Le amministrazioni locali migliori (e peggiori).

di Roberto Ricciuti

Da dieci anni la Banca Mondiale, attraverso il progetto Doing Business, misura la facilità di fare impresa nel mondo. La posizione dell’Italia, come è noto, è bassa rispetto a quella dei paesi simili, essendo 65a su 189 paesi analizzati nel 2014.

Più di recente la Banca Mondiale ha deciso di estendere gli indicatori di Doing Business a livello regionale e locale, in modo da valutare le regolamentazioni di impresa ad ogni livello di governo. In questo modo si premette di aumentare l’accountability delle amministrazioni locali e di far conoscere le buone pratiche di alcuni enti locali in modo che possano fungere da esempio per le altre. L’obiettivo finale rimane sempre quello di promuovere iniziative di riforma.

Nel 2013, in collaborazione con Unioncamere, è stato realizzato il rapporto Doing Business in Italia che analizza 4 indicatori (Avvio d’impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare e risoluzione di dispute commerciali) in 13 città (Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino). Sono considerate quattro dimensioni relative alla facilità di fare impresa: facilità di avvio di impresa, di ottenere permessi edilizi, di trasferire la proprietà  immobiliare e di risolvere le dispute commerciali.

La tabella seguente fornisce la classifica per ognuna di queste dimensioni per le 13 città considerate. In generale emerge che non c’è una città che è sistematicamente migliore delle altre in tutte le dimensioni, la stessa Bologna che è al primo posto per la facilità nell’ottenimento dei permessi edilizie e del trasferimento di proprietà immobiliare, ha un ottimo risultato nella facilità di avvio di un’impresa ma un risultato molto negativo nella risoluzione delle dispute commerciali.

tabella 1.1Se guardiamo, invece, ai risultati di ciascuna città in alcune delle diverse dimensioni, vediamo che i tempi (in giorni) per l’ottenimento del permesso di costruire da parte del comune e di tutte le autorità preposte sono in generale molto alti e presentano un’amplissima variabilità (dai 30 giorni di Milano ai 200 di Palermo e Catanzaro) e che i comuni più virtuosi (come Milano, Potenza, Campobasso e Napoli) non sono accompagnati da altre autorità altrettanto virtuose nel loro circondario nel completare la procedura di autorizzazione edilizia.

tabella 2.1

Per quanto riguarda la risoluzione delle dispute commerciali, se i tempi per la notificazione e introduzione al giudizio è abbastanza limitato e uniforme tra le 13 città, i tempi per il giudizio e la sentenza sono molto elevati e variabili (da un minimo di 622 giorni a Torino ad un massimo di 1427 giorni a Bari), ai quali bisogna aggiungere i tempi relativi all’esecuzione della sentenza, anch’essi molto elevati. tabella 3.1

 

Infine, nell’ultima tabella possiamo identificare la migliore pratica in Italia per ciascuna delle dimensioni e confrontarla a livello internazionale. Dalla tabella emerge come se l’Italia applicasse la migliore pratica in ciascun indicatore otterrebbe un buon miglioramento della sua posizione soprattutto nell’ottenimento dei permessi edilizi, passando dal 103° al 33° posto, mentre i miglioramenti negli altri indicatori sarebbero abbastanza limitati. Se l’Italia applicasse uniformemente tutte le migliori pratiche delle sue città si posizionerebbe al 56° posto, migliorando di 17 posti rispetto alla sua posizione nel 2013. Si tratterebbe di un risultato abbastanza deludente, vuol dire che anche le migliori pratiche non sono particolarmente competitive a livello internazionale e che quindi deve radicalmente cambiare il funzionamento di tutte le amministrazioni pubbliche locali.

 tabella 4.1

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