Ius utendi fruendi salva rerum substantia.

Ampiamente superati i primi 100 giorni del governo in carica, ne rileviamo una impalpabile sostanza; la dedizione alla “madre di tutte riforme” (“riformare” il Senato avrà impatti risibili sul quotidiano degli italiani, che infatti se ne disinteressano ampiamente) allontana ancor più il duro affrontare i temi reali: spesa pubblica, giustizia civile, crescita.
Qui ci vogliono provocazioni ardite: facendo riferimento al corpo umano, l’Italia non è solo sovrappeso (per cui basterebbero un poco di esercizio quotidiano ed una modesta dieta ipocalorica), ma è affetta da grave ed eccessiva obesità, avendo rinviato da tempo immemore (nel 1962 si stimò che il 30% dei dipendenti pubblici fosse in soprannumero) qualsiasi forma di intervento, cura, esercizio: il paese non riesce a camminare, respirare, dormire almeno un breve sonno. Ogni giorno che passa si avvicina la prospettiva dell’intervento chirurgico (sotto le sembianze della Troika, che prima arriva meglio è …).
E’ tempo di provocazioni forti: portare in parlamento la conversione di un semplice e smilzo decreto legge che eviti di racchiudere troppe disposizioni scritte riassunte in modo raffazzonato (.. così è più semplice disattenderle?…), e dia il senso della via da intraprendere: tutta in salita, tutta di sacrifici, tutta da percorrere, ed il tempo sarà lungo, mica mesi.
Essendo “agent provocateur” di vocazione, vi dispensiamo poche semplici ricette; siamo consci che esse sono provocatorie assai, e finiranno nel dimenticatoio per una ragione: sono semplici da adottare e di immediato effetto. Ma l’Italia è un paese dove si è ricchi di parole, poveracci di azioni.
Pubblica amministrazione: gli emolumenti per gli amministratori delle oltre 7.000 società a partecipazione pubblica vanno fissati ad 1 euro al giorno, non un centesimo in più; scommettiamo che entro 90 giorni l’80% delle società sarà liquidato? Spese di decine di miliardi annui, con un deficit annuo di 3 miliardi di euro, tutte sparite “dans l’espace d’un matin”? Toccate il portafoglio dei boiardi di stato, quelli delle posizioni “apicali”, e troverete la mappa del risanamento.

Giustizia civile: sospensione per 5 anni del grado di appello; scommettiamo che entro 3 anni la durata media dei processi civili sarà inferiore ai 2 anni? A chi protesta per il “vulnus” alla certezza del diritto replichiamo: meglio una giustizia imperfetta che una giustizia perfetta che arriva dopo 10 anni (perché è questo il tempo medio per arrivare a sentenza civile nel nostro paese). En passant, vietare ai magistrati i doppi incarichi sarebbe cosa assai doverosa: che si dedichino a smaltire i processi, per questo sono lautamente pagati.

Crescita: abbassare di 10 punti l’aliquota IVA (dal 22% al 12%) per 18 mesi, e di 5 punti (riportandola al 17%) nei 18 mesi successivi; i consumi ripartiranno e la crescita sarà elevata, a ritmi ben superiori a quelli pre-crisi, la perdita di gettito IVA sarà ampiamente compensata da maggiori utili, occupazione, redditi.

Patrimonio culturale: concedere ai privati gratuitamente per 5 anni i siti di interesse culturale, oggi dimenticati e non gestiti dalla stato in modo efficiente, perché questi li gestiscano secondo logiche privatistiche (inclusa, in primis, la gestione del personale: chi non ci sta, alla porta), avendo come unica condizione che i siti siano messi a norma ed in condizioni di sicurezza e fruibilità, a spese dei privati: pensiamo a Pompei, reggia di Caserta et similia. Come dicevano i latini “ius utendi fruendi salva rerum substantia”. Il tesoro va gestito, non lasciato ammuffire e cadere a pezzi. Il resto è poesia.

Se non si fa il primo passo, si fa il secondo arretramento. Ora o mai più, giovane amico.