L’Europa della medietà mediocre della media delle medie

Hollande e Merkel, con l’aiuto del loro portaborse Junker-ki-moon, sostengono l’idea di un’Europa super-stato, nostalgica del centralismo imperial-ideologico. La principale caratteristica di questo modello è che rappresenta la media del pensiero espresso dagli Stati che a loro volta sono la media delle loro diversità interne. Il risultato è la mediocrità affidata alle maggioranze dei più spaventati e dei più avversi alla dinamicità del cambiamento.

La risposta più frequente in questi giorni è che questa è la democrazia, dove i più esprimono l’obiettivo che dovrà essere perseguito da tutti.

È un offensiva banalizzazione della democrazia che ha il vago sapore di Weimar, preda predata dagli agitatori dello spavento. È un peccato che la democrazia sia così umiliata e svilita da questo terribile semplicismo che riconduce la democrazia al sistema piatto e grigio del Grande Fratello. Tutti ricordiamo che il Grande Fratello, con metodi assai convincenti, spiega alle personaniltà più briose e brillanti  che è meglio stare zitti e ben nascosti nella penombra dove non si vedono le diversità. Nei grigi anfratti dove vivono bene gli stanchi, i consumati, i delusi, i nostalgici del bel tempo andato, gli svuotati che hanno più bisogno di aiuto che di responsabilità governative.

Nel dopo Brexit siamo bombardati da spiegazioni ridicolmente generiche ed emotive come quella clamorosa, e offensiva, di Junker che ci informa che la Brexit è un divorzio fra Stati che non sono mai stati veramente innamorati. Ma lui non è il primo responsabile e custode dell’Unità Europea? Per quale ragione si esprime con tale arroganza con noi cittadini che ci siamo considerati europei per un futuro comune?  Con quale idea si rivolge a noi che ora ci ritroviamo con un leader-non-leader di un’Europa meno Europa di ieri? Presume che noi abbiamo apprezzato lo sfaldamento dell’Europa?

Evidentemente il leader-non-accountable-di-nulla parla con i capi di Stato, non con i Cittadini. Lui vede che l’Inghilterra (più popolosa della Scozia e dell’Irlanda del Nord), vuole andarsene. Ma non vede le forti maggioranze pro-Europa di importanti aree del Regno Unito. Lui vede solo la media delle medie e pensa di essere apprezzato da quel 48 % Bremain che comunque pensa che l’Europa sia inadeguatamente pilotata dal trio “L’Etat, c’est moi” (Hollande, Merkel, Junker). Ricordiamoci che UK aveva proposto un candidato diverso da Junker; candidato sdegnosamente rigettato dai compagni di merende (apprendiamo oggi che la Francia ci ha gravemente mentito a proposito dell’ITAVIA e che ha fatto volare molti caccia quella notte).

Inutile spiegare a Junker che l’Impero Napoleonico e i vari Reich sono stati piuttosto diversi dall’Impero Britannico. Questo si è prima formato e poi riformato in commonwealth senza eccessivi spargimenti di sangue mondiali. Prima ancora dell’Impero, il Regno Inglese si è trasformato, giorno dopo giorno, nella millenaria democrazia di oggi, molto più duratura e solida della millantata democrazia delle rivoluzione francese della quale ricordiamo prima di tutto le ghigliottine e poi il susseguirsi di dittature, imperi, regni e repubbliche centralistiche. Il Regno Inglese, seppure con lo stile muscolare vigente all’epoca, ha prima Unito più regni, ma poi ha anche consentito il (quasi) pacifico ripristino di vari gradi di indipendenza. Cosa mai avvenuta in Europa senza spargimenti di sangue più o meno globali. A parte i pochi esempi accaduti all’ombra del disfacimento dell’URSS; sta a dire la separazione della Cechia dalla Slovacchia, e la reintegrazione della Germania dell’est con la temibile Grande Germania. Le altre separazioni e integrazioni si sono fatte nel sangue, mentre l’Europa (centrale) guardava quasi indifferente, come nel caso dell’ex Jugoslavia.

Lo sguardo dell’Europa rimane quello supponente della medietà mediocre della media delle medie; è lo sguardo paternalista del padre-padrone che tiene a bada i figli discoli nel tentativo di convincerli ad essere obbedienti. Anche misurando la lunghezza delle zucchine e il diametro delle vongole. Così distratto dai dettagli e dalle procedure, il centro Europa non si è accorto che intanto molti flauti magici offrivano sollievo, senso della rivincita e l’idea di poter essere di nuovo quelli che possono, ai molti spaventati e ai molti che hanno pagato il prezzo di avere perso il treno del cambiamento. Il Centro Europa non si è accorto dei rimestatori, perchè non si è accorto che esistono i Cittadini e che il loro capi di Stato sono solo dei portavoce non sempre sinceramente votati a raccontare la verità dei loro Paesi. Il Centro Europa ha lasciato crescere il malumore e ha lasciato spazio ai rimestatori; mentre i burocrati se ne stavano chiusi nelle loro stanzette ovattate a godersi lo sconquasso che i nazionalisti e gli opportunisti stavano preparando.

Forse noi cittadini italiani dovremmo imparare dai pragmatici metodi inglesi e nordici quell’esperienza di unire e di distinguere con il massimo vantaggio per tutti e con il minimo danno per tutti.

