Merkel dixit: non più Grexit

Il conflitto politico (cioè fra amministratori pubblici) è rientrato e la crisi greca sembra avviata verso qualcosa, anche se non si sa cosa. I media non trovano più nulla di interessante da dire, a parte qualche post-battutaccia sulla grande recita degli ultra nazi-marxisti-leninisti. I media sono alla ricerca di nuovi scoop insaporiti col sale dell’estate. Sarà un Frexit? Un Brexit? Un Itaxit o un Portexit? I grandi economisti stanno facendo le prove generali  per lanciare il tormentone estivo. Qualcuno prova con il Sudexit, ma non pare che l’idea sisciti interesse. l’Eurexit è dato per più facilmente spacciabile da moltissimi leader politici (eligendi amministratori pubblici) che ,nonostante le recenti “lezioni di greco”, ritengono l’Euroexit un buon argomento per farsi eleggere. Qualcuno, per lo più fra i nordamericani, ha già iniziato a suggerire un affascinantissimo Gerexit in solitaria. Anche i gruppi clangoristi del total-contrario-purchè-faccia-rumore hanno capito che il caso Grecia non paga più in termini di immagine, di rumore populista e di posizionamento politico. Anche loro cercano un altro caso su cui fare campagna di mobilitazione verso qualcosa di diverso; non importa cosa.

Anche grazie all’importante contributo dei clanglorosi qualcosisti (che vorrebbero essere eletti AP), i cittadini sono sempre più lontani dagli AP.

Sul piano del concreto, la Grecia rimane con i suoi guai e con il suo debito impagabile tanto quanto lo era prima della gran sceneggiata. Il debito però appare ora meno rischioso. In effetti è già stato pagato dai cittadini europei ai quali non resta che completare alcuni semplici passaggi: a) “elaborare il lutto” sullo scippo b) continuare a pagare per i debiti futuri in corso di erogazione c) sentirsi buoni, generosi e solidali d) sorridere contenti.

Tutto sta rientrando nella normalità, grazie alla meditata condotta degli AP europei e dei singoli Stati. A pensarci bene, forse non c’è accaduto nulla fuori della normalità. Gli AP europei, non meno di quelli nazionali, sono stati bravissimi a risultare buoni:

  1. Sono stati buoni e generosi quando hanno dato i nostri soldi a chi ne aveva bisogno; ma sarebbe più preciso dire “a chi li ha chiesti” (la metodologia è la stessa applicata in molte regioni e molti comuni italiani)
  2. Non solo, gli AP hanno prestato una tale esagerazione dei nostri soldi che il debito non può più essere restituito. E’ a quel punto che gli AP, europei e dei singoli Stati, hanno dato il meglio di sé in generosità, umanità, solidarietà e bontà: i debitori possono pagare in tempi così lunghi che prima o poi qualcuno cancellerà il debito con un grande giubileo festante (chi ha dato ha dato …)
  3. Probabilmente, la grande festa continuerà a lungo perché nel frattempo i “poveretti” si sono abituati a vivere bene con i nostri soldi e non sarebbe “giusto” sospendere i sussidi proprio sul più bello. Gli AP sono encomiabilmente sensibili alle richieste dei cittadini; o almeno di una certa categoria di cittadini
  4. Gli AP sono stati sensibilissimi e buonissimi nel non offendere i questuanti con l’eccessivamente cruda trasparenza sulle disparità di trattamento fra cittadini europei (spesa dello Stato, pensioni, stipendi pubblici, privilegi, “diritti acquisiti” non importa se ingiusti e iniqui,ecc.).

l punto più forte però è il silenzio che copre la destinazione reale dei soldi spacciati per aiuti. E’ lecito pensare che abbiano alimentano l’evasione fiscale, i privilegi, gli sprechi, la corruzione, le incorporated sindacalizzate. Gli armatori greci che, se costretti a pagare le tasse, vanno altrove è un esempio di saldatura di interessi fra pochi privilegiati grandi e tanti privilegiati piccoli che a cena democraticamente decidono che a pagare il conto sia il terzo.

Le azioni per contrastare le disuguaglianze fra cittadini europei, e i relativi comportamenti di reciproca rapina, sono elettoralmente troppo sgradite agli AP. Pare sia molto più conveniente far fallire una buona idea come quella di una massa continentale in grado di competere con NordAmerica, Cina, India e gli altri colossi emergenti. Quelli che ci stanno spingendo sempre più indietro. I compratori dei piccoli sono da tempo all’opera e pronti all’acquisto come abbiamo appreso da una delle “lezioni di greco”.