La maledizione delle risorse naturali

Riceviamo dall’autore, Roberto Ricciuti, e volentieri pubblichiamo.

La crisi russa permette di analizzare l’effetto sull’economia e sulla politica di un paese della dipendenza da una risorsa naturale, nel caso specifico gas e petrolio, ma anche oro, diamanti, rame… Gli economisti chiamano “maledizione delle risorse” (resource curse) la circostanza per cui i paesi ricchi di risorse naturali in media crescono meno ed hanno sistemi politici più autocratici di quelli che ne sono privi. Ovviamente si tratta di una relazione valida “in media”, in quanto tra i paesi ricchi di risorse naturali possiamo includere – per esempio – USA, Regno Unito e Norvegia, che sono democrazie e che hanno un’ottima performance economica. Ma a questi si accompagnano paesi come la Russia o tutti i paesi del Medio Oriente che hanno performance negative in entrambi i casi.

Possiamo distinguere le cause della maledizione delle risorse in due categorie: la prima propriamente macroeconomica che agisce sul tasso di cambio, e l’altra relativa al sistema politico di un paese.

Cominciamo dalla prima: dopo la scoperta e lo sfruttamento a del bacino di gas di Slochteren in Olanda nel 1959, in quel paese si assisté al declino del settore manifatturiero in quanto aumentava la domanda di scellini e il suo apprezzamento rendeva poco competitive le esportazioni di beni. Essendo il settore industriale quello ad alta produttività e crescita, la riduzione delle esportazioni ne riduce la dimensione e quindi il tasso di crescita dell’economia. Quanto sta accadendo alla Russia in questo momento è esattamente il percorso opposto: la diminuzione del prezzo del petrolio riduce gli acquisti di rubli e ne provoca il deprezzamento. Nel caso russo gas e petrolio contano per il 75% delle esportazioni e quindi l’effetto negativo in questi settori è maggiore dell’effetto positivo che ci dovrebbe essere sulle esportazioni di altri beni. A questa causa si può aggiungere l’accresciuta vulnerabilità agli shock esterni. Il caso russo ancora una volta ci permette di vedere come un’economia fortemente specializzata in un settore le cui dinamiche dono spesso indipendenti dalle scelte del paese stesso può soffrire del crollo del prezzo di quel bene (dopo essersene avvantaggiato in un’altra fase). In un’economia più diversificata uno shock negativo in un settore colpisce solo una parte relativamente piccola della produzione e quindi ha un effetto recessivo minore.

L’altra causa risiede nel legame tra risorse naturali e sistema politico. Le risorse naturali costituiscono una rendita che il paese può ottenere o facendosi pagare le royalties dalle imprese che le sfruttano oppure costituendo imprese pubbliche finalizzate allo stesso scopo, con lo stato che ne ottiene i profitti. In entrambi i casi si genera un flusso di risorse per lo stato che il governo cercherà di utilizzare per massimizzare i propri benefici. Il sistema politico nel quale un gruppo al potere riesce a gestire questi introiti senza doverne rendere conto ai cittadini e senza rischio di doverci rinunciare perché un altro gruppo vince le elezioni e quindi può usufruire di questo flusso di denaro è l’autocrazia nelle sue diverse forme. Inoltre i redditi delle risorse naturale possono essere parzialmente usati nella repressione degli oppositori, aumentando la presa sul potere del gruppo dominante. Altre dinamiche distruttive sono possibili: per esempio la presenza di campi petroliferi è stata una delle cause della guerra civile in Sudan, che poi ha portato alla secessione del Sud Sudan nel 2011.

Roberto Ricciuti

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