alternative, nessuna delle quali è particolarmente allettante:
1. se non aderiranno all’aumento di capitale, vedranno ancora diminuire il valore delle azioni possedute;
2. se parteciperanno all’aumento, dovranno metter mano al portafoglio;
3. potrebbero infine vendere i diritti di opzione rappresentativi di un numero di azioni inferiore a quello delle nuove azioni in emissione, a prezzi probabilmente “super-scontati” se non “ridicoli”.

Emissioni iper-diluitive sono funzionali al cambio di governance, o almeno a un suo assestamento coerente con gli obiettivi del management o di un gruppo di azionisti, talora non ancora di controllo ma che puntano a diventarlo e che investono a sconto rispetto alle quotazioni attuali. Il tutto a detrimento dei piccoli azionisti e degli azionisti che non hanno le risorse, o le intenzioni, di aderire alla nuova chiamata alle azioni.

Un particolare non secondario: queste emissioni sono assistite da consorzi di garanzia organizzati da banche, che assicurano il buon esito dell’operazione, troppo spesso senza far sapere in anticipo chi sarà il soggetto finale che sottoscriverà le azioni. Non ci resta che confidare che le azioni non finiscano nei portafogli di fondi di investimento gestiti da SGR vicine alle banche collocatrici, nel più classico e ripetuto conflitto di interessi. Quello vero, che tocca le tasche degli (ignari?) investitori

Pubblicatosu su AdviseOnlyBlog il 25 maggio 2015

0 replies

Leave a Reply

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *