Italia, grande produttrice di regole

Indro Montanelli, “Dal Governo Dini all’Ulivo”

 

L’Italia è la più grande produttrice di regole, ognuna delle quali è una riforma, è la riforma di un’altra regola. Gli stessi esperti pare che abbiano perso il conteggio delle regole che vigono in Italia, delle leggi, dei regolamenti che vigono in Italia: c’è qualcuno che parla di 200000, altri di 250000.

Ora, quando si pensa che la Germania ha in tutto 5000 leggi, la Francia pare 7000, l’Inghilterra nessuna, quasi nessuna. Hai dei principi, così stabiliti, e basta.

A cosa ha portato questa proliferazione di leggi?

A riempire gli scantinati dei nostri pubblici uffici, dove ci sono questi mucchi di legge che nessuno va nemmeno a consultare perché ognuna di queste leggi poi offre il modo di evaderle. Questa è la grande abilità dei legislatori italiani. I legislatori italiani sono quasi tutti degli avvocati. E gli avvocati a che cosa pensano? A ingarbugliare le leggi in modo da restarne loro i supremi e unici depositari.

Quindi noi… riforme: hai voglia se ne faremo, continuiamo a farne, è la nostra vocazione, questa.

Quanto poi all’attuazione. Allora è un altro discorso: le leggi in Italia non vengono osservate, anche perché sono formulate in modo che si possano non osservare. Ed è questo che spiega l’abbondanza, la prodigalità delle nostre classi politiche, delle nostre classi dirigenti, nello sfornarne di continuo. […]

Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani. Io mi ricordo una definizione dell’Italia che mi dette in tempi lontanissimi un mio maestro e anche benefattore, che fu un grande giornalista, Ugo Ojetti, il quale mi disse: “Ma tu non hai ancora capito che l’Italia è un Paese di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria”. Io avevo 25-26 anni e la presi come una boutade, per una battuta, un paradosso. Mi sono accorto che aveva assolutamente ragione. […] Io sono sicuro che gli scienziati italiani, i medici italiani, gli specialisti italiani, i chimici, i fisici italiani quando avranno a disposizione dei gabinetti europei veramente attrezzati brilleranno. Gli italiani, l’Italia no. L’Italia non ci sarà, non c’è. […]

Per l’Italia non vedo un futuro, per gli italiani ne vedo uno brillante.