La ricchezza degli italiani

di Scior Carera

Secondo la Banca d’Italia la ricchezza degli italiani è cresciuta di 7,5 volte dal 1965 (1.100 mld ~) al 2010 (8.600 mld ~).

Dal 1995 al 2007 abbiamo aggiunto al nostro patrimonio privato totale circa 4 triliardi di euro; 360 miliardi all’anno per 11 anni, 6 mio all’anno pro-capite.

Un successone degno delle capacità degli italiani.

prova

 

 

Da questo punto di vista sembra chi i nostri amministratori abbiano fatto molto bene. Ma visto che si tratta della ricchezza complessiva degli italiani, sarebbe più preciso dire che sono stati bravi gli italiani; e che gli amministratori dello Stato probabilmente hanno dato una mano.

Tuttavia provo un pizzico di preoccupazione, direi anzi: un generale, fastidioso malessere di pancia. In effetti, osservo che la crescita del valore della ricchezza dei cittadini si è fermata nel 2007 e poi ha cominciato a calare, perdendo in cinque anni il 4/5 %.  Se cala, vuol dire che da diversi anni i cittadini italiani stanno spendendo il loro patrimonio, invece di incrementarlo. Banale, ma non inutile prenderne conoscenza razionale.

Ricchezza dei cittadini europei – Sappiamo che, purtroppo non per caso, è in corso una interminabile crisi economica globale. Dicono che sia a causa di un enorme eccesso di debito non esigibile. Gira voce che alcune istituzioni abbiano distribuito soldi a destra e a manca, senza controllo e senza merito. Deve essere caduto il principio che il credito sia una cosa seria: ciò che distingue una persona affidabile da uno scavezzacollo insensato.

Tornando alla crisi globale, sospetto che tirarla in ballo potrebbe suonare come una sorta di autoassoluzione, un po’ infantile o truffaldina, a seconda dei punti di vista. O di un fallimentare tentativo di allontanare una verità di lungo periodo: tendiamo a non essere più fra i massimi contributori alla prosperità del mondo. Nel contempo importantissime porzioni della popolazione mondiale (miliardi) hanno cominciato a produrre molta ricchezza, con vigore.

Prendiamo atto che siamo passati dalla 7a posizione di potenza economica mondiale alla 14a posizione. Il che ci porta ad analizzare più in dettaglio come ci rapportiamo ai G7 originari. La ricchezza si forma con l’accumulo del PIL dei cittadini, al netto delle uscite, anno dopo anno.

Nel periodo 1995-2012 gli ex-G7 hanno avuto performance (PIL) importanti e con differenze talvolta sorprendenti.

1995

2012

Incr.

%

Germany

2.523

3.428

905

36

France

1.572

2.613

1.041

66

United Kingdom

1.181

2.472

1.291

109

Italy

1.132

2.015

883

78

Japan

5.334

5.960

626

12

USA

7.664

16.245

8.581

112

La Banca d’Italia non parla ai cittadini, come dovrebbe, ma parla agli economisti con la lingua delle percentuali e delle sigle. Ecco infatti come mostra gli andamenti dei G7: “normalizzati” in un coefficiente che mette in rapporto Ricchezza e PIL. Una correlazione per esperti che mette in difficoltà il proprietario, socio e condomino del Paese Italia.

La ricchezza delle famiglie: un confronto internazionale

(valori in rapporto al reddito disponibile) 

 

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Ricchezza netta delle famiglie

