La spesa è mobile

Di Alessandro De Nicola, “L’espresso”

“Libiamo, libiamo ne’ lieti calici/ brindiamo con gioia che la spesa pubblica infiora”. Lo so,
l’opera verdiana parla della “bellezza” che infiora, ma la scena offerta dalla nostra classe
politica, specialmente nelle sue manifestazioni più grottesche, dalle mutande verdi alle
feste in peplum e gladium, é simile al banchetto della Traviata: libagioni e spensieratezza
ma a spese del contribuente.

Uno dei capitoli più controversi delle uscite statali riguarda i contributi allo spettacolo.
Tremonti una volta pronunciò una frase infelice: “con la cultura non si mangia”. Orbene,
l’uomo, invece, non vive di solo pane ed inoltre manifestazioni e beni culturali gestiti
decentemente possono trasformarsi in cospicui proventi, sia per il pubblico che per i
privati. Il dubbio é tuttavia se sia lo Stato a dover far mangiare la cultura, per quattro
ordini di motivi. Il primo é che, come intuì Karl Marx, la cultura dominante é quella della
classe dominante e perciò chi ha il potere è costantemente portato a finanziare idee
affini. Il secondo é che il sussidio é invariabilmente inefficiente in quanto necessita della
triangolazione riscossione tributo, gestione dei fondi ed erogazione, mentre abbassare
le tasse é molto più diretto. Il terzo é che l’aiuto genera dipendenza. Lo stato deplorevole
in cui versano i bilanci di gran parte di teatri ed enti lirici (ultimi esempi il San Carlo di
Napoli e l’Opera di Roma) é dovuto anche alla convinzione che tanto, alla fine, ripianerà
tutto Pantalone e comunque mai chi amministra. Infine, in molti casi si finisce col far
pagare ai poveri i divertimenti dei ricchi. Le classi media ed alta che in generale affollano i
concerti sinfonici, l’opera lirica e persino i cinema (ripeto, in generale, e quindi con diverse
eccezioni), godono di prezzi agevolati grazie anche all’IVA sugli alimentari pagata dalla
vecchina pensionata al minimo.

Ecco perché l’iniziativa della fondazione dell’orchestra Giuseppe Verdi di Milano mi
sembra degna di nota. La fondazione, controllata da enti pubblici e privati, é guidata
da due vecchi comunisti, Gianni Cervetti, già “ministro della difesa” di Botteghe Oscure
quando c’era ancora il Muro e Luigi Corbani, ex vice sindaco delle giunte rosse di Milano.

L ‘orchestra gode ovviamente di fondi pubblici, anzi, nel 2012 sono ammontati a quasi 5,4
milioni di euro. Peraltro, se si esaminano i 20 anni di attività dell’istituzione, le sovvenzioni
equivalgono a circa il 23% dei ricavi, una percentuale molto più bassa rispetto ad enti
simili. Gli introiti provenienti all’attività concertistica e di formazione e gli spettatori sono in
crescita ed in più la fondazione possiede il 100% di una società immobiliare a sua volta
proprietaria dell’ Auditorium dove si svolgono i concerti e che, secondo una perizia giurata,
varrebbe 27 milioni.

Purtroppo i tempi sono quelli che sono: il bilancio della fondazione continua ad essere in
perdita ed il debito verso le banche notevole, appesantendo il conto economico per più di
1 milione l’anno di interessi. Cosa si sono inventati allora i due ex esponenti del Glorioso
Partito Comunista? La “privatizzazione” della società immobiliare. Il 49% delle azioni verrà
posto in vendita a lotti minimi di 150 azioni per un prezzo di 900 euro. Chi diventerà socio
usufruirà di biglietti gratuiti per le prossime 6 stagioni musicali dal valore di 420 euro e di
sconti per il concerto speciale organizzato dall’orchestra. Certo, gli acquirenti in cuor loro
sanno di non fare una speculazione economica promettente. L’immobiliare non ha infatti
profitti visto che lo scopo sociale é il servizio delle attività della Fondazione. Però l’amore
per la musica e un qualche futuro ritorno economico potrebbero convincere i cittadini a
investire i 15 milioni di euro che Corbani spera di raccogliere.

Vedremo come andrà a finire, ma l’iniziativa é significativa perché dimostra in primis che
un po’ di ingegno e il mercato possono aiutare sia enti benefici che pubblici, e poi che tutto
é privatizzabile e senza nemmeno dover chiamare in causa la Cassa Depositi e Prestiti!

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