#Regole è la parola ambigua del giorno

Non mi è chiaro come noi italiani , noi umani, scegliamo la Cosa Giusta.
Quella che serve nel momento critico.
Quella che serve quando le regole imposteci dall’alto non non sembrano la Cosa Giusta.
Quella che serve per cambiare le regole che vengono dall’alto.
Forse seguiamo una regola che viene dall’alto anche quando dobbiamo cambiare le regole.

Talvolta ho l’impressione che associamo due diversi significati alla parola “regole“:

A) Un comando che viene dall’alto. Una sorta di obbiettivo, una Cosa Giusta, che qualcuno sceglie per nostro conto. È sufficiente eseguire fedelmente le regole, la burocrazia per raggiungere un obbiettivo che non abbiamo avuto la possibilità, la voglia di scegliere. I Cittadini che trovano più sicuro, più comodo, meno faticoso seguire un capo, quasi certamente non discutono sugli obbiettivi ed eseguono le regole-comando.

B) Un modo efficiente (processo) per arrivare in sicurezza all’obbiettivo. I Cittadini che “arrogantemente”  preferiscono scegliersi da sè i propri individuali obbiettivi, la propria Cosa Giusta, prediligono questo significato e inorridiscono  al significato “regole-comando”. Definiscono da sè il proprio obbiettivo, la prorpia Cosa Giusta, e anche le regole-efficienza per arrivarci.

Il problema di cosa sia la Cosa Giusta, l’obbiettivo, però è ancora irrisolto.
Ci soccorre Platone. Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.
Ecco allora: la Cosa è Giusta quando lo decidono quelle persone intorno a noi che vi hanno interesse. La Cosa Giusta non necessariamente è la Cosa Buona.