La Costituzione 3.0 del 2016

La democrazia è vecchia e stanca. La “stagnazione secolare” rattrista la vitalità dei Cittadini che l’hanno inventata e applicata con successo. La forma di governo “democrazia” non sembra più in grado di produrre sogni, crescita e maggiore qualità della vita. La democrazia sembra si stia prendendo una pausa, forse secolare, e forse ha passato il testimone alle così dette “economie emergenti” che sono guidate per lo più da forme di governo centralizzate.

La situazione impone una scelta: le democrazie o vanno messe ad ammuffire nei polverosi studi degli azzeccagarbugli o devono essere rinfrescate per rilanciare con la versione 3.0. È probabilmente il momento giusto di provocare, di scandalizzare, di dissacrare se necessario, di mettere nelle teche dei musei la vecchia cara democrazia 2.0, quella che ha funzionato dal 1945 ad oggi (dal 1947 per l’Italia). In ogni caso è ora di rinnovare, di metterci alla prova con il nuovo.

Non è stato finora possibile estrarre dai database dell’ONU i dati relativi alla storia e ai contenuti delle costituzioni dei circa 200 Paesi aderenti; fortunatamente ci sta pensando Google con il suo sito Constitute nel quale vengono poste a confronto le costituzioni di 194 Paesi.  Le date sono già un’informazione piuttosto scioccante.

Dem 0 – Dalle origini delle Società umane al 1800, non abbiamo trovato notizie storiche certe; quelle disponibili conducono a solo cinque Costituzioni arrivate, emendate e quasi senza interruzioni, fino ai giorni nostri:

  • UK dal 1215
  • USA dal 1787
  • Francia 1791
  • Olanda 1795
  • Svizzera 1798.

Alcune sono state democrazie effettive (USA, Svizzera), altre sono state embrioni di democrazie in transizione, più o meno morbida, da governi centralizzati a democrazie

Dem 1 – Nei 145 anni fra il 1800 e il 1945 i Paesi con Costituzione sono passati dai cinque a poco più di una dozzina. Un secolo e mezzo speso per un deludente raddoppio.

Dem 2 – Dal 1945 ad oggi le Costituzioni sono esplose e tutti i 194 Paesi sono ora dotati di Costituzione. Gli ultimi 45 Paesi si sono aggiunti dopo il 2000. Il 1945 è stato l’anno della svolta, il canto del cigno degli ultimi psicotici tentativi di mantenere il potere centralizzato. Da allora in poi i punti di decisione abbandonano il “centro” per avvicinarsi progressivamente ai problemi da risolvere.

Dobbiamo a questo punto ricordarci che la Costituzione è un fattore essenziale, ma non sufficiente per istituire una democrazia; inoltre non esistono criteri condivisi per separare gli Stati solo Costituzionali dagli Stati sostanzialmente Democratici. È ancora più difficile distinguere gli Stati con governi centralizzati e dagli Stati con poteri decisionali relativamente distribuiti.

Dem 3.0 –  Dem 2 ha dato una spinta enorme allo sviluppo dell’umanità. Nella direzione giusta? Le opinioni non sono concordi; nei dibattiti i sostenitori della decrescita sono molti. Gli indicatori raccontano condizioni di vita in miglioramento nonostante l’esplosione demografica che è in sè un indicatore di miglioramento; vi è maggiore aspettativa di vita, più malattie sono evitabili e curabili, la popolazione è più alfabetizzata. Vi sono, in contrasto, altri indicatori sfavorevoli come ad esempio il noto indice di Gini o la maggiore distanza nelle retribuzioni. Ma non è questo il luogo dove confrontarci sulle qualità o sui disvalori della crescita. Qui si tratta di comprendere se non sia il caso di lanciare la sfida, di proporre, di verificare se davvero, ai fini di una maggiore qualità della vita, possa essere utile una diversa Costituzione, più matura, meno enfatica nel linguaggio, più chiara, che inglobi quanto imparato in settant’anni di democrazia 2.0.