Meglio emigranti che disoccupati.

I dati nazionali sono chiari: occupati 22.356.000, in calo di 124.000 unità in un anno; disoccupati 3.248.000, in aumento di 194.000 unità rispetto ad un anno fa, con un tasso di disoccupazione salito al 12,7% (dati Istat). Aumentati i disoccupati, ma aumentati anche gli italiani che hanno cercato, nel 2013, un lavoro all’estero: sono stati 132.000 gli italiani che si sono iscritti all’AIRE, l’associazione che riunisce i residenti all’estero (iscrizione utile e necessaria per beneficiare dei trattati contro le doppie imposizioni fiscali). Nel 2013, quindi, ben 326.000 persone in età lavorativa non hanno trovato, od hanno perso, una occupazione entro i confini nazionali: di essi, 4 su 10 hanno cercato e trovato un lavoro all’estero, seguendo una strada che 4.341.156 italiani hanno fatto, prima di loro (dato: iscritti all’AIRE al 31.12.2012). I lavoratori dipendenti ed autonomi (che sono 5.700.000) in totale sono 32.397.000; gli “expatriates” (quelli che lavorano all’estero, ed iscritti all’AIRE) rappresentano il 14,4% di chi lavora, quasi 1 ogni 7 in attività: l’Italia si conferma paese esportatore di forza-lavoro; molti i laureati e quanti hanno in tasca una professione qualificata: il declino italiano inizia e continua con la perdita di talenti, formati per lunghi anni da scuole ed università pubbliche, con un danno di sapere, cultura, voglia di fare; per tutti loro, meglio emigranti che disoccupati (senza speranza?).

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