Dobbiamo purtroppo tristemente ammettere che Junker ha ragione; anche noi cittadini ex-europei, non siamo democratici e la pensiamo come Junker: UK è un cosa diversa dall’Europa e noi ex-europei non saremo mai come gli inglesi. Anche noi cittadini italiani pensiamo che essendo i britannici diversi, allora sono da disprezzare e allontanare. Peccato, c’è tanto da imparare dai diversi. Mentre dagli uguali non c’è gran che da imparare; al massimo si tratta di perfezionare le tecniche per rubare, vicendevolmente, le fette della sempre più piccola torta. Poco valore aggiunto e molta noia. Infatti molti si sono stufati.

La media delle medie è mediocre e stufa.

Eppure fra Italia e UK ci sono molti punti in comune. Per esempio anche noi italiani siamo partiti dalle diversissime città murate, che rimangono diversissime, per arrivare ad uno Stato unico che, nonostante tutto, resiste da 150 anni; fra di noi mugugnamo, ma raramente facciamo scoppiare guerre e massacri. Non è stato così per il centro Europa che non è democratico per scelta, nemmeno dopo la rivoluzione francese, ed è ossessionato dall’idea dell’impero unico al quale poi si è sovrapposta l’idea del pensiero unico, dai colori forti e con gli stessi violenti estremismi intellettuali studiati nelle univeristà parigine e nelle città industriali germaniche.

Brexit ci ha dato una nuova lezione di democrazia: il passaggio da una società locale ad una globale. O quanto meno continentale.  Ci ha fatto vedere quanto questo passaggio sia sostenuto, o avversato, da importanti maggiornanze nelle singole aree di interesse geografico, economico, demografico. Le opinioni sono state precise e maggioritarie, area per area; peccato che Junker vi abbia visto solo la media delle medie e pochi punti di differenza fra il si e il no.

I giovani da tempo danno per scontato il libero accesso a qualsiasi parte di conoscenza ovunque sia nel mondo. Questi hanno visto che l’accesso libero al mondo non è affatto scontato; avranno il loro bel da fare con il Farage e il civico Boris che hanno promesso di rendere le cose più difficili.

Gli anziani ricordano un passato che non tornerà mai più. Nel mezzo poi ci sono tutti coloro i quali hanno sofferto dall’avere perso il treno del cambiamento e ne pagano il prezzo. Nessuno può chiedere loro di essere contenti; dobbiamo invece dare loro una mano per alleviare il peso della loro condizione e possibilmente proporre nuove opportunità. Corbyn intanto, non sapendo cosa dire al suo presunto popolo degli indifesi, se ne è stato zitto. Forse ha sperato nell’arrivo del Grande Fratello.

La democrazia impone di prendere atto del parere di tutti, ma non è certamente democratico interpretare il parere di tutti mediato dalla media delle medie. Se la media delle medie fosse il criterio, la democrazia coinciderebbe con l’incontrollabile punto di sintesi concentrato nel superiore parere del Grande Fratello.

La Brexit indebolisce i tre dello “L’Etat, c’est moi” che, se fossero attenti alla democrazia invece che al proprio potere, dovrebbe reagire velocemente per rimuovere le condizioni che hanno portato in Europa a questa clamorosa crepa. Sfortunatamente la percezione è che invece di riconoscere le proprie responsabilità, il triumvirato cerca di portarsi a bordo un quarto con il quale ripartire colpe e danni. È già successo in passato e sarebbe brutto se la storia si ripetesse.

Serve mettere a fuoco, molto rapidamente, che la democrazia sta nel trovare il modo di consentire che ciascuno faccia liberamente le proprie scelte a seconda di come immagina il proprio futuro e senza altro vincolo che il rispetto del prossimo. Ciascuna area o grande comunità, sia libera di scegliere a seconda degli interessi maggioritari espressa dai suoi Cittadini.

Da questo punto di vista, il trium-tetra-virato dovrebbe promuovere un nuovo processo decisionale europeo. Per esempio prendendo atto che il partitismo non funziona più, come Spagna e UK ci stanno dimostrando nei fatti. Il partitismo implica che il partito, o una coalizione, prenda decisioni su tutto, centralmente, minuziosamente in stile Grande Fratello. Non solo, è inutile proporre elezioni politiche europee che già ci sono e che palesemente non funzionano perché replicano peggiorando, a livello continentale, i malanni di ciascuno stato-nazional-statalista.

Per virare verso una democrazia più solida, più sostanziale che formale, l’Europa dovrebbe piuttosto:

  1. lasciare perdere il modello centralizzato del minuzioso maniaco del controllo (Grande Fratello)
  2. occuparsi solo e soltanto:
    1. della Sicurezza interna dell’Europa e dei suoi confini
    2. dei rapporti con i Paesi extra-europei, sempre difendendo i Cittadini Europei ovunque si trovino nel mondo (un caccia inglese a difendere un italiano in Nigeria sarebbe un bell’esempio di cooperazione)
    3. di rendere più (equamente) ricchi e più liberi i Cittadini Europei
  3. Facilitare il dialogo fra le diversità regionali, in particolare quelle confinanti e con interessi convergenti; l’Europa la faranno loro giorno per giorno, un pezzetto alla volta, lavorando insieme su interessi concreti e condivisi. Tutto sommato sarebbe anche il caso di ribilanciare l’eccesso di potere degli Stati sui Cittadini.