#Stato è la parola ambigua di oggi – Lo Stato (non) siamo noi

Chi può dubitare della necessità di conoscere la storia dell’umanità, in tutte le discipline che la analizzano (storia, arte, filosofia, antropologia, economia, ecc)? Vi sono parole e frasi che hanno avuto un ruolo energico nel rappresentare il cambiamento contro lo status quo. Tuttavia, una volta raggiunto lo scopo, quelle stesse frasi ripetute insistentemente, quasi nostalgicamente, divengono esse stesse freno e ostacolo all’innovazione necessaria a cambiare il nuovo presente.

Eccone una dalle potenti implicazioni: “Gli italiani si fanno Stato” che fu declinato anche in: ”Lo Stato siamo noi”. Un pò di decenni fa il senso può essere stato quello di incoraggiare gli italiani a costituirsi in qualcosa di diverso dalla sudditanza che il regnante di turno imponeva a chi viveva, nel caso specifico, sul territorio Italiano.

“Lo Stato siamo noi”, contrapposto appunto a quell’altro l‘état, c’est moi, è una frase ancora oggi abbondantemente usata. Specialmente nei momenti in cui qualcuno chiede agli italiani di serrare i ranghi per fronteggiare la solita “emergenza”. Vi sono molteplici implicazioni grottesche in questi richiami all’appartenenza, parola che ritengo abbastanza disgustosa. Non mi addentro, per ora, in questa selva; preferisco piuttosto soffermarmi sulla necessità di chiederci se davvero “lo Stato siamo noi” rappresenta ancora le nostre aspirazioni. Oppure uno stato di fatto, conquistato e compiuto. Oppure è un’affermazione non solo falsa, ma addirittura lontanissima dalle nostre aspirazioni.

Parto da lontano. In un buon numero delle vostre riunioni condominiali avrete presumibilmente vissuto l’esperienza dell’amministratore che si siede a capotavola e dei condomini che interpretano il suo ruolo come il “regolatore, l’arbitro, il presidente, ..”. Gli amministratori di condominii conoscono e gestiscono benissimo, a loro favore, questo fenomeno socio-comportamentale. Si tratta di interpretazioni di ruoli e di comportamenti non previsti dalla legge. Infatti i condomini eleggono un presidente dell’assemblea e un segretario, con rituali più o meno vuoti e privi di attuazione pratica. Ricapitolando, l’amministratore non è il condominio, ma un compensato fornitore di servizi con delega a rappresentare il condominio. Nello stesso modo in cui lo Stato non è “gli Italiani”. Eppure molti sembrano preferire l’idea, contraria alla legge stessa, di un mistificante: “lo Stato siamo noi”.

Vorrei a tal proposito ricordare alcuni aspetti forse banali, ma che attraggono la mia attenzione:

1) La nostra Costituzione incorpora la Carta dei Diritti Umani. Il 30esimo e ultimo articolo della Carta dei Diritti Umani: “Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati”. Di nuovo, lo Stato è cosa diversa dai cittadini. Anzi è addirittura controparte in relazione di sana diffidenza. E in fatti lì si definisce che lo Stato non prevale, ma segue la volontà dei cittadini. Volontà che non necessariamente va d’accordo con le scelte dello Stato. In questo momento i cittadini italiani sono d’accordo con le scelte dello Stato?

2) L’Art 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica…..”. Cos’è l’Italia? una nazione? Spero di no che sarebbe un concetto troppo etnico che travalica i confini territoriali. Un territorio? Forse, ma se lo è come può prendere decisioni? Inoltre è un pò buffo che il “territorio” si organizzi in Repubblica. Quindi il significato di questa frase rimane alla libera immaginazione del lettore. In altre costituzioni, che ammiro per chiarezza e incisività, si dice “noi cittadini…”. Non intendo, in quest’articolo mirato ad altro, sminuire l’ammirevole senso generale della Costituzione, ma credo sarebbe utile una qualche riflessione su chi fa cosa. Nella mia personale, ma non unica, interpretazione, lo Stato è l’insieme degli apparati legislativi, organizzativi e amministrativi con cui gli italiani regolano le relazioni fra loro stessi e con gli altri stati stranieri.

In altre parole: lo Stato non siamo noi.

Al contrario lo Stato non può che essere in perennemente instabile equilibrio e contrapposizione fra l’interesse dei cittadini tutti e l’interesse di quegli altri cittadini che effettivamente “sono lo Stato”, ovvero gli amministratori e i dipendenti dello Stato.