#Lobby è la parola ambigua di oggi

Oggi abbiamo scelto la parola ambigua “Lobby”: un termine misconosciuto nel nostro Paese se non perché evoca una dimensione malvagia e occulta nell’immaginario popolare.

Secondo la definizione fornita dal Treccani, una lobby è “un gruppo d’interesse che opera prevalentemente nelle sedi istituzionali di decisione politica attraverso propri incaricati d’affari allo scopo di influenzare e persuadere il personale politico a tenere conto dei propri interessi nell’emanazione di provvedimenti normativi”.

Negli Stati Uniti d’America e a Bruxelles esistono dei registri ufficiali, ove i lobbisti devono dichiararsi e dai quali chiunque può estrarre determinate informazioni (nomi, fondi, interessi…).

In Italia non esistono registri, non esiste nemmeno una legge che ne regolamenti l’azione, nonostante siano stati presentati circa 54 disegni di legge in Parlamento fra il 1948 e il 2013: tutti affondati, per un motivo o per l’altro.

La non regolamentazione dei lobbisti, gli spiacevoli legami fra certi politici e certi gruppi o personaggi criminosi, il frequente uso ambiguo della parola da parte di giornalisti in cerca più dei mal di pancia che della notizia, l’associazione emotiva lobbista = mafioso e simil massone nell’oscurità, non può che tenere i portatori d’interesse (tutti) nell’ombra e nella non trasparenza.

È sufficiente osservare le classifiche sulla non trasparenza e sulla corruzione nel nostro Paese per qualificarci come veri esperti internazionali di affari perlomeno ambigui.

Anche i partiti sono portatori d’interesse e, perciò, lobby.

In effetti, non si può dire che abbiano dato prova di trasparenza nei comportamenti e nei propri regolamenti.

Nonostante ciò, in teoria nella nostra Costituzione risultano portatori sani di interessi di ragguardevoli masse di cittadini.

Una lobby, un portatore d’interesse quali i sindacati, non può essere definito mafioso e corruttore a prescindere. A Bruxelles, come a Washington e altrove, esistono lobbisti che rappresentano ONG, multinazionali, categorie sociali quali agricoltori o farmacisti.

Anche nella Governance del nostro Paese hanno partecipato, da sempre, associazioni di cittadini con interessi comuni: è implicito prerequisito nella Democrazia ed esplicito nella Costituzione.

Talvolta gli interessi di alcune lobby entrano in contrasto con gli interessi dei cittadini. La cura dei più deboli è il risultato di consultazioni e pressioni di cittadini che sono stati, e sono, in conflitto di interessi con alcune forze che vorrebbero diversamente.

Per una ragione ancora da scoprire, l’immaginario popolare concepisce la lobby come espressione di cittadini deviati che agiscono sempre nell’opacità e nella convergenza di interessi ostili alla comunità.

A noi cittadini, tuttavia, conviene spingere nell’ombra omertosa del crimine tutte le lobby? O ci conviene definire il concetto di lobby con norme chiare e semplici, cominciando a rimuovere le ambiguità di un immaginario erroneo? Immaginario che, oltretutto, è alimentato proprio da chi non vuole trasparenza e chiarezza.

È un dato di fatto, noi cittadini tolleriamo livelli di corruzione altissimi; i corruttori hanno l’appoggio, non solo esterno, di una fetta di popolazione la quale, magari inconsapevolmente, crea ai Briganti tane sotterranee dalle quali emergono per i loro scopi Briganteschi.