#Multiculturalità

La parola ambigua di oggi è multiculturalità.

Abbiamo cercato di riscoprire l’origine, i significati, le convenienze e gli errori della parola #Cultura. In particolare ricordiamo che la cultura (di ciascun individuo) è ritenuta essere l’insieme dei suoi comportamenti divenuti automaticamente ripetitivi perché tendenzialmente producono risultati prevedibili. Quando molte persone condividono un gran numero di comportamenti simili si forma la “cultura di gruppo”. Una parte di qui comportamenti si irrobustisce in regole sociali; dove le regole sono più stringenti prendono forma di Diritto, il quale traccia il confine tra il lecito e l’illecito.

Gli esseri umani del passato sembrano essersi raggruppati in variegate placche etniche (mono-culturali); quando queste si incontrano producono effetti pirotecnici, talvolta vulcanici. Probabilmente non esistono più mono-culture internamente omogenee; al più ne esiste ancora qualcuna in pochissimi gruppi umani estremamente isolati e a rischio di estensione.

Questo incipit sulla monoculturalità può suonare fuori tema, ma crediamo sia utile verificare se la sommatoria di diverse mono-culture formi una “multiculturalità”.

Millenni fa, la popolazione umana mondiale si contava in numeri assai modesti; grande era la distanza fisica fra gruppi, gli spostamenti erano lenti e difficili, gli scambi erano rari e straordinari. L’omogeneità culturale di ciascun gruppo era la norma; l’identità culturale si manifestava anche negli aspetti esteriori. Curioso che la parola identità venga usata per spiegare che gli individui di un gruppo sono simili fra loro, nei comportamenti e nell’estetica, tanto da sembrare appunto identici. Quasi certamente Darwin avrebbe spiegato il fenomeno in termini di omogeneità interna al gruppo e di diversità esterne, fra gruppi, tutte risultanti dall’adattamento ad habitat diversi.

Non vorremmo però dare l’impressione di proporre istantanee di un improbabile mondo geometricamente diviso in monoculture. Nei fatti, espandendosi per tutto il Globo, gli esseri umani si sono mescolati più volte.

Nessuno sa esattamente perché il cosmo si espande e nemmeno si conosce quale forza della natura faccia sì che i gruppi umani si respingano a vicenda. Viene in effetti il dubbio che gli uomini abbiano sempre saputo di essere i più pericolosi predatori sulla faccia della Terra e che per questo ritenessero prudente mantenere adeguate distanze di sicurezza fra un gruppo e l’altro.  Il successo e la crescita costrinsero i gruppi umani a fare i conti con i limiti fisici del Globo. La rarefazione diminuì e gli umani dovettero inventare qualche soluzione che, minimizzando i rischi di reciproca distruzione, facilitasse la convivenza ravvicinata. Secolo dopo secolo, prese corpo una soluzione pragmatica, un nuovo concetto: le “proprietà condivise” come ad esempio i confini, i commerci, gli standard. Fiorirono moltitudini di strumenti sociali, ad esempio le zone franche, utili a separare (i potenziali contendenti) e anche a facilitare gli scambi in assenza di pericoli eccessivi.

Secondo i paleontologi, gli archeologi, gli antropologi, gli storici i gruppi originari erano relativamente piccoli e avevano un’organizzazione di governo semplice: un capo(branco), le femmine, i maschi, i piccoli. Più avanti si aggiunsero altre specializzazioni: i militari, gli sciamani e gli agricoli. In seguito vennero inventate nuove categorie specializzate come i mercanti, gli scribi, la borghesia. Insomma i gruppi umani, crescendo in dimensione e densità di popolazione, aumentarono le “diversità interne” e nel contempo, grazie agli scambi intergruppo, diminuirono le “diversità esterne”.

Più la popolazione cresceva, più crescevano gli scambi, più gli uni copiavano dagli altri in un’immensa e crescente “copiatura” generale. La globalizzazione è sempre esistita, rallentata solo dalle distanze, dai confini e dalle monoculture che difendevano sé stesse. Gli umani imparano lentamente, anche un po’ furbescamente; infatti inizialmente interpretarono la globalizzazione, che allora non aveva questo nome, non come “copiare dagli altri” ma come “copiare sugli altri”. Mentre i mercanti furono uno, spesso deprecato, strumento di copiatura dagli altri, a lungo il metodo adottato dalle monoculture fu invece “copiare sugli altri: o ti converti o muori. Solo un paio di secoli fa, qualche placca culturale cominciò a pensare che sarebbe stato più efficiente evitare spargimenti di sangue e distruzione di risorse (valore).

