Libero arbitrio o così fan tutti?

In Italia il sistema organizzativo democratico è troppo centralistico e tende a centralizzare anche di più. Da 150 anni sono in sperimentazione sistemi federali che superano i sistemi nazionalistici e sembrano essere efficaci nel facilitare il successo di chi li adotta. Nelle economie avanzate ci sono forti spinte ad accelerare il passo verso nuovi sistemi organizzativi democratici. Di che natura?

Il sistema democratico è diventato il modello organizzativo di riferimento, a tendere quasi per tutti. Alcune popolazioni particolarmente resistenti contrastano il procedere della democrazia, forse perché, come si faceva una volta, sono pilotate da immensi flussi di denaro maneggiati da anacronistici “principi”. La progressione verso una maggiore libertà individuale è però inarrestabile. Il libero arbitrio non è più una domanda filosofica a proposito della teorica possibilità di esercitare qualche grado di libertà individuale. Oggi è possibile praticare molto più libero arbitrio di quanto non fosse stato possibile nella prima metà del ‘900.

Gli “imperi” sono stati le forme più evolute dei sistemi gerarchico centralistiche che hanno radici millenarie nelle famiglie e nelle tribù. Gli imperi sono la massima espressione di un destino immutabile governato da un (allora) utile ed efficace “centro di decisioni”.  Recentemente, quasi tutti gli imperi sono stati sostituiti da più efficaci sistemi organizzativi democratici.

A questo punto l’osservatore socio-filosofo potrebbe affermare che anche il movimento verso maggiori libertà individuali è solo percezione perché “così fan tutti”; sarebbe infatti la dimostrazione de facto dell’inesistenza del libero arbitrio.
C’è anche qualche ricercatore che, emulando Pareto nel correlare fisica ed economia, cerca di dimostrare che la distribuzione della ricchezza riflette la curva di distribuzione dell’energia termica. Nella figura che segue la sovrapposizione delle rilevazioni statistiche, della distribuzione delle entrate di una famiglia campione e dell’energia delle molecole del vapore, è in effetti impressionante.

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Proprio in questi giorni, due ricercatori del MIT hanno presentato un algoritmo che sarebbe in grado di prevedere i comportamenti umani meglio degli stessi umani. Pare sia impostato sulla correlazione fra comportamenti futuri e automatismi ripetitivi del passato.
Con gran festa di chi difende il potere centralizzato, questi ed altri studi sembrano anticipare la “dimostrazione scientifica” che i macrosistemi socio-organizzativi vanno dove vogliono andare senza tenere conto della volontà dei singoli e della loro capacità di scegliere individualmente.

Invece no. Questa visione macro-socio-economica marxiana è contraddetta dai più attuali studi statistico-econometrici come per esempio quelli di A.Deaton, il recente premio Nobel per l’economia, che dimostra che, non i fenomeni macroeconomici, ma proprio le scelte individuali “spostano” la direzione della socio-economia. Molti i ricercatori, in varie discipline fra le quali l’antropologia e la sociologia, ci spiegano che la spinta mimetica, le pulsioni all’innovazione interagiscono fluidamente fra di loro generando scelte individuali, punto per punto, che sommate cambiano il “sistema”. Forse lo preannunciava anche Darwin.

La mimetica (la tendenza dell’uomo a copiare; vedere ad esempio R.Girard) spinge l’uomo ad adottare comportamenti ampiamente sperimentati con risultati prevedibili e positivi; in altri termini: quelli che sembrano implicare il minimo dei rischi. Nonostante la Storia racconti che talvolta alcuni dei comportamenti imitati portino al disastro, nel lungo periodo il sistema pare funzionare. È la “logica” del “così fan tutti” che è percepita come prudente criterio per decidere, più sicuro di altri poco sperimentati e dai risultati imprevedibili: si guadagna meno, ma con maggiore sicurezza e durata. Nella figura che esegue il prevalere numerico dei comportamenti mimetici è rappresentato nella sezione (rossa) picco-destra della distribuzione della ricchezza

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L’innovazione genera continui cambiamenti accettati massivamente dopo il ritardo dovuto ai tempi della creazione della massa critica necessaria a passare alla fase mimetica. Il processo di creazione della massa critica è disseminato di frequenti fallimenti che coinvolgono una parte relativamente piccola della popolazione e nel breve termine. Gli utilizzatori iniziali sono pochi, pionieri apripista, che pagano la sperimentazione e per primi ne godono i benefici, quando ci sono. Il loro numero è rappresentato dalla sezione picco-sinistra (verde) della curva.

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Le scelte individuali sono più casual-emotive che razionali, come pile di studi evidenziano in quasi tutte le discipline. Naturalmente ciò accade solo negli ambienti nei quali le scelte individuali siano possibili. Dove le scelte individuali sono possibili, il movimento “termico” degli umani e delle particelle potrebbe anche avere qualche Maxwelliana analogia. Più libertà di scelta c’è, più “liquida” è la società.

