L’Italia soffre la mancanza di un mercato NPL.

Partite da un 3,6% sul PIL nel 2009, le sofferenze bancarie (NPL, Non Performing Loan) sono balzate al 12,3% nel 2013 ed al 14,4% nel 2014, raggiungendo i 231 miliardi di euro, una cifra elevata in assoluto e con riferimento agli altri paesi UE.

Smobilizzare, cioè vendere, le sofferenze bancarie sembra la cosa più razionale per “togliere la zavorra” alle banche e riaprire il canale di finanziamento.

A fronte di tante sofferenze, il mercato del NPL è inferiore a 3 miliardi, l’1,5% del totale.

Non serve un “carrozzone di stato” (la “bad bank”) con tanto di garanzia pubblica: non è questo che si attendono cittadini ed investitori; occorre rimuovere i disincentivi alla cancellazione dei crediti in sofferenza e dubbi (i “write-off”), rendere più agili e rapide le procedure fallimentari ed extra-giudiziali, promuovere la costituzione di società specializzate nell’acquisto e gestione di NPL, allargare la possibilità di acquisto e gestione di NPL da parte dei fondi di private equity.

 

Per gentile concessione dell’autore alla ripresa dell’articolo, apparso il 18.2.2015 su www.smartweek.it

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