Al tempo presente, la diffusione della conoscenza è tecnologicamente quasi istantanea e accelera l’uniformità, trasversalmente alle monoculture. Contemporaneamente, l’incessante lavorio dell’innovazione crea nuove diversità anch’esse trasversali alle monoculture pre-esistenti. Quelli che adottano le novità si riconoscono l’un l’altro e danno vita a nuovi gruppi. Nel processo di cambiamento i gruppi pre-esistenti ne escono menomati, frazionati, diminuiti, distrutti. Il cambiamento si compie nello sminuzzamento fine, di ciascun gruppo pre-esistente, che arriva a differenziare i singoli individui. La percezione di perdita dell’identità è immediata, dolorosa e panicante. Anche perché la nuova (tranquillizzante) identità viene percepita solo dopo un certo tempo, Serve infatti tempo per eliminare i comportamenti inutili o controproducenti e per aggiungerne di nuovi al “catalogo dei comportamenti utili”.

Nel frattempo lo sminuzzamento sembra “liquefazione sociale”, come Baumann ha così chiaramente colto e descritto. La “società liquida” si manifesta con i sintomi che i nostalgici dell’omogeneità stabile ed eterna chiamano disgregazione sociale.

Le associazioni umane per millenni hanno funzionato, con successo, secondo processi di aggregazione sociale tendenzialmente monoculturale. Negli ultimi due secoli in particolare, i meccanismi associativi sono stati messi sottosopra, letteralmente: il gruppo sotto e il singolo sopra. Suggeriamo a tal proposito una rilettura della Carta dei Diritti dell’Uomo).

Qui di seguito tentiamo un esercizio di riorganizzazione dei principi delle nuove associazioni umane:

  1. Sovranità individuale – L’individuo contemporaneo tende ad abbandonare l’idea di appartenere ad un solo gruppo omogeneo, etnico, monoculturale, esclusivo. Al contrario sente di possedere (sovranità) una quota di ciascun gruppo al quale liberamente aderisce.
  2. Identità collettiva – Nessun gruppo, etnico, monoculturale, è più in grado di rappresentare completamente le caratteristiche di ciascun suo singolo “aderente”. Nessun gruppo monocultura è più in grado di replicare le caratteristiche di un singolo individuo nelle caratteristiche comuni a tutti i membri del gruppo (identità collettiva).
  3. Identità individuale – L’individuo contemporaneo si sente sovrano, libero di scegliere a quanti e a quali gruppi aderire, o distaccarsi (identità individuale). Ritiene impossibile che un solo gruppo possa rappresentarlo nelle sue mille sfaccettature, diversità, singolarità e individualità. Probabilmente nemmeno tutti i gruppi ai quali sceglie di aderire sono in grado di rappresentare completamente il singolo individuo.

L’evidenza empirica della largamente avvenuta trasformazione sta per esempio nei confini, territoriali e di qualsiasi altra natura, che tendono a scomparire. Le mono-culturalità collettive si sciolgono in un unico più grande territorio nel quale convivono individui tutti diversi fra loro nei caratteri somatici, nelle opinioni, nelle religioni, nelle opinioni, nelle preferenze.

Con lo sminuzzamento delle mono-culturalità in culture individuali, scompare anche il presupposto secondo il quale possa esistere una multiculturalità che aggrega diverse mono-culture. Nel contempo appare che il sistema organizzativo “democrazia” sia in effetti l’unico sistema che pone nei suoi principi fondanti la coesistenza di molte diverse culture, anche finemente tritate fino al livello individuale. L’alternativa è riattivare le placche mono-culturali i cui metodi di copiatura, abbiamo imparato a nostre spese, sono assai inefficienti e dannosi.

Ammesso e non concesso che siamo giunti ad un punto di maggiore chiarezza, proprio qui viene un dubbio, una responsabilità: stiamo spacciando la fine delle monoculture mentre stiamo realizzando un’unica enorme monocultura che assorbe tutte le altre?

Dobbiamo ammettere che è possibile. Crediamo però valga la pena di mettere a fuoco alcune osservazioni empiriche sulle quali interrogarsi:

  • Nessuna società è stata mai progettata e realizzata con successo. Quelli che ci hanno provato, in particolare nel secolo scorso quello degli psicopatici, hanno fatto disastri a dimensione di strage globale.
  • È sotto i nostri che al momento il Globo è una multiculturalità fatta da molte mono-culturalità. Con uguale chiarezza vediamo che il modello multiculturale non funziona tanto bene.
  • Una parte rilevante dell’umanità ha abbandonato l’idea della mono-culturalità a placche per sposare l’idea che ogni singolo individuo ha la sua specifica cultura. I risultati ottenuti da questa parte di umanità (democrazie) non sono poi così male se paragonati ai sistemi a placche mono-culturali.
  • Nemmeno le democrazie funzionano tanto bene; ma stanno evolvendo grazie alle comparazioni di diverse sperimentazioni, eseguite a “bassa tensione”, con minori sprechi e con maggiore efficienza. Intuiamo che c’è molto da fare; per andare in avanti con un occhio allo specchietto retrovisore della Storia proprio per non dimenticarci degli errori.