Come anche Baumann e altri hanno osservato, la maggiore libertà individuale non è solo un principio ideale, ma è anche l’effetto della maggiore accessibilità ad una più ampia offerta facilitata dalla disponibilità dell’informazione, della conoscenza (non ultima la tecnologia) e delle condizioni socio-economiche. Il fenomeno rende più simili i fruitori della telefonia cellulare e contemporaneamente rende più diversi i cittadini ad alta mobilità rispetto a quelli a bassa mobilità. L’accesso facilitato all’abbondante offerta, facilita la formazione di gruppi socio-economici interessati a specifiche sezioni dell’offerta: i bocciofili, i motociclisti, gli economisti, gli ingegneri bio-medici, i pigri e così via. Ciascun gruppo socio-demografico contiene individui con interessi relativamente simili. Nel contempo contiene individui che fanno parte anche di altri gruppi incentrati su interessi diversi. Ogni individuo fa parte di molti gruppi e nessun gruppo è in grado di rappresentare interamente tutta la popolazione che contiene. Se un tempo l’omogeneità etnico-religiosa tracciava i confini della “nazione”, ora non è più possibile tracciare confini di aree che contengono individui totalmente omologhi (salvo casi sempre più rari). Anche fosse possibile, sarebbe un momento evanescente di un divenire nel quale i confini vengono continuamente attraversati e modificati.
Il fattore tempo è una dimensione irrompente nella socio-economia attuale. I gruppi etnico-religiosi hanno la caratteristica di contare su una durata immutabilmente eterna; il tempo è irrilevante e non implica cambiamenti rilevabili nell’arco di una via umana. I nuovi gruppi sociali invece durano poco e la permanenza di un individuo in ciascuno di essi dura ancora meno. Qui ritorniamo sull’analogia fra fisica e socioeconomia che assimila solidità sociale a alla solidità fisica, e la liquefazione sociale alla liquidità fisica. È interessante notare che la parola “liquefazione” sembra avere connotati nostalgicamente negativi, più per anziani che per giovani; la parola non recupera nemmeno un pochino l’origine liquida della vita.

L’effetto liquidità è dato dagli individui e dalle popolazioni (ciascun gruppo) che chiedono sempre maggiore flessibilità,  maggiore libertà individuale, maggiore fluidità. Le strutture organizzative sociali devono essere diverse e devono essere in grado di rispondere dinamicamente sia alle esigenze di omogeneità sia a quelle delle diversità.  Alle esigenze di diversità risponde molto meglio un sistema democratico di un sistema gerarchico che invece richiede e risponde alla richiesta di massima omogeneità. Tuttavia nemmeno gli attuali sistemi democratici sono sufficientemente adeguati. Anche i più evoluti sembrano essere ancora assai nazionalistici e centralistici.

Non possiamo sapere quali risposte produrranno le esperienze e gli esperimenti sociali degli uomini, ma non è da escludere che la riposta si sviluppi in direzione di aggregazioni e stratificazioni di gruppi che si aggregano su specifiche diversità e che contemporaneamente si riconoscono in più vasti gruppi omogenei rispetto a pochi fattori appunto di vasto ed omogeneo interesse. In un siffatto sistema, ciascun gruppo si autoregola all’interno delle sue specificità, adeguandosi alle regole di livello più ampio; per esempio i bocciofili determinano i prezzi locali della partita e del bar, ma si adattano alle norme antincendio valide pertutti i gruppi bocciofili “boschivi”, ma non per i gruppi bocciofili “polari”. Qualche gruppo bocciofilo locale potrebbe anche ospitare gruppi di bowling.

La resistenza al cambiamento degli Amministratori Pubblici è “naturale” per il loro ruolo di difensori del perpetuarsi del sistema status-quo (scelte di sistema, scelte macro, scelte imitative). Sta ai Cittadini prendersi la sovranità (scelte individuali e scelte innovative) e con quella fare pressione per cambiare.
L’aspettativa che un “leader illuminato” possa cambiare la società, non solo è inefficace, ma è anche molto pericolosamente regressiva. Solo Cittadini con alta consapevolezza della propria sovranità possono sollecitare gli AP ad adeguarsi al cambiamento. Solo Cittadini preparati e consapevoli possono dare energica sostanza alla propria sovranità. Solo Cittadini abituati a decidere per il proprio interesse, ma tenendo conto dell’interesse degli altri concittadini, possono spingere verso maggiori libertà (che non possono che essere libertà individuali). Solo Cittadini che cooperano in autonomie (dimensionalmente) crescenti possono esercitarsi al governo dei nuovi modelli socioeconomici, delle nuove “democrazie cellulari”.