Usa

5,91

5,64

5,26

5,73

6,17

6,60

6,62

6,34

4,87

5,20

5,36

5,25

Canada

5,31

5,33

5,40

5,42

5,46

5,62

5,72

5,77

5,68

5,77

5,78

5,79

Giappone

7,40

7,79

7,78

7,87

7,80

8,06

8,13

8,09

7,77

7,79

7,72

7,66

Germania

5,41

5,39

5,40

5,54

5,65

5,79

5,80

6,09

5,98

6,21

6,25

6,27

Francia

5,61

5,57

5,72

6,23

6,79

7,48

7,92

8,05

7,55

7,53

7,98

8,09

Regno Unito

7,71

7,16

7,17

7,52

7,97

8,32

8,71

9,04

7,58

8,06

8,26

Italia

7,15

6,96

7,13

7,33

7,56

7,87

8,05

7,98

7,99

8,18

8,14

7,87

L’Italia evidenzia i valori i più alti del coefficiente “senzanome”. Per giunta sempre crescenti nonostante la crisi del 2007 e l’annus horribilis 2009. Sembrerebbe un buona notizia. Ma prima di gioire è opportuno ricordarci che un rapporto è fatto di un numeratore e di un denominatore. Il reddito al denominatore (sostanzialmente il PIL) e la ricchezza al numeratore il cui andamento è rappresentato nella Fig 1. La ricchezza è in stallo e decrescita dal 2008 in poi. Ciò nonostante il coefficiente senzanome sale; sintomo matematico che il PIL scende più velocemente di quanto non scenda la ricchezza. Il che è tutt’altro che una buona notizia. Specialmente perché il PIL è una sorta di misura del reddito complessivo dei cittadini.

Non bastasse, la Banca d’Italia, con il suo solito eccessivo garbo, ci dice: … il nostro paese ha in questi cinquant’anni incrementato la propria ricchezza più di quanto abbia incrementato la produzione. Questo indicatore testimonia la crescente rilevanza delle condizioni patrimoniali rispetto a quelle reddituali nella nostra società, aspetto che può assumere un rilievo …….. in rapporto a quella (n.d.r. ricchezza ) che è possibile procurarsi giorno dopo giorno con l’attività lavorativa e di impresa.

Che tradotto in italiano brusco vuol dire che abbiamo aumentato il patrimonio, ma non per merito del nostro lavoro. Ci siamo procurati patrimonio con altri mezzi.

Già. Quali mezzi? Può essere lo Stato si è fatto prestare soldi che poi ha distribuito, con la spesa pubblica, ad alcune categorie di cittadini?

Congetture conclusive:

  • Il Grande Denarodotto Nazionale (Debito dello Stato”à”Spesa Pubblica”àPIL (da spesa pubblica)àRicchezza dei Cittadini) non aspira più denaro dai prestatori come una volta e quindi ne distribuisce molto meno
  • L’inversione si è manifestata nel 2007 e non si è più fermata:
    • il debito dello Stato ha raggiunto il suo tetto massimo
    • il PIL ha cominciato a scendere
    • Lo schema assomiglia al sistema Madoff/Ponzi, quello che Cipolla colloca nel quadrante “briganti” (porto via a te per mio beneficio), che funziona perfettamente quando le entrate crescono costantemente. E crolla quando non è più possibile alimentarlo con denaro prestato (o rubato, che per fortuna non sembra il nostro caso).
    • Se trovassimo sufficienti babbei in giro da darci una barcata di quattrini senza contropartite, il nostro PIL scalerebbe le classifiche a razzo
    • L’insegnamento principale è che vi è un PIL generato dal lavoro (trasformazione, a valore aggiunto) e PIL generato da transazioni a somma zero (soldi da una tasca all’altra senza trasformazione, cioè senza lavoro).

In Sintesi: ci serve più PILva (valore aggiunto da trasformazione/lavoro) e meno PILzero (PIL a somma zero) (*).

(*) per definizione internazionale il PIL generato dalla spesa pubblica vale tanto quanto costa, cioè non aggiunge nessun valore dall’immesso al prodotto. Non è solo un problema contabile, è sostanziale perché orienta le priorità sugli impieghi delle risorse (lavoro, capitale, mezzi) e perciò sulla generazione di PIL.

 

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  1. […] patrimonio/valore; tanto che oggi i cittadini italiano sono fra i primi in classifica mondiale per ricchezza pro-capite. Il problema è che da oltre dieci anni consumiamo patrimonio/risparmi invece di […]

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