Privatizzazione Grandistazioni

A volte sembra di dover tornare sul dizionario e cercare il significato delle parole. Sul dizionario Treccani on line alla voce privatizzazione si legge: “Con privatizzazione formale si intende la trasformazione dello status giuridico di un ente, ossia il suo passaggio da una configurazione giuridica pubblicistica ad una di diritto comune, il cui principale azionista rimane lo Stato; con la privatizzazione sostanziale, l’effettiva dismissione di quote azionarie pubbliche, ovvero la cessione del controllo dalla mano pubblica a quella privata”.

Le Ferrovie dello Stato detengono il 60% di Grandi Stazioni, la società proprietaria di 13 stazioni ferroviarie italiane più quella di Praga, mentre il restante 40% fa capo ad Eurostazioni, controllata da Benetton, Caltagirone, Pirelli e Sncf, le ferrovie francesi. Il progetto è quello di scindere Grandi Stazioni in due, da una parte la parte gli immobili e dall’altra le attività retail, come gli affitti dei negozi. Mentre la prima (circa 80 milioni di euro di fatturato) resterebbe delle Ferrovie dello Stato, la seconda (che fatturerebbe circa 60 milioni di euro) verrebbe ceduta ai privati, apparentemente non agli attuali soci che avrebbero intenzione di uscire per focalizzarsi sui rispettivi business. Lo stesso meccanismo verrebbe replicato per Centostazioni, società proprietaria di 103 stazioni e avente soci privati diversi dai precedenti.

E qui ritorna la definizione di privatizzazione riportata prima: la privatizzazione formale è già avvenuta anni fa in occasione della formazione di queste società, questa operazione non cede la proprietà pubblica in mani private, ma semplicemente trasferisce capitali alle Ferrovie e ai suoi attuali soci, caratterizzandosi prevalentemente come un’operazione finanziaria. In questo modo si protrarrà nel tempo il carattere formale e non sostanziale della privatizzazione. Ugo Arrigo e Giacomo Di Foggia hanno recentemente documentato la quantità di denaro pubblico che sono costate le ferrovie italiane in più rispetto a quelle dei principali paesi europei. Ferrovie dello Stato dovrebbe dismettere gli asset che non sono strategici e lasciarli gestire ad operatori del settore, in maniera da focalizzarsi sul suo business, possibilmente sempre più in concorrenza con altri operatori.

Roberto Ricciuti

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