L’oro svizzero e quello italiano

Dopo lo Smithsonian Agreement (1971), e specialmente con l’arrivo dell’euro, nessuno sa più esattamente a cosa servano le riserve auree nazionali. Che però nell’immaginario collettivo conservano una forza emotiva degna di Gollum, di Goldfinger e dei caveau in Svizzera, paese dove si vende, in lingotti d’oro, anche il cioccolato.
Eppure il 30 Novembre scorso i cittadini svizzeri hanno votato, e boccciato, un referendum sulla proposta di più che raddoppiare le riserve auree nazionali. Non stupisce la notizia che in Svizzera qualcuno voglia duplicare le riserve auree; stupisce invece che il 77% circa dei svizzeri abbia votato contro la proposta.
Impressionante.
Non che i cittadini svizzeri abbiano votato contro, ma il fatto che il voto contrario sia stato razionale, consapevole, soppesato con cognizione di causa.

Noi cittadini italiani, nel caso qualcuno ci chiedesse cosa vogliamo fare delle nostre riserve auree, siamo sufficientemente informati? La risposta è semplice: non importa perchè probabilmente non ce lo chiederà nessuno. E se i nostri amministratori ce lo chiedessero, probabilmente ignorerebbero la risposta, o meglio la aggirerebbero, come hanno fatto per innumerevoli altri referendum.

Ma noi cittadini sovrani di ItaliAperta non demordiamo. Vogliamo conoscere la situazione.

Il World Gold Council ci fornisce dati sorprendenti.

World gold

I cittadini italiani dunque “possiedono” la quarta riserva mondiale in oro. Se togliamo il FMI, “abbiamo” la terza riserva mondiale; quattro volte più grande della riserva detenuta dalla BCE; solo tre volte più piccola della riserva USA che ha un GDP di circa 8 volte più grande del nostro.

Noi preferiamo mostrare dati procapite che sono di più facile comprensione dal punto di vista del singolo cittadino. Facciamo due conti e scopriamo gli svizzeri sono davvero, e di gran lunga, i più dorati del mondo (vedere la colonna gr per persona). Scopriamo poi che ogni cittadino italiano “possiede” oro per quasi il doppio di un americano e più o meno come un tedesco e un francese. Ma quattro volte più di un inglese.

Gr x per

Succede perchè una delle funzioni principali della riserva aurea è appunto quella di essere una riserva a garanzia finanziaria degli impegni del Paese, per esempio dei debiti dello Stato.
Se per caso ci luccicasse l’occhio all’idea di vendere le riserve e pagare i debiti, azione che sarebbe assai meritevole, fermiamoci. Purtroppo non possiamo farlo perché dobbiamo tenere un certo livello totale di riserve. Possiamo al massimo distribuire il rischio in quote diverse di valute, oro e altro. Alcuni paesi come UK, Svezia, Giappone hanno preferito avere una piccola riserva in oro, al di sotto del 10%. Altri come USA, Ger, Fra, e Ita hanno deciso che il proprio “portafoglio riserve” debba avere una quota d’oro superiore al 60%. Questi sono rischiosamente esposti al calo del prezzo dell’oro che in un paio d’anni ha perso il 30% del valore (30-40 miliardi per l’Italia).

Andamento oro 600

 

Ma non sono stati che marginalmente esposti all’esasperata svalutazione dello yen.

In conclusione, ciascuno di noi italiani “possiede” 40 gr circa per un valore che potrebbe “pesare” intorno ai 1.500 euro. Però nell’incipit dei suoi chiarimenti la BdI ci dà un dispiacere: il possesso delle 2.500 tonnellate d’oro è della BdI, non nostro. Speriamo che almeno il possesso ultimo non sia dei suoi azionisti.

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