Le donne sono il motore dell’Italia: anzi, dovrebbero.

Le donne sono il motore dell’Italia: anzi, dovrebbero.

di Diana Montagna e Diego Castagno.

La questione della parità di genere rimane aperta, in particolare nel nostro paese, in particolare nel mercato del lavoro. Le donne lavorano meno ed hanno un salario più basso di quello degli uomini, nonostante abbiano un tasso di scolarità molto più alto. Quando poi diventano mamme lavorare diventa un privilegio per poche.

In (quasi tutta) l’Europa le cose vanno diversamente. Le donne con la laurea sono 155 rispetto ai 100 uomini; il 57,8% di donne italiane con un bambino lavorano, su una media europea del 63,4%, e rispetto al 86% dei papà; il dato resta stabile per gli uomini mentre crolla per le donne al 35,5% quando i figli crescono, in Europa il tasso si attesta al 45,6%. Per fugare ogni dubbio ecco un paragone impietoso con la Danimarca, dove il 77% delle donne con tre o più figli lavora, rispetto al 57% delle donne italiane con un figlio solo.
I dati relativi all’Italia (Associazione Openpolis all’interno del dossier “Gender Equality fra politica imprese e lavoro”) sono aggregati, e nascondono le solite e ben note disparità tra le diverse regioni della Penisola. Una nota positiva infine, determinata dalla legge sulle quote rose: le donne ai posti di comando sono arrivate al 22% con un incremento costante a partire dall’entrata in vigore della legge voluta dal Governo Monti.
Al di là delle polemiche sulle quote rosa questi sono i dati. E‘ del tutto evidente che i dati sul mercato del lavoro rivelano un ritardo sul versante del lavoro femminile. Un ultimo dato (fonte ISTAT): la quota di donne occupate continua a essere molto bassa, il 46,5 per cento, contro un valore medio della Ue pari al 58,7%.
Se si guarda ai dati dell’Europa ci si accorge che il vecchio continente marcia a due velocità: il nord dell’Europa e i paesi mediterranei rivelano nelle disparità degli indicatori approcci al lavoro, alla maternità e alle politiche di welfare decisamente differenti. E il discorso si allarga inevitabilmente alle preoccupazioni degli esperti di statistica, i quali vedono un futuro nero per il nostro paese dal punto di vista della struttura demografica

Per approfondire due link consigliati, ben sapendo che sul tema le fonti sono molte e la narrativa non manca: http://blog.openpolis.it/2015/03/06/nuovo-minidossier-openpolis-gender-equality-fra-politica-imprese-e-lavoro-uguaglianza-genere/ e http://www.istat.it/it/files/2014/05/cap3.pdf

Diana Montagna e Diego Castagno

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